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Storia di M7 e dell'uccisione di BJ1 e dei suoi due cuccioli, primo caso di infanticidio geneticamente documentato negli orsi bruni

Il fatto è accaduto in Costa Lugiangia a Tuenno dove un cittadino del posto aveva trovato dei resti di un cucciolo di orso. Uno studio dell'Ispra ha svelto ogni dettaglio di una pratica normale tra molti animali compresi i plantigradi

Resti dei cuccioli di BJ1 (M. Baggia e R. Calvetti - Archivio Servizio Foreste e fauna PAT)
Di G.Fin - 28 febbraio 2018 - 21:05

TRENTO. E' il primo caso in Italia di infanticidio di orsi bruni per il quale uno studio e la tecnologia forense hanno permesso di individuare, quasi con certezza, il responsabile.

 

La notizia è stata diffusa in questi giorni e riguarda uno studio condotto da Francesca Davoli dell'Ispra di Bologna e da altri studiosi, che è stato pubblicato su 'Nature Conservation' il 23 febbraio.

 

Uno studio che ha permesso di risalire al responsabile della morte di una femmina e dei suoi due cuccioli, avvenuta in Trentino il 10 maggio nel 2015.

 

Il fatto è accaduto in Costa Lugiangia a Tuenno dove un cittadino del posto aveva trovato dei resti di un cucciolo di orso. Fatta la segnalazione si sono recati i responsabili della Provincia di Trento del settore Grandi Carnivori che nel verificare l'area hanno individuato i resti anche di un altro cucciolo e di un'orsa, la madre.

“Immediatamente – ci spiega la dottoressa Francesca Davoli, autrice dello studio pubblicato nella rivista che riporta le firme anche di Mario Cozzo, Fabio Angeli, Claudio Groff e Ettero Radi – sono stati effettuati dei prelievi di peli e tessuti delle vittime. E' stato effettuato poi un tampone sulle ferite della madre dei cuccioli per riuscire a individuare la saliva dell'orso maschio che li aveva uccisi e che si è quindi reso colpevole dell'infanticidio”.

 

Un comportamento, spiegano gli studiosi, che è normale in natura. “Quando un maschio giovane entra in età riproduttiva e non si è mai riprodotto, per accoppiarsi con una femmina adulta che ha dei cuccioli, prima di tutto ammazza questi ultimi”.

 

Secondo le ricostruzione fatte sulle morti del 2015 l'orsa avrebbe cercato di difendere i propri figli finendo però per ferirsi nella lotta e morire assieme a loro.

 

“Grazie ai campioni che ci sono stati inviati – continua Francesca Davoli – siamo riusciti ad identificare la femmina che è BJ1 e i suoi figli che non erano però stati ancora identificati. Grazie poi ad altri analisi siamo riusciti a trovare la parentela e a identificare il padre in MJ4 ancora oggi vivo”. I due orsetti sono F22 e M33.

 

La successiva fase delle indagini ha permesso di individuare, grazie alla saliva ritrovata sulle ferite dell'orsa morta, il dna dell'orso aggressore. “Abbiamo fatto un confronto – spiega la studiosa – con i dati presenti su un database nazionale e l'individuo più probabile è M7”. Si tratta, in questo caso, di un orso che si era allontanato dal Trentino per arrivare in Lombardia ma per poi ritornare sul territorio dove era venuto a mancare l'orso dominante della zona, Gasper.

 

Attualmente sul territorio della provincia di Trento, sono tre i casi accertati di infanticidio di orsi. Quello oggetto dello studio è l'unico caso in Italia in cui è stato identificato il killer. L'ultimo caso di infanticidio di orsi risalte al 2017.

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