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Ottantanove lavoratrici in nero, facevano le promoter nei centri commerciali

La guardia di finanza di Riva del Garda ha scoperto che un'azienda aveva impiegato 145 lavoratrici ma solo un terzo di queste era in regola. Per le indagini sono state evasi oltre 160 mila euro di imposte dirette, Iva e contributi

Pubblicato il - 25 luglio 2018 - 17:26

RIVA DEL GARDA. Ottantanove lavoratrici in nero con omessa dichiarazione di imposte dirette, Iva e contributi di oltre 160 mila euro. Questi i numeri dell'operazione portata a termine dalla guardia di finanza di Riva del Garda a seguito di una serie di controlli e visite fiscali a una società operante nel settore delle campagne di marketing e dei servizi pubblicitari.

 

Praticamente oltre due terzi della forza lavoro impiegata dall'azienda non era in regola pur prestando la loro attività lavorativa, nei fine settimana, per periodi tra i due e i cinque giorni, per orari medi di 8 ore giornaliere conseguendo una retribuzione di 50 euro al giorno. Stiamo parlando di promotrici di prodotti di bellezza, cosmetici, profumi che hanno operato in centri commerciali e supermercati di tutto il territorio nazionale, con prevalenza del Nord Italia specialmente Lombardia e Piemonte.

 

Dai controlli svolti a seguito delle verifiche fiscali effettuate sulle fatture relative alla pubblicità di cosmetici e profumi, è emerso che la società si era avvalsa nel tempo di 145 lavoratrici, tutte donne di età compresa tra i 18 e i 50 anni, per effettuare attività di promozione di prodotti di bellezza; i finanzieri hanno approfondito gli aspetti legati alla corretta instaurazione del rapporto di lavoro e all’osservanza delle prescrizioni in materia contributiva ed assistenziale ed è emerso, da controlli incrociati dei finanzieri rivani, i competenti organismi ispettivi, previdenziali e del lavoro provinciali, che solo 56 erano in regola.

 

Le 89 promotrici ''in nero'' hanno confermato di aver prestato attività lavorativa. Il “meccanismo del nero” seguiva questo schema: il rappresentante legale e i collaboratori della società contattavano le aspiranti promotrici telefonicamente o via posta elettronica, proponendo loro l’impiego presso supermercati o punti vendita per la promozione di cosmetici; ottenuta la disponibilità, facevano sottoscrivere un “contratto di lavoro a chiamata” e una “lettera d’incarico per prestazioni lavorative occasionali”, attraverso i quali istruivano il personale sulle mansioni da svolgere e sugli orari di lavoro. 

 

Ad ogni promotrice veniva poi fornita una lettera di presentazione da esibire ai responsabili dei punti-vendita, che mettevano a disposizione il materiale pubblicitario. Sin qui, il rapporto di lavoro era costituito regolarmente; tuttavia, a questo punto, veniva omessa la comunicazione di instaurazione del rapporto lavorativo, omettendo anche di assicurare le lavoratrici contro gli infortuni e di versare i contributi loro dovuti. Sulla base delle dichiarazioni raccolte dalle dipendenti e dall’analisi dei contratti e delle lettere di incarico, i finanzieri, con il fondamentale supporto dei competenti organismi ispettivi, previdenziali e del lavoro provinciali, hanno potuto qualificare l’opera prestata dalle lavoratrici nella voce “Aiuto commessa – 5° livello – con contratto a chiamata”, prevista dal contratto nazionale del cosiddetto “terzo settore”, calcolando l’omissione contributiva totale in circa 12.000 euro.

 

Le 89 lavoratrici sono state poi segnalate ai competenti organismi ispettivi, previdenziali e del lavoro provinciali per la riqualificazione a loro favore della posizione retributiva e contributiva, per un totale di 446 giornate, pari a 3.489 ore di lavoro effettivamente prestate. 

 

Alla società è stata contestata la maxi-sanzione amministrativa prevista, per un importo edittale massimo di circa 1,5 milioni di euro, cui potrà accompagnarsi un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale atteso che è stato riscontrato l’impiego di personale in nero per oltre il 20% dei lavoratori in forza alla società.

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