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Storia di quotidiano bullismo alle elementari. Una mamma trentina: ''Botte, insulti, mio figlio non faceva più pipì a scuola per paura dei compagni''

Mirko (nome di fantasia) sta terminando la quinta elementare. Ha passato cinque anni infernali con due compagni che lo hanno deriso e picchiato. ''Tutto è iniziato in prima elementare – ci racconta la madre – quando per dei problemi posturali ha iniziato ad indossare delle scarpe ortopediche, non così differenti a livello estetico da quelle degli altri ma è bastato a farlo prendere di mira”.

Di Giuseppe Fin - 19 aprile 2019 - 06:01

TRENTO. Deriso per il solo fatto che indossa delle scarpe ortopediche, spinto e fatto cadere dalle scale di scuola e talmente spaventato da non voler fare la pipì nei bagni scolastici per due mesi. E' una storia di bullismo molto grave quella che una coraggiosa mamma ha deciso di raccontare a ildolomiti.it.

 

Una storia di quelle che quando le senti ti cresce la rabbia dentro e ti fanno capire come il problema del bullismo è troppo spesso ignorato, spesso anche volontariamente, da parte di insegnanti, dirigenti ma anche dai genitori. Una storia come tante ne accadono, purtroppo, quotidianamente in tutta Italia simili nei modi, diverse nelle modalità. Per tutelare il bambino di cui stiamo parlando useremo come nome di fantasia e lo chiameremo Mirko.

 

Lui oggi sta terminando la quinta elementare. Da cinque anni nella propria scuola sta vivendo un autentico inferno. Non sono valse quasi a nulla le denunce fatte dalla madre alle insegnanti e al dirigente. Tanto meno i tentativi di parlare con i genitori di quei ragazzi che da anni continuano a bullizzare il piccolo Mirko.

 

“Non vedo l'ora di finire e di andarmene da questa scuola” ripete almeno una volta alla settimana alla mamma che in questi anni, assieme al padre, ha lottato contro tutto quello che di brutto è stato fatto al figlio. Parole che fanno male ancor di più se a pronunciarle è una ragazzino che dovrebbe vivere questi suoi anni nel migliore dei modi.

 

Invece non è stato così e non si tratta delle classiche scaramucce tra compagni di scuola. No, Mirko è stato isolato, gli è stato impedito di andare in bagno a fare la pipì perché se lo faceva, altri gli tenevano la porta aperta.

 

“Tutto è iniziato in prima elementare – ci racconta la madre – quando Mirko per dei problemi posturali ha iniziato ad indossare delle scarpe ortopediche, non così differenti a livello estetico da quelle che indossavano gli altri. Ma i suoi compagni di classe l'hanno subito preso di mira”. Due in particolare, che assieme hanno iniziato a guardarlo, a ridergli addosso fino ad arrivare a frasi del tipo “Hai le scarpe da vecchio”, “Fai schifo” per non citarne altre di peggiori. E' stato fatto cadere anche più volte dalle scale. I suoi 'compagni' lo hanno immediatamente escluso dal gruppo e Mirko, tornato un giorno a casa, si è imputato di non voler più andare a scuola: “Lì mi prendono in giro tutti”.

 

Decide di parlare con la madre che in realtà non ha avuto bisogno di molte parole per capire che la situazione era grave. Si è subito rivolta agli insegnanti che si sono limitati solo nel dire che sarebbero stati più attenti. Ha poi cercato anche di parlare con gli altri genitori, quelli dei due bambini che avevano preso di mira Mirko. “Sono cose che accadono a scuola. Non ci riguardano e non vogliamo saperne nulla” è la risposta piccata arrivata dalla mamma di uno due.

 

La situazione non è migliorata, sono passati settimane e mesi e Mirko è sempre più solo a scuola. Qui sembrava quasi che nessuno gli volesse credere e questo faceva ancora più male perché lo rendeva più isolato e allo stesso in tempo ancora più in balia di chi lo derideva e lo picchiava.

 

Mirko comunque va avanti e a scuola è uno dei primi della classe. Ha volti alti. Arrivato in terza elementare però, un giorno, è tornato a casa con dolori in ogni parte del corpo. Le gambe, il collo, le caviglie, le braccia ma soprattutto la schiena. Viene subito portato dal pediatra che gli prescrive tutta una serie di esami per capire cosa stesse succedendo.

 

“Abbiamo vissuto un mese tremendo” ci racconta la madre che ha sempre supportato il figlio. “Per gli esami più delicati abbiamo atteso 20 giorni - spiega – fino a quando la pediatra ci ha chiamato dicendomi che aveva due cose da dirmi, una notizia bella che era quella che gli esami erano risultati tutti negativi e quella brutta che lei da sola non riusciva a comprendere il perché di questo malessere generale del bambino e consigliava vivamente un consulto con la neuropsichiatra della pediatria del Santa Chiara”.

 

Un consulto durato circa un'ora e che è terminato con la conferma che Mirko fin dall'inizio della scuola elementare è vittima di bullismo. Una conferma messa nero su bianco che la madre ha deciso di portare a scuola per aprire gli occhi degli insegnanti e del dirigente che fino ad allora era rimasti chiusi.

 

Mirko ora è arrivato in quinta. Tra pochi mesi avrà terminato le elementari e passerà alle medie. E' ancora vittima di bullismo e la sua paura è che possa ritrovarsi anche alle media con le stesse persone che continuano a prenderlo di mira. La situazione sarebbe ben diversa se alle prime segnalazioni della madre, insegnanti e dirigente avessero svolto fino in fondo il loro compito. Si è invece preferito voltare la faccia verso altro ignorando anche le lettere che alla madre è stato chiesto di far protocollare.

 

“Sarò sempre a fianco di mio figlio e agli altri genitori dico di ascoltare i propri bambini ma soprattutto di stare attenti al 'non detto'. Quando succedono queste cose bisogna agire subito” ci spiega. “A Mirko hanno rubato la gioia dell'infanzia”.

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