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Storia della Galleria che ha salvato Verona, il Duce? C'entra pochissimo. Tutto cominciò con un frate minore veneziano

In questi giorni rimbalza sui social un articolo de ilGiornale.it che parla della ''ingegnosa opera idraulica ideata e realizzata nel lontano 1937'' attribuendo il merito a Mussolini. In realtà l'idea la ebbe Vincenzo Maria Coronelli nel 1712. L'Adige creava grandi problemi alla Serenissima e si dibatté a lungo sul cosa fare.Il marchese Scipione Maffei da veronese era contrario per paura che il Mincio si ingrossasse. Ecco la storia antica della galleria 

Di Luca Pianesi - 04 novembre 2018 - 05:01

TRENTO. "Verona salvata dal nubifragio grazie all'opera voluta dal Duce", questo il titolo di un articolo di qualche giorno fa de ilGiornale.it riferito alla Galleria Adige-Garda che il 29 ottobre, in tarda serata, è stata aperta e in poche ore ha scaricato 17 milioni di metri cubi di acqua dell'Adige nel Lago di Garda, di fatto salvando Verona e la Valpolicella.

 

Il problema? Ovviamente sta nel titolo e nella serie di notizie false contenute nel pezzo che stanno girando in rete facendo disinformazione e scatenando un certo revisionismo storico. Nell'articolo, infatti, si specifica che Verona è salva grazie a '''l'ingegnosa opera idraulica ideata e realizzata nel lontano 1937. Quando Mussolini avrebbe voluto anche utilizzarla per generare l'energia idroelettrica''. E poi ancora scrivono: '' L'inizio dell'opera, come riporta il Corriere, iniziò nel 1937 e venne terminato nel 1959''.

 

L'opera, in realtà, ha radici molto più lontane, addirittura risalenti al XVIII° secolo e, quando si cominciò a scavare la galleria (era il 1939 e non il '37), si mise in pratica il progetto di Vincenzo Maria Coronelli, un frate minore veneziano, morto nel 1718. Il perché si cominciò seriamente a pensare a realizzare la galleria negli anni '20 è presto detto. Il Trentino Alto Adige era diventato Italia e quindi il problema Adige, ora, poteva essere affrontato collettivamente. L'opera, tra l'altro, verrà terminata nel 1959 e i lavori, durante la guerra saranno interrotti perché a partire dal '44 nel tunnel verranno costruite dalle industrie aeronautiche Caproni attrezzature e armi per il Terzo Reich (alcune delle ''armi segrete di Hitler come gli aeroplani da caccia Messerschmitt 163 e 262, o la bomba volante V1 e il razzo V2).

 

La gran parte dell'opera verrà completata durante la Repubblica Italiana, dunque, e l'idea risale addirittura al 1712. Lo racconta in un suo studio Francesco Luzzini che oggi lavora per il Max Planck Institute for the History of Science di Berlino e il MuSe-Museo delle Scienze di Trento (lo studio era stato fatto per l'Università degli Studi di Milano - Dipartimento di Bioscienze) che nel suo testo rimanda uno spaccato davvero interessante di quell'epoca; uno spaccato che spiega tanto di quel che è successo in questi giorni tra Trentino e Veneto. L'Adige, infatti, da sempre, è stato un fiume problematico pur trovandosi in una zona fondamentale, ''cerniera geografica, politica e culturale tra la Serenissima Repubblica di Venezia e il Sacro Romano Impero'', scrive Luzzini. 

 

''L’Istorica e geografica descrizione delle antiche paludi Adriane (Silvestri 1736) - prosegue lo studioso - del conte rodigino Carlo Silvestri (1690-1754) dà una diagnosi lucida dei fattori che resero l’Adige tanto problematico in quell’epoca. Se questo fosse stato «uno di que’ fiumi, che in gran parte bene incassati scorrono fra terra, e che non hanno bisogno di certa elevazione di terreno per costruire i loro argini sopra il piano delle campagne vicine, poca fatica, e spesa vi vorrebbe per fabbricarli». Ma essendo in più punti «più alto della superfizie delle campagne, o valli, che gli sono vicine, così fa di mestieri formare allo stesso arginature di grande altezza, e grossezza, affinché [...] sieno capaci di resistere all’urto [...] delle acque ne’ tempi delle sue somme gonfiezze»''.

 

Per dare un’idea di quanto fosse sentito il problema, spiega ancora Luzzini, si pensi che nel XVIII secolo la sola Verona spendeva «nientemeno di 12.000 in 14.000 ducati» all’anno per «assicurare a forza di argini il paese inferiore» (Pivati 1751). ''Ma i disastri colpirono comunque, e colpirono duramente. Come nel 1776, quando un’esondazione improvvisa sommerse più di novantamila campi e travolse «un’infinità di palazzi, case, e botteghe di commestibili, il che cagionò una terribile carestia» e svariati morti''.

 

Ma i problemi si avevano anche più su, visto che nella conca di Bolzano erano frequentissime le esondazioni che ''avevano trasformato intere aree coltivate in acquitrini - aggiunge Luzzini - resi tristemente celebri dal cronico imperversare della malaria. La terribile alluvione che nel 1757 investì il Tirolo, ad esempio, distrusse ponti, allagò campi e sorprese molte persone nel sonno, provocando un’orrenda strage. Venezia, va detto a suo merito, non sottovalutò la minaccia. Innumerevoli furono le opere di contenimento e regimentazione del basso corso atesino''.

 

Ma l'idea più straordinaria fu quella che ebbe, nel 1712, un frate minore veneziano Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718) ''brillante cosmografo e cartografo della Repubblica e consulente del Magistrato alle Acque, propose per la prima volta un rimedio radicale: lo scavo d’un imponente canale diversivo che scaricasse le piene direttamente nel Lago di Garda''. L'idea, per l'epoca, appariva davvero folle ma erano talmente grandi i disastri causati dal fiume che la Serenissima valutò l'ipotesi e colui che eseguì il vaglio (Riccati) ''diede un’opinione sostanzialmente favorevole. Ma l’integrò - prosegue Luzzini - con alcune osservazioni e raccomandazioni rivelatrici dei peculiari problemi che affliggevano il corso dell’Adige. Primo fra tutti, il drastico calo di pendenza nel passaggio dal tratto montano a quello vallivo, che "causava la scarsa profondità del letto del piano delle campagne adiacenti") e la dannosa deposizione di sedimenti lungo il corso".

 

C'era poi il rischio che con scarsa pendenza e poca spinta delle acque si creassero pericolosi ristagni se la galleria scaricava costantemente l'acqua nel Garda e quindi per Riccati, era essenziale che il diversivo non sottraesse troppa acqua al corso principale. Non tutti accettarono l'idea. "Il marchese Scipione Maffei (1675-1755) - spiega ancora lo studioso - nel suo Ragionamento sopra la regolazione dell’Adige (Maffei 1719), si scagliò contro la proposta di Coronelli, giudicandola particolarmente dannosa per la sua Verona. L’acqua riversata nel Garda, notava Maffei, avrebbe inesorabilmente ingrossato il suo emissario, il Mincio. Questo avrebbe invaso le campagne di Mantova, che a loro volta sarebbero state costrette a far defluire le acque in eccesso sul Veronese; innescando un terrificante circolo vizioso di danni, diatribe e incidenti diplomatici''.

 

Per lui il rimedio era dare «corso, e vigore al fiume fino alla foce», con inalveazioni e argini. Alla fine gli oppositori prevalsero, e la bizzarra idea di Coronelli venne accantonata. "Ma furono proprio le tanto invocate opere di raddrizzamento e contenimento che, due secoli dopo, imposero la costruzione del canale. Nell’Ottocento - aggiunge Luzzini - quando l’Impero austro-ungarico intervenne sul corso dell’Adige ed eliminò alcune grandi anse nella Vallagarina, la velocità dell’acqua aumentò a tal punto da rappresentare un pericolo concretissimo per il basso corso fluviale, e in particolare per i territori di Verona e Rovigo. Se ne accorse ben presto il neonato Regno d’Italia, che negli anni ’20 del Novecento rispolverò il progetto di Coronelli e lo mise in pratica, inaugurando i lavori nel 1939''. 

 

Il Duce, insomma, c'entra poco e sicuramente non ha nessun merito nell'intuire come quest'opera fosse necessaria al benessere del Triveneto. La galleria è stata usata solo 12 volte. ''Un utilizzo - conclude Luzzini - decisamente parsimonioso, che non ha però impedito l’episodico intorbidimento del Lago di Garda da parte delle acque dell’Adige, molto più fredde e inquinate; e che non ha evitato, oggi come nel Settecento, l’insorgere di roventi (e spesso legittime) critiche. Ma per quanto controversa sia quest’opera, ci piace pensare che frate Coronelli ne sarebbe molto soddisfatto. Non è da tutti ottenere una rivincita dopo più di due secoli''.

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