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Raffaelli si dimette dal Centro per la cooperazione internazionale: "Non voglio coprire i licenziamenti, la Giunta si assuma le sue responsabilità"

Mario Raffaelli si è dimesso dal ruolo di presidente del Centro di cooperazione internazionale. Dopo mesi di infruttuosi negoziati con la nuova Giunta, decisa a imporre consistenti tagli al bilancio con conseguenti licenziamenti, la situazione s'è resa insostenibile. "Scelta forte e giusta, la Giunta si assuma le responsabilità come amministratore"

Di Davide Leveghi - 16 dicembre 2019 - 13:08

TRENTO. Si conclude con una fisiologica commozione la conferenza stampa di dimissioni dell'ormai ex presidente del Centro per la cooperazione internazionale Mario Raffaelli. Di fronte ai tagli imposti dalla Provincia - considerati spropositati – e al “muro di gomma” opposto dalla Giunta alle proposte di riorganizzazione, il discorso del presidente dimissionario è un torrente che ricostruisce il cammino di due anni e mezzo alla guida di questa prestigiosa istituzione trentina.

 

“Ho voluto fare un gesto forte – ha dichiarato ai giornalisti e ai tanti operatori del settore – una scelta obbligata e giusta affinché il problema fosse posto dinnanzi a tutti”. Le dimissioni sono giunte dopo mesi di negoziazioni tra Centro e Provincia, “principale socio finanziatore” dell'ente, come tiene ripetutamente a sottolineare Raffaelli. Negoziazioni in cui Achille Spinelli, detentore dell'assessorato a Sviluppo economico, ricerca e lavoro, ha messo in pratica la politica leghista sulla cooperazione finalizzata al taglio e allo smantellamento di una riconosciuta eccellenza trentina.

 

La vicenda comincia all'alba della nuova Giunta, quando Raffaelli è già presidente – su proposta della Giunta precedente – da più di un anno. La riorganizzazione del Centro, con l'unione del CSG (Competenze per la Società globale) e l'Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa, è già stata avviata e il proposito di dialogare con la nuova amministrazione c'è. “Ci erano stati comunicati i tagli alla cooperazione internazionale – assicura Raffaelli – ma l'entità di quelli che avrebbero coinvolto il Centro è stata comunicata solo a fine luglio”.

 

La razionalizzazione è consistente: -300mila euro su un bilancio di 1 milione e 300mila euro, a cui s'aggiungono tagli consistenti nei tre anni a venire. Dalla Pat arriva una lettera a firma Maurizio Fugatti con cui si richiamano i 5 dipendenti provinciali che lavorano nel Centro, tra cui la direttrice, il cui stipendio non grava sul Centro. L'accusa – piuttosto contraddittoria, come fa notare Raffaelli – è di vivere con i soldi pubblici, di non essere in grado o non volere cercare fonti di finanziamento esterni.

 

“La verità è che negli ultimi anni – racconta il presidente dimissionario – la percentuale di finanziamenti non provinciali cresce costantemente. Per tagliare la Giunta ci priva di una direttrice che lavora a titolo gratuito e ci costringe a assumere o promuovere un direttore che grava sul bilancio. Nell'assemblea dei soci da me convocata poco dopo la lettera di agosto di Fugatti, con ordine del giorno la sostenibilità del Centro e con la presenza di Spinelli, le proposte di 'transizione' vengono formalmente accettate. Chiediamo 60mila euro per far quadrare il bilancio e l'affiancamento da parte della Pat per gli esuberi, ben 4”.

 

“La problematica di base è la sostenibilità, appunto – continua – una problematica che si ripropone a fine novembre quando scade la direzione e non c'è alcun passaggio di consegne. Le nuove proposte comportano l'assunzione di tre decisioni: l'aumento del contributo Pat per il 2020 di un importo pari al disavanzo di 50mila euro, la nomina di un direttore in grado di prendersi in carico i nuovi progetti e di fare da collegamento con la Provincia e la disponibilità della Giunta a sedersi a un tavolo a fine 2020 con i sindacati e il Centro per verificare la sostenibilità dei tagli per gli anni successivi”.

 

“In sostanza chiedevamo un'assunzione di responsabilità da parte del socio di maggioranza, una visione razionale e seria che comprendeva l'accettazione di queste tre condizioni, pena le mie dimissioni. Spinelli ha risposto che tali richieste sarebbero state prese in considerazione e presentate alla Giunta. La risposta, infine, è stata negativa. Le proposte, che non erano politiche ma formali, rifiutate perché la decisione era stata già presa”.

 

Raffaelli arriva così alle ragioni delle sue dimissioni da presidente del Centro: “Per non dare 50mila euro, che nel bilancio provinciale sono una minuzia, si è dato avvio a un licenziamento collettivo. E io questo non lo voglio coprire. Per questo ho deciso di comunicarlo in una conferenza stampa: chiamo in causa la responsabilità della Provincia, che è, rimane e rimarrà socio finanziatore principale del Centro. Li chiamo in causa in quanto amministratori, poiché se questa azienda verrà fatta fallire, molti soldi pubblici verranno dilapidati”.

 

Il messaggio è chiaro: costa molto meno mantenere in piedi il mondo della cooperazione che farlo fallire, con le conseguenze annesse su prestigio internazionale, relazioni internazionali e persone – in gran parte trentini – che lavorano in questo settore. “Mi sono dimesso anche da consigliere – chiude Raffaelli, visibilmente provato – e la mia richiesta è che al mio posto venga messa una persona scelta dalla Provincia, affinché questa sia effettivamente corresponsabile di ciò che si decide in assemblea del Centro. In secondo luogo voglio accendere un faro su questa realtà, appellandomi a tutti gli enti e gli attori con cui abbiamo lavorato. Date una risposta, perché, a differenza di ciò che Fugatti ha affermato in un'intervista di commento alle mie dimissioni annunciate, i licenziamenti non sono una 'questione tecnica'”.

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