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Migranti, ''Su quella nave frustrazione e malnutrizione". La storia di Francesca, una trentina a bordo della Sea Watch3

La giovane trentina il 4 gennaio è salita a bordo della Sea Watch 3 per portare cibo e sostegno psicologico ai 32 migranti bloccati sulla nave da più di due settimane. Mediterranea è una piattaforma aperta di cui fanno parte tante realtà diverse che nasce dalla consapevolezza che essere nel Mediterraneo non è più un'azione umanitaria, ma anche politica. L'imbarcazione di Mediterranea si chiama Mare Jonio ed è la prima nave battente bandiera italiana

Di Giuseppe Fin - 08 gennaio 2019 - 19:20

TRENTO. “Questa nave per loro è diventata una prigione, esattamente come le prigioni libiche da cui sono scappati", Francesca Zanoni, assieme a tanti altri, sta seguendo da vicino le vicende della Sea Watch 3, la nave della Ong tedesca bloccata nel Mediterraneo da ormai 18 giorni perché nessun governo vuole accogliere le 32 persone che trasporta dopo essere state tratte in salvo il 22 dicembre. Una sorte condivisa in queste ore anche da altri 17 migranti a bordo di un'altra nave, quella della Ong Sea Eye. Uomini, donne e anche bambini scappati da situazioni di tortura e violenza, che ora si ritrovano a pochi metri dalla costa maltese e a pochi metri anche da quei diritti fino ad oggi purtroppo negati.

 

Francesca è nata e vissuta a Trento fino a quando ha deciso di trasferirsi a Bologna per laurearsi in Giurisprudenza. Qui è entrata a far parte dell'associazione Ya Basta! che con tante altre associazioni e tanti cittadini, di diverse parti d'Italia, sono riusciti ad acquistare un'imbarcazione e solcare il mare con “Mediterranea. L'imbarcazione si chiama Mare Jonio, ed è la prima nave battente bandiera italiana. Mediterranea è invece una piattaforma aperta di cui fanno parte tante realtà diverse che nasce dalla consapevolezza che essere nel Mediterraneo non è più un'azione umanitaria, ma anche politica, e per questo vuole creare un ponte tra il mare e la terra per affermare “il diritto alla libertà di movimento, che nessuno dovrebbe essere costretto a rischiare la vita per migrare e che una nuova narrazione di migrazione è possibile se insieme usciamo da logiche emergenziali, e vediamo questo fenomeno come naturale e come risorsa”.

 

Tre giorni fa, venerdì 4 gennaio, Francesca assieme ad altri attivisti, è salita a bordo della Sea Watch3 per dare conforto ai 32 migranti.

 

Com'è la situazione di queste persone che da oltre due settimane sono bloccate a pochi metri dalla costa?

Le condizioni di queste persone sono molto critiche. Si trovano da settimane bloccati su una nave senza la possibilità di scendere, fermi a pochi chilometri dalla costa.

Tutti sono partiti dalla Libia anche se sono di provenienze diverse. In parte erano detenuti in centri dove venivano sottoposti a pesanti torture e al lavoro forzato. Le Ong sono la salvezza per loro. Se non ci fossero, i migranti rischierebbero di morire o di essere riportati in Libia e detenuti. Il problema è che se i governi europei non autorizzano lo sbarco in un porto rimangono imprigionati su di una nave privi dei loro diritti.

Il 5 gennaio con Mediterranea siete riusciti a salire a bordo della Sea Watch3. Cosa avete portato a questi migranti?

Come Mediterranea ci stiamo formando per essere sempre pronti alle missioni in mare. Visto questo blocco che è stato deciso senza concedere alcun porto di sbarco abbiamo deciso una missione che ci ha visto salire su una imbarcazione assieme al personale della Sea Watch per portare del cibo, ma anche per denunciare quello che stava accadendo. A bordo ci sono bambini molto piccoli. Il pasto è sempre lo stesso e questo può creare problemi legati alla malnutrizione. In queste settimane il mare è mosso e sono numerosi i casi di vomito, nausea, continue diarree e quindi disidratazione.

 

Accanto alla malnutrizione le persone si trovano anche in una situazione di difficoltà psicologica.

Il nostro supporto non è solamente materiale, ma anche psicologico. Immaginiamo la situazione di queste 32 persone bloccate da giorni. Il loro livello di frustrazione e di stanchezza. Ci sono stati anche alcuni scioperi della fame mentre altri si sono buttati in mare. È una situazione di follia perché a pochi chilometri si vedono le coste in maniera chiara e non è da sorprendersi se qualcuno erroneamente pensa di poter raggiungere la terra senza pensare al freddo e alle correnti. Sono situazioni che fanno capire il limite che si è ormai raggiunto.

 

 

(Alessandra Sciurba a bordo della Sea Watch3)

 

È una vicenda drammatica ma temiamo che non sarà l'ultima a cui saremo costretti ad assistere.

Purtroppo abbiamo il sentore che non sia uno degli ultimi casi. Il processo di criminalizzazione delle Ong è nato con il codice di condotta promosso dall'ex ministro Minniti e dalle prime indagini nel 2017 del procuratore di Catania Zuccaro. Poi si è passati a Salvini che ha applicato anche in parte quello che era stato già legiferato. È un terreno che va a deteriorarsi e che va a creare politiche e rapporti di forza pericolosi. Occorre smetterla di speculare e strumentalizzare queste persone a fini politici. Non è un caso che questo blocco sia stato fatto a pochi mesi dalle elezioni europee . È chiaro che viene usato come strumento di campagna elettorale. Non possiamo permettere che ci sia qualcuno che specula con la vita delle persone come non può esistere che ancora oggi le persone siano costrette a emigrare attraverso il mar Mediterraneo e non invece attraverso canali sicuri che non sono certo quelli di Salvini.

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