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Dall'Università di Trento una super slitta che si trasforma anche in carro: servirà a due esploratori per attraversare l'Alaska

Tra pochi giorni Maurizio Belli e Fulvio Giovannini partiranno alla volta di Yukon, cittadina a nord del Circolo polare artico. La slitta è stata realizzata da un gruppo di studenti del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Trento: 

Matteo Simeoni, Sebastiano Furlani, Domenico Dalpiaz, Andrea Ometto, Matteo Bettinelli, Silvio Plazzer, Andrà Zambotti, Luca Bortoluzzi, e Redae Fisseha Asfaw.  Media partner dell'avventura anche Il Dolomiti 

Foto Alessio Coser
Di Luca Andreazza - 07 febbraio 2019 - 13:53

TRENTO. Leggera e facile da usare ma anche capace di resistere al freddo, agli urti e alle abrasioni per percorrere 1.300 chilometri tra i ghiacci dell’Alaska in una traversata da Nord a Sud e poi da Est a Ovest.

 

E' una slitta davvero unica quella costruita da un gruppo di studenti del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Trento su incarico di Maurizio Belli e Fulvio Giovannini, gli esploratori che tra pochi giorni partiranno alla volta di Yukon, cittadina a nord del Circolo polare artico per iniziare l’impresa di cui anche Il Dolomiti è media partner: attraversare l'Alaska, ripercorrere il cammino dei cercatori d’oro e raggiungere Anchorage in 40 giorni, sfidando le difficoltà del percorso e le temperature rigide - vicine ai meno 30 gradi - con il solo aiuto della propria forza fisica e determinazione.

 

Nel lungo percorso con gli sci lungo un fiume ghiacciato e poi su strada asfaltata e innevata dovranno trasportare cibo, attrezzature, tende proteggendo il loro carico dal freddo, dagli urti e dalle abrasioni.

 

Ad aiutarli ci sarà proprio “3ska”, la slitta progettata per essere un mezzo anfibio terra-neve capace di trasformarsi velocemente in funzione dello stato del terreno e delle necessità degli esploratori.

 

Il mezzo, molto intuitivo da montare e adattare, non è stato mai visto prima e la sua costruzione ha visto un anno di lavoro per nove studenti guidati dai professori Stefano Rossi e Luca Fambri.

 

Il progetto è partito ad aprile 2018 con la prima riunione tecnica. “Gli esploratori ci hanno comunicato i requisiti indispensabili della slitta”, spiega Matteo Simeoni, uno degli studenti del team. “Fondamentale era rispettare le dimensioni massime del mezzo, garantire la capacità di carico richiesta e il peso. Ma la slitta doveva essere anche leggera, per ridurre al minimo lo sforzo necessario al traino, impermeabile per evitare infiltrazioni di acqua e neve nel carico e capace di resistere alle basse temperature, soprattutto nelle giunzioni”.

Gli studenti hanno scelto di realizzare uno scafo dalla forma tradizionale su cui montare all’occorrenza due perni a sbalzo, rimovibili. Sui perni possono essere fissate due ruote, una per lato per consentire allo scafo di scivolare bene sulla neve. Per far scorrere la slitta sulla strada è sufficiente inserire i perni e le ruote e trasformarla così in un carro.

“Questo – spiegano i costruttori - è un sistema molto usato sui mezzi impiegati per le spedizioni artiche. Ma noi abbiamo voluto perfezionarlo. La slitta infatti rimane instabile sulle due ruote e il bilanciamento avviene solo grazie al traino che però pesa in parte sul conducente. Per alleggerire lo sforzo abbiamo deciso di aggiungere una terza ruota dietro, rimovibile all’occorrenza”.

 

Per lo scafo sono state scelte fibre di carbonio e aramidiche, capaci di coniugare leggerezza e resistenza. Per evitare che il materiale composito si danneggi strisciando su superfici dure, lo scafo è stato dotato di due pattini rivestiti da strisce sottili in lega di alluminio, anche queste molto leggere. “Dato che era impossibile fissare – viene spiegato - fissare le ruote direttamente al materiale composito, abbiamo inglobato nello scafo un tubo, sempre in lega di alluminio, per rendere più solida la struttura e permette di fissare i perni con una filettatura. Abbiamo usato l’acciaio solo in alcune parti esposte a particolari sollecitazioni, per garantire più sicurezza”.

 

Ultimato lo studio sui materiali e sul funzionamento della slitta il team si è dedicato al disegno dei vari componenti tramite modellazione 3D. Quindi la fase di documentazione, l’analisi dei costi e lo studio di fattibilità sui vari componenti da realizzare. Alcuni fatti su misura, altri invece adattati partendo da componenti nati per altri impieghi, come le ruote da mountain bike.

I ricercatori hanno avuto anche la possibilità di avere un contatto diretto con le aziende produttrici di componenti: Ultamateria, startup del gruppo Ossicolor s.r.l che ha fornito gran parte della componentistica in alluminio anodizzato e il traino; NCS Company di Carpi che ha realizzato lo scafo in composito, ha montato i componenti, applicato i trattamenti superficiali di finitura e ha eseguito uno studio ergonomico sul movimento degli esploratori in fase di traino.

 

Gli studenti che hanno seguito il progetto sono Matteo Simeoni, Sebastiano Furlani, Domenico Dalpiaz, Andrea Ometto, Matteo Bettinelli, Silvio Plazzer, Andrà Zambotti, Luca Bortoluzzi, e Redae Fisseha Asfaw.

 

A seguire l'importante avventura di Maurizio Belli e Fulvio Giovannini sarà anche Il Dolomiti che è media partner. La partenza è fissata tra pochi giorni e potrà essere seguita online sul blog (Qui info).

 

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