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| 02 set 2019 | 18:47

Pensavano di essere arrivati in cima, ma mancavano circa 80 metri, recuperati i due alpinisti che avevano rifiutato due volte l'intervento dell'elicottero

La macchina dei soccorsi è riuscita a sfruttare una finestra di bel tempo, un varco nella nebbia, e l'elicottero è intervenuto a quota 2.750 metri per atterrare sulla cengia. A quel punto il personale tecnico è riuscito a raggiungere la coppia per arrivare in una zona più agevole e imbarcare gli alpinisti sull'eliambulanza

AURONZO. Sono stati recuperati dall'Aiut alpin Dolomites di Bolzano i due alpinisti bloccati da tre giorni sulla parete della cima ovest alle Tre Cime di Lavaredo. L'operazione si è conclusa intorno alle 16 di oggi, lunedì 2 settembre.

 

La macchina dei soccorsi è riuscita a sfruttare una finestra di bel tempo, un varco nella nebbia, e l'elicottero è intervenuto a quota 2.750 metri per atterrare sulla cengia. A quel punto il personale tecnico è riuscito a raggiungere la coppia per arrivare in una zona più agevole e imbarcare gli alpinisti sull'eliambulanza. 

 

Gli alpinisti, in buone condizioni sanitarie, sono stati poi trasportati al rifugio Auronzo. Questa mattina i rocciatori erano ripartiti dopo la notte all'addiaccio, ma si sono trovati in un tratto poco frequentato e attrezzato, così avevano fatto una doppia per rientrati alla cengia e allertare i soccorsi.

 

All'origine dei precedenti rifiuti di intervento del soccorso alpino, la convinzione degli alpinisti di essere ormai arrivati in vetta, mentre in realtà mancavano ancora un paio di tiri, un'ottantina di metri in tutto, abbastanza impegnativi. La coppia di Barcellona, un 45enne e una 36enne, che martedì scorso era stata soccorsa su un'altra parete, ha trascorso quasi 72 ore in parete.

 

Nella mattina di ieri, domenica 1 settembre, la coppia, che aveva già rifiutato un primo recupero con l'elicottero per proseguire in modo autonomo la scalata, era stata individuata a metà della via Cassin e quindi aveva raggiunto la cengia alta. A quel punto si erano trovati nuovamente in difficoltà e avevano chiesto informazioni sul rientro al soccorso alpino.

 

Dalle foto ricevutei soccorritori avevano capito che i rocciatori si trovavano dalla parte opposta rispetto alla normale. Dopo aver spedito due relazioni e aver spiegato dove si trovavano esattamente e quanto avrebbero dovuto fare, le unità del soccorso alpino li avevano invitati ad attendere le prime luci e ripartire all'alba, per non mettersi in condizioni di rischio in quanto avevano già passato una notte in parete.

 

Non solo, i soccorsi avevano chiesto al personale del rifugio Auronzo alle Tre Cime di Lavaredo di tranquillizzare i genitori dell'uomo, la cui madre già ieri mattina aveva avuto un malore causato dall'agitazione. Stamane i soccorritori hanno mandato un messaggio al rocciatore per sapere come stavano e le loro condizioni dopo quasi 72 ore in parete.

 

Un messaggio caduto nel vuoto, la macchina dei soccorsi non aveva ricevuto risposte. Così era stato chiesto ai genitori se volessero autorizzare l'intervento dell'elicottero per una seconda perlustrazione. La risposta era stata, ovviamente, affermativa e si era levato in volo l'eliambulanza di Treviso con a bordo l'equipe del soccorso alpino della guardia di finanza per indirizzare l'equipaggio sulla via.

 

Dopo poche rotazioni, i due alpinisti erano stati individuati: poco distanti da dove si trovavano ieri sera. Nonostante il tempo in peggioramento, gli scalatori avevano, nuovamente, rifiutato di essere imbarcati e l'elicottero è rientrato. Più tardi l'uomo aveva iniziato a mandare foto degli ancoraggi e della vista della Cima Grande per far capire la propria posizione e avere ulteriori indicazioni.

 

Il soccorso aveva sollecitato nuovamente il 45enne a chiedere subito l'intervento dei soccorsi a causa anche delle previsioni del tempo, per non rendere ulteriormente più difficile il rientro e per l'evidente stato di preoccupazione dei genitori. A quel punto l'alpinista aveva smesso di rispondere. Alle 16 l'intervento finale e gli alpinisti sono stati portati in salvo. 

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