Contenuto sponsorizzato

Alpinista scopre tra i ghiacci una mummia di camoscio di oltre 400 anni fa. Gli Alpini la recuperano (IL VIDEO) e la affidano a Eurac

La scoperta è stata fatta su un ghiacciaio in Valle Aurina a 3.200 metri di quota in un luogo impervio: ''La pelle aveva l’aspetto del cuoio, completamente senza pelo; non avevo mai visto una cosa simile. Ho fatto subito una foto e l’ho mandata al guardiacaccia, insieme abbiamo poi avvisato la Ripartizione Beni culturali''

Di Luca Pianesi - 03 settembre 2020 - 11:55

VALLE AURINA. Custodito dal ghiaccio per 400 anni e riemerso adesso che il ghiacciaio si sta ritirando. E' una scoperta straordinaria quella fatta negli scorsi giorni a 3200 metri di quota, in un luogo impervio della Val Aurina, la valle più a nord dell'Alto Adige. Qui l’escursionista Hermann Oberlechner si è imbattuto in una carcassa e guardando attentamente la pelle dell'animale ha capito di trovarsi di fronte a un ritrovamento dalle caratteristiche uniche. “Solo metà del corpo dell’animale emergeva dalla neve - spiega l'alpinista -. La pelle aveva l’aspetto del cuoio, completamente senza pelo; non avevo mai visto una cosa simile. Ho fatto subito una foto e l’ho mandata al guardiacaccia, insieme abbiamo poi avvisato la Ripartizione Beni culturali”.

 

I ricercatori si sono, quindi, portati in quota. Una camminata di circa 6 ore e poi la conferma: si trattava di una straordinaria mummia di camoscio risalente al 1600. Per questo, dopo un primo sopralluogo non senza difficoltà, è stato deciso di chiedere il supporto dell’Esercito rivolgendosi al Comando Truppe alpine per il recupero dell’animale. “La richiesta di Eurac Research è arrivata proprio nel corso di una fase di addestramento della nostra squadra di soccorso alpino militare. Programmiamo esercitazioni regolari per essere sempre pronti a intervenire a tutela del nostro personale nelle missioni in quota, ma anche se richiesto dalla Protezione Civile”, commenta Mario Bisica, capo Ufficio pubblica informazione e comunicazione.

 

Le Truppe Alpine hanno organizzato il volo in elicottero in collaborazione con l’Aviazione leggera dell’Esercito che a Bolzano ha un proprio reggimento con piloti addestrati a operare in alta quota. Gli esperti di Eurac Research hanno così raggiunto il ghiacciaio portato avanti con l’aiuto degli alpini l’operazione scientifica di recupero della mummia. Il camoscio è stato poi avvolto in un involucro di materiale inerte costruito su misura dal conservatore Marco Samadelli. Ora l’animale è nella cella refrigerata a – 5 C° del Laboratorio di conservazione di Eurac Research al Noi Techpark, pronto per essere analizzato.

 


 

La mummia di camoscio per la sua età e lo stato di conservazione è un perfetto simulante di mummia umana: permetterà ai ricercatori di migliorare le tecniche di conservazione delle mummie dei ghiacci di tutto il mondo e salvaguardare il loro Dna antico, una miniera di informazioni preziose per l’umanità. Nei reperti mummificati il Dna è spesso deteriorato e presente solo in quantità minime. Di fronte a un nuovo ritrovamento, infatti, la prima questione con cui si confrontano gli esperti è come esaminare la mummia e poi continuare a conservarla, senza danneggiare il suo Dna antico.

 


 

Ogni azione ha conseguenze irreversibili sui frammenti di Dna, per questo sui reperti umani non è possibile sperimentare nuove tecniche. Al contrario, una mummia animale intatta è un simulante perfetto per fare ricerca – soprattutto se le sue condizioni sono simili a quelle di molte mummie dei ghiacci ritrovate nel mondo: Ӧtzi e la ragazza Inca Juanita sono tra le più famose. “Grazie ai nostri studi precedenti - spiega Marco Samadelli, esperto di conservazione di Eurac Research - conosciamo i parametri fisici e chimici ottimali per conservare i reperti dal punto di vista microbiologico. In laboratorio porteremo il camoscio a quelle condizioni e poi ci concentreremo sugli effetti sul Dna. Con ripetute e approfondite analisi verificheremo quali alterazioni subisce il Dna al variare delle condizioni esterne''.

 

 

''Il nostro obiettivo - aggiunge Albert Zink, direttore dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research - è utilizzare i dati scientifici per elaborare un protocollo di conservazione valido a livello mondiale per le mummie dei ghiacci. È la prima volta che una mummia animale viene utilizzata in questo modo”. Lo scioglimento dei ghiacciai sta portando a un sempre più frequente ritrovamento di reperti, con un po’ di fortuna anche biologici. La mummia di camoscio era coperta da una coltre di neve fresca e da uno spesso strato di ghiaccio che è stato rimosso utilizzando vari strumenti da scavo archeologico con la supervisione dell’antropologa Alice Paladin di Eurac Research. È stata un’operazione di precisione che ha richiesto la collaborazione e l’impegno di tutti per evitare qualsiasi tipo di rischio, ridurre al minimo la contaminazione del reperto e garantirne la conservazione.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 17 aprile 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
19 aprile - 16:55
L'A22 è stata riaperta da poco, le operazioni si sono rivelate lunghe per la necessità di pulire la sede dai numerosi detriti e rimuovere il [...]
Cronaca
19 aprile - 16:22
Sono stati analizzati 636 tamponi tra molecolari e antigenici. Oggi 5 casi tra over 60 e 3 contagi tra giovani e ragazzi in età scolare, ci sono [...]
Cronaca
19 aprile - 16:08
L'incidente è avvenuto tra l'uscita 6 per Trento Centro e la 7 per Campotrentino proprio sopra il ponte sull'Adige
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato