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Incidente sugli sci, travolta da uno svedese in pista, l'odissea di una donna per ottenere il risarcimento

La danneggiata ha chiesto di essere risarcita (traumi del genere secondo le tabelle di Milano vengono liquidati con cifre importanti), anche a fronte della dinamica dell’incidente, causato dall’altro sciatore, come ha ammesso e come riportato da un altro testimone, che avrebbe confermato il “tamponamento”

Pubblicato il - 27 aprile 2018 - 12:57

TRENTO. Dopo oltre un anno, non arriva la conclusione la disavventura di una veronese, travolta sulle piste da un uomo svedese. La donna ha riportato la rottura dei legamenti, ma nonostante le lettere dei legali, il risarcimento è ancora distante.

 

Ogni anno in Italia sulle piste da sci si infortunano mediamente trentamila sciatori, metà dei quali deve ricorrere alle cure del pronto soccorso. Il Trentino non sfugge a questo trend, nell'inverno appena concluso tra piste piene e skipass staccati in abbondanza, non sono mancati gli incidenti sciistici.

 

Oltre a diversi decessi sono 6.400, 6.402 per la precisione, gli sciatori che hanno sperimentato le cure del pronto soccorso tra ArcoBorgoCavaleseClesRoveretoTione e Trento nel periodo tra il 25 novembre e il 15 aprile (Qui articolo).

 

Tra gli sciatori il 25% degli infortuni riguarda l’articolazione del ginocchio, seguito da quelle alle spalle (20%), quindi arti inferioripiedi e testa (15 %), ma tutto si complica in caso di scontro tra due persone invece di qualche caduta autonoma. 

 

"Se la 'controparte' è straniera - spiega Studio 3A, società di patrocinatori stragiudiziali specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela del diritti dei cittadini - la questione si complica ulteriormente. E' il caso di una quarantaseienne di Legnano, la quale si è rotta il legamento crociato dopo essere stata travolta da uno sciatore svedese. Da oltre un anno sta cercando invano di ottenere il risarcimento del quale ha diritto".

 

L’incidente è avvenuto il 19 gennaio del 2017, verso mezzogiorno e con ottima visibilità, lungo la pista “Punta d’oro” sull’Alpe di SiusiCastelrotto in Provincia di Bolzano. "La donna - dice Studio 3A - stava tranquillamente sciando con il marito quando è stata centrata in pieno da un turista di Stoccolma di 45 anni, il quale sopraggiungeva da dietro a velocità elevata".

 

"Pensavo che avrebbe preso un’altra direzione girando a destra", aveva dichiarato l’investitore ai carabinieri della locale stazione, allertati anche in ragione della gravità del sinistro.

 

La malcapitata, infatti, in seguito al violento urto è rovinata malamente per terra sulla neve e ha subito avvertito una fitta al ginocchio sinistro. Gli accertamenti medici hanno confermato l’entità della ferita: lesione al crociato e al collaterale mediale.

 

"Un trauma non da poco - aggiunge Studio 3A - che comporta un’invalidità permanete sui 15 punti, e che ha costretto la quarantaseienne a sottoporsi a numerose e costose visite e terapie, per non parlare del periodo di riposo forzato. A questo si aggiunge la convalescenza, ma anche l'assenza dal lavoro. Ancora oggi la signora non ha completamente recuperato la funzionalità del ginocchio".

 

La danneggiata ha chiesto di essere risarcita (traumi del genere secondo le tabelle di Milano vengono liquidati con cifre importanti), anche a fronte della dinamica dell’incidente, causato dall’altro sciatore, come ha ammesso e come riportato da un altro testimone, che avrebbe confermato il “tamponamento”.

 

"Ma la donna - evidenzia Studio 3A - si è dovuta scontrare con il problema della nazionalità del suo investitore, il quale, pur avendo lasciato i propri riferimenti, è tornato in Svezia e non si è più fatto trovare", per assere assistita, la veronese, attraverso la consulente personale Elisa Sette, ha dunque deciso di affidarsi a Studio 3A.

 

Gli esperti hanno subito inviato una raccomandata alla controparte, tradotta in inglese e in svedese, chiedendo il risarcimento dei danni patiti dalla propria assistita e prospettando, nel caso contrario, un’azione legale per violazione della legge sulla sicurezza delle piste da sci. Ma lo sciatore non ha mai riscontrato la corrispondenza e risulta irreperibile anche al numero di cellulare che aveva fornito all’epoca.

 

Risultato? "Si dovrà procedere con una citazione in causa al tribunale di Bolzano - prosegue Studio 3A - e diamo per scontata la condanna della controparte alla luce della inequivocabile dinamica dei fatti. Dopo bisogna intraprendere un’ulteriore azione esecutiva in terra svedese con gli ufficiali giudiziali per ottenere il pignoramento delle somme che stabilirà il giudice italiano".

 

Una sfida che richiede tempo per chiudere positivamente una vicenda che ripropone il problema dell’enorme difficoltà di gestione dei sinistri che avvengono all’estero o che, pur successi in Italia, vedono coinvolte persone di altra nazionalità che poi tornano nei propri Paesi di origine. "Una problematica - conclude Studio 3A - che andrebbe affrontata a livello istituzionale, non solo italiano ma anche e soprattutto europeo".

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