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Inchiesta della Finanza sull'Università di Trento, in 9 rinviati a giudizio

L'udienza preliminare ieri ha visto cadere le accuse per sei imputati. Per Gianfranco Bertuol e Lucilla Giuri assolti dall'accusa di corruzione perchè il fatto non sussiste

Di Giuseppe Fin - 18 maggio 2019 - 09:37

TRENTO. Dopo 8 ore ininterrotte di processo si è conclusa con nove rinvii a giudizio e sei tra assoluzioni e proscioglimenti l'udienza preliminare davanti al giudice Riccardo Dies per l'inchiesta che ha fatto tremare le mura dell'Università di Trento e che ha visto quindici imputati coinvolti in due filoni: quello degli “appalti spezzatino” e quello sul “doppio lavoro”. (PRIMA PARTE INDAGINI) (SECONDA PARTE INDAGINI)

 

Tra gli imputati vi è anche chi non è riuscito a trattenere la gioia e le lacrime al momento della pronuncia della sentenza e sia Gianfranco Bertuol, amministratore di uno studio tecnico, che Lucilla Giuri, sui quale pesava come un macigno l’infamante accusa di corruzione, non appena usciti dall’aula sono scoppiati in un pianto liberatorio abbracciando i rispettivi difensori.

 

Sia Bertuol che Giuri, in sede di indagini avevano già provato a chiarire la propria posizione respingendo ogni accusa e rispondendo alle domande degli inquirenti, ma ciò non era stato ritenuto sufficiente dal Pubblico Ministero che anche per loro aveva chiesto il rinvio a giudizio per il grave reato di corruzione.

 

Secondo l’accusa, Lucilla Giuri avrebbe approfittato della sua posizione all’interno della segreteria tecnica del dipartimento universitario per ottenere vantaggi personali da parte del tecnico, già affidatario di incarichi dall’ateneo.

 

Nonostante la scelta processuale diversa, rito abbreviato per Giuri difesa dall’avvocato Giampiero Mattei e discussione dell’udienza preliminare per Bertuol, difeso dall’avvocato Nicola Zilio, la decisione del GUP ha accolto le richieste difensive ed ha di fatto assolto entrambi gli imputati perché il fatto non sussiste.

 

Analoga decisione è stata presa anche a favore dello studio tecnico Bertuol imputato per responsabilità amministrativa degli enti ai sensi della legge 231/01 in relazione alla presunta corruzione; anche per esso il Giudice ha deciso che il fatto di reato non sussiste.

 

Esce dall'inchiesta, perché il fatto non sussiste, anche Chiara Cortinovis, difesa da Stefano Daldoss, imputata per un abuso d'ufficio. Per lei ora sono pronte ad aprirsi le porte di una prestigiosa Università in Svezia che l'ha richiesta proprio per la sua competenza e alta professionalità. Prosciolti anche i membri della commissione Davide Geneletti, Sara Favargiotti e Bruno Zanon quest'ultimo difeso dall'avvocato Roberto Bertuol.

 

Per quanto riguarda, invece, Rinaldo Maffei, ex dirigente dell'Ufficio appalti dell'Università, coinvolto nell'inchiesta di incarichi esterni e appalti, la difesa fin dall'inizio ha ribadito l'aver operato con correttezza. Questo però non è bastato e Maffei è stato rinviato a giudizio, lasciando che sia il dibattimento a chiarire definitivamente l’esistenza o meno di responsabilità a suo carico.

Stesso rinvio, all'interno del filone sul doppio lavoro, anche per l'ingegner Mosè Ricci e i professori Giorgio Cacciaguerra e Giuseppe Scaglione. Ricci e Cacciaguerra sono però finiti a giudizio per turbativa d'asta per dei contratti al Dicam. Assieme a loro anche Claudio Battaino, Alberto Birindelli, Ermelinda Cosenza, Mark Sonego e Luca Zecchin.

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