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Dalla ''zia sexy'' agli indovinelli sulla quantità di cocaina. Il linguaggio dei trafficanti di droga in due anni di indagini della Guardia di Finanza

Una attività di indagine e di intelligence senza sosta ha permesso alla Guardia di Finanza di Trento di portare a termine l'operazione "Alba Bianca" con 30 arresti in Italia e all'estero, con il sequestro di fiumi di cocaina. Nelle intercettazione il linguaggio in codice usato dai trafficanti 

Di Giuseppe Fin - 11 settembre 2018 - 20:05

TRENTO. I trafficanti di droga comunicano tra di loro attraverso un linguaggio in codice. Parole e numeri usati per parlarsi e mettersi d'accordo sul tipo di stupefacente, la quantità, il prezzo e i luoghi dove si trova. Lo sanno bene le forze dell'ordine che lo hanno potuto verificare anche durante l'ultima importante operazione coordinata dalla Guardia di Finanza di Trento che ha visto eseguire 30 arresti in Italia e all'estero, con il sequestro di fiumi di cocaina, la più costosa sul mercato, che avrebbe fatto guadagnare oltre venti milioni di euro.

 

Un'operazione che ha visto in campo non solo il coordinamento tra forze dell'ordine appartenenti a Paesi diversi ma anche una intelligence all'avanguardia. “Il traffico transnazionale di stupefacenti sta aumentando e noi dobbiamo essere più bravi di chi lo porta avanti. Per questo stiamo mettendo in campo collaborazioni importanti che abbiamo intenzione di continuare” ha affermato lunedì il procuratore capo Sandro Raimondi.

 

E' nelle intercettazioni dagli investigatori della Guardia di Finanza che si scopre come il dialogo tra i narcotrafficanti sia fatto da un gergo in codice, spesso addirittura divertente come quello con il quale ci si riferisce alla sostanza stupefacente. In una intercettazione tra due trafficanti del settembre dello scorso anno, la droga era “la zia”. “Stasera arriva la zia, è molto bella, 65 anni, e con le carte bisogna essere a posto perché senza carte la zia ha detto che non fa nulla”.

 

Per capire poi i quantitativi di droga i messaggi erano ancora più elaborati fino a diventare dei veri e propri indovinelli con tanto di operazioni matematiche. In una intercettazione della fine dello scorso anno due narcotrafficanti si mettevano d'accordo sulla quantità di stupefacente da ordinare. Lo facevano in questo modo: “Un mese quanti giorni ha? Moltiplica per 3 e aggiungi 1/3... la quantità per quando vengono”.

 

Le conversazioni venivano effettuate con utenze telefoniche che spesso cambiavano molto rapidamente. Lo stesso per quanto riguarda i termini usati per indicare la sostanza stupefacente che se in un primo momento poteva essere la “zia” poi, a seconda anche della tipologia, si parlava di “prugne” oppure di “gomme”.

 

Sempre dalle intercettazioni si è riusciti a risalire ad una vera e propria classificazione della cocaina venduta. Quella indicata con il numero 1 era di prima scelta e a seguire c'erano la 2 e la 3. Per quanto riguarda il costo la cocaina è venduta dai 60 agli 80 euro a dose e il valore dipende ovviamente dalla purezza. Alla produzione un etto di cocaina ha un valore di circa 2 mila per poi arrivare all'etto, tagliato e venduto, fino a 40 mila euro.  La marijuana, invece,  5 euro al grammo mentre l'hashish  dai 10 ai 15 euro.

 

Nell'organizzazione criminale vi era poi la sussistenza di un vincolo gerarchico interno e la suddivisione dei compiti tra gli associati ma anche una suddivisione tra i vincoli etnici e di parentela tra i sodali. Il tutto era organizzato e controllato nei minimi dettagli, dall'importanza sulla stabilità della rete di spacciatori al minuto all’attento monitoraggio, durante i trasporti, per evitare controlli.

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