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Dal bosco spuntano tibie, femori e falangi: “grazie” a Vaia riemergono i resti dei soldati della Grande guerra

Due distinti ritrovamenti sulle montagne bellunesi: nel primo caso un appassionato della Prima guerra mondiale ha scoperto una fossa comune con i resti di sette soldati austroungarici. Nel secondo un turista si è imbattuto in un teschio umano. Sul posto sono intervenuti i carabinieri forestali

Di Tiziano Grottolo - 31 agosto 2019 - 16:07

SEREN DEL GRAPPA (BELLUNO). “Arsiero, Asiago, e quanti altri ancora, piccoli paesi di confine, nei giorni dell'anteguerra, Monte Grappa, Monte Corno, e molti altri ancora, non è che contavate molto nei giorni della dolce pace” è con queste parole che lo scrittore Ernest Hemingway volle ricordare i luoghi dei feroci scontri andati in scena durante la Prima guerra mondiale.

 

Combattimenti che lo videro coinvolto in prima linea come volontario della Croce Rossa statunitense al fianco delle truppe italiane contrapposte all’esercito austro-tedesco. Hemingway fu fortunato, se la cavò “solo” con delle ferite (che gli valsero anche una medaglia d’argento) e dalle sue esperienze nacque il celebre romanzo “Addio alle armi”.

 

La stessa fortuna non toccò ai soldati austroungarici i cui resti sono tornati alla luce, a cent’anni di distanza, proprio in questi giorni.

 

Autore della scoperta il feltrino Enrico Rech che con il suo metal detector setaccia le montagne bellunesi in cerca di testimonianze della Prima guerra mondiale: “Dai bottoni e dalla giubba posso affermare con certezza che si tratta al cento per cento di soldati austro-ungarici”, scrive in un post su Facebook.

 

Rech nei dintorni di Seren del Grappa che si trova nei pressi dell’omonimo e più famoso monte, si è imbattuto in quella che sembra a tutti gli effetti una fossa comune. Al suo interno sono state rinvenute decine di ossa che dovrebbero appartenere a sette uomini, molto probabilmente sepolti in tutta fratta durante i combattimenti.

 

Come già detto, queste zone furono teatro di scontri decisivi: dopo la sconfitta italiana di Caporetto la cima del monte Grappa divenne l’ultimo baluardo delle difese italiane e fu oggetto di continui, quanto vani, attacchi da parte delle truppe austro-tedesche.  

LE FOTO. Dopo la tempesta Vaia sulle montagne bellunesi riemergono i resti di 8 soldati della Grande Guerra
Il teschio ritrovato nei pressi di Livinallongo del Col di Lana
Sempre il teschio ritrovato nei pressi di Livinallongo del Col di Lana
La piastrina ritrovata assieme al teschio
I resti della fossa comune scoperta Seren del Grappa
Sempre i resti della fossa comune scoperta Seren del Grappa

 

Questo ritrovamento è avvenuto grazie alle borchie di ferro sotto la suola degli scarponi militari, indispensabili per la guerra in alta montagna, tracciate da metal detector. Assieme a quel che restava degli scarponi però sono spuntate anche tibie, femori e falangi dei piedi. Quando ha capito di trovarsi di fronte a dei resti umani Rech ha allertato subito i carabinieri forestali che tra giovedì e venerdì hanno completato gli scavi recuperando tutte le spoglie.

 

Ora ci saranno gli accertamenti del caso dopodiché si darà sepoltura ai corpi anche se sarà difficile scoprire i loro nomi.

 

Nel secondo caso invece, avvenuto nello stesso giorno dei ritrovamenti del Grappa, un turista era uscito per una passeggiata nella zona del comune di Livinallongo del Col di Lana, sempre in provincia di Belluno, finendo per imbattersi in un teschio umano. L’uomo si è subito messo in contatto con i carabinieri della zona che hanno recuperato i reperti.

 

Per quanto riguarda questo soldato, sempre lì vicino è stata trovata una piastrina sfortunatamente illeggibile, si cercherà di capire se si tratta di un italiano o di un austroungarico. La posizione del ritrovamento, proprio sulla prima linea del fronte, rende difficile fare delle ipotesi in tal senso.

 

Quasi sicuramente la tempesta Vaia ha contribuito in maniera fondamentale, seppur del tutto casuale, a queste scoperte. Infatti le forti piogge e le modifiche morfologiche causate dalle tempesta hanno smosso e “ripulito” ampie porzioni di terreno facendo venire alla luce, o portando più in superficie i resti umani. A cent’anni di distanza dunque, questi poveri soldati troveranno finalmente pace.

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