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Nuovi spazi per ambulatori, l'Aft di Trento Sud migliora con 12 medici per 12 ore al giorno

In tutto sono stati ristrutturati 280 metri quadrati per un costo di 55 mila euro attrezzatura e arredamento compresi. I nuovi ambulatori dell'Aggregazione funzionale territoriale destinati ai malati cronici per un bacino di utenza di circa 18 mila persone

Di Arianna Stech - 21 agosto 2018 - 17:33

TRENTO. Sono otto i nuovi ambulatori allestiti al terzo piano della palazzina B del Centro per i servizi sanitari di viale Verona dove lavoreranno i 12 medici che compongono l'equipe dell’Aft Trento sud. L’attività verrà avviata fra un paio di mesi e sul posto saranno presenti medici 12 ore al giorno 5 giorni alla settimana.

 

In tutto sono stati ristrutturati 280 metri quadrati per un costo di 55 mila euro attrezzatura e arredamento compresi. I nuovi ambulatori sono destinati in particolare ai malati cronici e il lavoro dei medici generici che vi opereranno andrà a coprire un bacino di utenza di circa 18 mila persone.

 

"Le Aggregazioni territoriali dei medici di medicina generale – ha sottolineato l’assessore alla salute Luca Zeni – aggiornano le modalità di risposta ai bisogni di salute della popolazione, offrono maggiori opportunità ai pazienti e salvaguardano gli standard d'erogazione dei servizi anche nelle realtà territoriali. Il mondo sta cambiando e con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità i vecchi modelli organizzativi non rispondono più ai rinnovati bisogni di salute dei cittadini".

 

"Occorre andare in una nuova direzione: concentrare da un lato alcune specialità più complesse e dall’altro garantire sempre più servizi territoriali ai cittadini - spiega Zeni - attraverso nuove modalità organizzative e nuove professionalità, dalle strutture delle cure intermedie post operazione acuta, agli infermieri di comunità, alle aggregazioni di medicina generale".

 

L’Aggregazione funzionale territoriale rappresenta una forma organizzativa monoprofessionale della Medicina Generale e i medici di medicina generale sono obbligati a parteciparvi. Questo modello organizzativo permette una maggiore comunicazione fra i medici che operano nello stesso ambito regionale, garantendo così una continuità nelle cure e favorendo l’integrazione con gli altri servizi sanitari presenti sul territorio.

 

La condivisione di una medesima sede da parte dei medici e la loro collaborazione va a giovare al cittadino poiché il medico, attraverso il continuo contatto con l’infermiere di comunità, riesce a raggiungere anche quella fetta della popolazione che non consulta il medico se non quando il problema si fa totalmente evidente e questa procedura fa parte della cosiddetta medicina d’iniziativa che favorisce particolarmente i malati cronici. Inoltre la condivisione degli spazi alleggerisce il carico burocratico.

 

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