Contenuto sponsorizzato

''E' sceso dal treno ed era distrutto, umiliato e tutto per colpa di un pregiudizio. La politica in cosa ci sta trasformando?''

John Mpaliza conosciuto anche come "Peace Walking Man" ieri ha preso il treno a Trento ed ha assistito a una violenta lite verbale tra il controllore e un giovane migrante. Il primo continuava ad accusare il secondo, davanti a tutta la carrozza, di non avere il biglietto e l'altro con un italiano molto stentato provava a spiegarsi. Alla fine è intervenuto Mpaliza. Ecco quel che è successo

Di Luca Pianesi - 07 febbraio 2019 - 13:41

TRENTO. Da un lato un episodio di pregiudizio fondato sul colore della pelle con tanto di insulti razzisti pronunciati a margine dell'accaduto; dall'altro la plastica dimostrazione di quanto siano importanti percorsi di integrazione basilari quali l'insegnamento della lingua italiana che purtroppo, da qualche tempo, anche in Trentino, sono stati eliminati con l'effetto di aumentare incomprensioni e quindi emarginazione e quindi insicurezza per tutti.  

 

A raccontarci quanto accaduto sul treno regionale 2261 di ieri pomeriggio è John Mpaliza, un uomo di 50 anni, cittadino italiano di origine congolese (è arrivato in Italia nel 1993), ingegnere informatico è una figura molto conosciuta in tutta Europa come il "Peace Walking Man". John, infatti, da qualche anno gira l'Italia, e non solo, per far conoscere la situazione del paese in cui è nato e nel tempo ha organizzato grandi eventi e marce per la pace (2 partite da Reggio Emilia e arrivate al Parlamento Europeo e la più lunga fino ad Helsinki nel 2015) scegliendo poi Trento come casa.

 

''Durante i miei viaggi e gli incontri fatti in giro per il Paese sono passato più volte per Trento e mi sono innamorato del Trentino - racconta - e un anno fa ho deciso di trasferirmi da Reggio Emilia a qui. Avevo trovato una comunità aperta, accogliente, capace di affrontare i problemi con soluzioni all'altezza dei tempi. Oggi mi chiedo cosa stia succedendo e quel che ho visto ieri sul treno mi ha profondamente colpito. E' stata la rappresentazione plastica di cosa queste politiche stanno provocando e provocheranno sempre di più finendo per metterci l'uno contro l'altro e alimentando odio e frustrazioni''. 

 

Ma cosa è accaduto? John ieri è salito sul treno a Trento direzione Reggio Emilia per partecipare a una conferenza nel Liceo Scientifico Aldo Moro.

 

 ''Appena salito sul treno ho subito respirato una bruttissima aria - ci spiega mentre sta rientrando a Trento perché questa sera sarà all'Auditorium del Duomo dove è atteso Don Ciotti -. Mi sono trovato davanti un ragazzo come me, africano, ma vorrei definirlo semplicemente un giovane utente delle ferrovie, una passeggero, contro il quale il capotreno stava urlando. Una scena molto brutta, umiliante, davanti a tutti gli altri passeggeri, tra strattoni e grida. Ma sulle prime anche io sono stato vittima del pregiudizio. Ho pensato 'sarà l'ennesimo richiedente asilo che viaggia senza biglietto' e mi sono andato a sedere. Anche se mi sentivo profondamente a disagio. Il giovane conosceva solo poche parole di italiano ma continuava a ripetere 'no capo, io biglietto. Io pagato' e mostrava una tesserina che il capotreno, a un certo punto, gli ha preso''.

 

Il treno intanto è partito ''ma c'era un clima di forte tensione  - prosegue John - e quando il capotreno ha smesso di gridare contro il giovane e lo ha lasciato al suo posto, è venuto a sedersi proprio dietro di me. Lì ha cominciato a parlare con altre persone e ho dovuto ascoltare le peggio cose. Parole pesanti, cariche di pregiudizio frasi che non voglio nemmeno riferire ma che mi hanno messo profondamente a disagio''.

 

''Superata la stazione di Rovereto - continua John - il giovane si è alzato, ho visto che era molto scosso ma si è fatto coraggio e si è diretto verso il controllore. Ha raggiunto i posti dietro il mio e quasi inginocchiandosi lo ha implorato di ridargli la sua tessera. Lui ha ricominciato ad aggredirlo verbalmente ma il giovane implorante gli continuava a ripetere che lui l'aveva obliterata e con il suo italiano stentato continuava a dirgli 'controlla'. A quel punto esasperato mi sono girato e ho chiesto al controllore se potevo fare qualcosa, essere d'aiuto, pagare io il biglietto. Il controllore mi ha detto di non intromettermi ma io ho cominciato a parlare in inglese con il giovane e ho capito cosa stava cercando di spiegare''.

 

Il ragazzo sosteneva di aver passato la tessera vicino alla macchinetta e di aver così pagato il suo biglietto e chiedeva che il controllore verificasse la cosa. ''Io lo ho riferito al controllore e a quel punto ho capito che tutta la discussione era costruita su un semplice pregiudizio. Il controllore, infatti - prosegue Mpaliza - non aveva gli strumenti per verificare che la tessera avesse effettivamente scalato un viaggio. Mi ha detto lui che non poteva verificarlo. E allora ho chiesto 'in base a quale principio tu dici che non l'ha obliterata se non puoi provarlo'. A quel punto ha fatto una telefonata e poco dopo ha detto 'ok è tutto a posto'. Ha restituito la tessera al giovane e l'ha lasciato scendere ad Ala. Il tutto senza scuse o spiegazioni. Ora io non so se il ragazzo avesse davvero obliterato la tessera o meno. Ma tutta questa vicenda è nata su un grande malinteso e sul pregiudizio che lui, in quanto nero, il biglietto non lo avesse fatto. E ho voluto dirlo agli altri passeggeri della carrozza. Quel ragazzo è sceso dal treno sconvolto. Era distrutto. Cosa stiamo diventando? Che persone vogliamo essere?''.

 

John precisa che non dà la colpa di quanto accaduto al controllore che a sua volta, ipotizza, sarà esasperato da certi comportamenti sbagliati che, è inutile nasconderlo, esistono. ''Io stesso - sottolinea - all'inizio mi sono girato dall'altra parte vittima del pregiudizio. Perché so bene che ci sono persone che per un motivo o per l'altro ci provano a viaggiare gratis: bianchi, gialli, neri, grigi o verdi che siano, non importa. Vanno condannati sempre e comunque certi comportamenti. Ma è la politica che ci spinge ad essere peggiori di quel che saremmo. E' lei ad essere colpevole di questa lotta tra poveri. In Trentino si sospendono i corsi di italiano per questi ragazzi? Bene, riusciranno a spiegarsi sempre di meno, verranno emarginati sempre di più, si creeranno incomprensioni e tensioni in maniera esponenziale. Se poi aggiungiamo che vengono tagliati anche i servizi pubblici ai richiedenti asilo questi come pensiamo che si sposteranno? Senza un soldo e senza percorsi di accoglienza da seguire? A chi si affideranno? Stiamo creando un problema sociale mille volte più grande di quel che è stato fino ad oggi e a pagarne le conseguenze saremo noi trentini, noi italiani perché per questi ragazzi essere qui rappresenta comunque un'occasione che dal luogo dove scappano non avrebbero avuto. Ma noi siamo davvero pronti a disumanizzarci?''. 

 

John ha raccontato questa storia anche sulla sua pagina Facebook oltre che a noi de ilDolomiti e conclude con un appello: ''Temo davvero che, alla luce di quanto sopra, sempre più spesso si assisterà a scene di questo tipo che hanno come solo scopo creare odio! Un appello ai tanti trentini per bene lo vorrei fare. Non fatevi strumentalizzare. Non fatevi usare e, soprattutto, non lasciate che vi rendano razzisti. Resistiamo insieme stando dalla parte della giustizia, dell'amore, dell'umanità. Le difficoltà si superano nell'unione e con amore. Manca pazienza e ascolto''.

Video del giorno
Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 19 febbraio 2019
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

19 febbraio - 18:02

Il covo della cellula è stato individuato in una casa isolata a Bosco di Civezzano. Questo il luogo dove falsificavano i documenti  per garantirsi la clandestinità e progettare atti di eversione in Italia e all’estero

19 febbraio - 19:56

I risultati arrivati dalla piattaforma Rousseau sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini non sono stati quelli che gran parte del M5S in Trentino si aspettava. Per il consigliere Degasperi "Non si possono cambiare le regole quando non piacciono e tenere quelle che fanno più comodo". Per Alex Marini: "Sarebbe stato preferibile il ministro Salvini avesse potuto difendere il proprio operato di fronte ad un giudice"

19 febbraio - 17:56

Dopo il ''riserbo'' di Paccher sui nominativi esaminati dalla giunta per le elezioni, interrogazione del consigliere di Futura : ''L'attività del parlamento trentino e dei suoi organi dev'essere trasparente''

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato