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''Ce l'avete fatta ci arrendiamo", il Bar Posta chiude la sera: ''Tre controlli in poche ore e dovremmo anche fare i vigili?''. Fermo anche l'Uva&Menta e il Monello taglia l'orario

Sono molti i locali del centro che dopo alcune settimane hanno deciso di gettare la spugna. Regolamenti incomprensibili e disposizioni anticoronavirus che cambiano da un giorno all'altro. Menta: ''Qui vogliono farci tenere chiuso. Allora ci diano degli aiuti economici ma invece continuiamo a vedere e sentire solo spot, tante belle parole e nulla di concreto"

Di G.Fin - 16 May 2020 - 13:46

TRENTO. Sono esausti e stanno in tutti i modi cercando di rimettersi in piedi. “Ma così non possiamo aprire. Ci vogliono affondare”. Sono molti i locali del centro storico soffocati dalle regole stringenti che hanno deciso di non aprire o di anticipare la chiusura serale. Hanno decine di dipendenti in cassa integrazione. In alcuni casi, ci raccontano con la voce che a momenti trema, sono stati costretti a chiudere rapporti lavorativi, "lo abbiamo fatto con persone davvero brave che volevamo tenere ma qui sta andando in malora tutto" ci dicono alcuni. 

 

Per capire la situazione basta arrivare in via Santissima Trinità. Le vetrate del bar Posta, uno dei locali della città punto di ritrovo di molti giovani ma anche riferimento per tanti gruppi musicali, sono state tappezzate da un messaggio: “Ce l'avete fatta, ci arrendiamo! Siamo costretti a tenere chiuso il bar contro la nostra volontà, ma lavorare ed offrire un servizio ai nostri clienti è diventato impossibile. Il nostro mestiere è quello del barista, non del poliziotto. Ci è stato imposto dalle forze dell'ordine e intimato dal vicinato di assumere del personale per controllare le distanze di sicurezza dei nostri avventori, che consumano su suolo pubblico. Questa è una follia!”.

 

Il “nostro mestiere” è quello del barista e non del poliziotto. Ed è proprio questo uno dei punti che ha spinto Daniele Bortoli giovedì sera a chiudere il locale che aveva riaperto il 4 maggio rispettando tutte le regole e le indicazioni prescritte.

“Abbiamo riaperto con il servizio take-away e la nostra fortuna è che negli ultimi anni siamo riusciti a farci un bel giro. Abbiamo deciso di ripartire perché ogni giorno che passava di chiusura ci metteva tutti in una situazione ancora più drammatica” spiega il titolare del Posta. Ecco allora che all'esterno del locale nell'orario serale alcune persone dopo aver preso da bere si fermavano creando dei gruppetti lungo la via. 

“Lavoravo con la mia socia – ci racconta Daniele – e siamo sempre stati attenti che le persone in fila per prendere da bere mantenessero le giuste distanze e avessero la mascherina. Non è nostro compito ed è impossibile, però, trasformarci in 'poliziotti' e controllare i gruppetti che si formano lungo la via”. Fatto sta che giovedì sera il Posta è stato bersagliato da controlli. Prima da alcuni agenti della polizia di stato e poi dai vigili urbani. Nessuna multa, per fortuna, ma lo stress e la pressione per il titolare del locale impegnato a risollevarsi e a rispettare delle regole.

“Ci hanno richiamato su alcuni aspetti che già rispettavamo dicendoci che sarebbero stati pronti a farci la multa e la chiusura dai 5 ai 35 giorni” ha spiegato Daniele Bortoli. E poco dopo la stessa scena è avvenuta con la polizia locale. “Se la sono presa con noi – spiega il titolare del Posta – ma nessuno degli agenti ha avuto il coraggio di rivolgersi ai gruppetti che si trovavo in strada per richiamarli alle regole. Non possono chiederci ora anche di avere questo ruolo in una strada pubblica. Noi stiamo provando a lavorare e a sopravvivere e invece sembra che facciamo la figura dei delinquenti, con queste regole che ci hanno imposto non possiamo andare avanti, ci soffocano e per questo abbiamo deciso di chiudere per il momento”. Regole stringenti, responsabilità imputate a soggetti sbagliati che stanno giorno dopo giorno facendo passare la voglia di andare avanti a chi in qualche modo contribuisce alla città di tornare alla sua normalità. 

 

Non sappiamo quando riapriremo” conclude il Posta. A creare problemi è anche la mancanza di bagni pubblici che possono essere utilizzati. "Con l'adunata degli Alpini la situazione era ben diversa. Vista la situazione si sarebbe potuto intervenire anche oggi" spiegano i baristi. 

 

La stessa situazione riguarda anche altri locali. Il Monello che si trova in via Mazzini si è trovato venerdì sera a fronteggiare una situazione inaspettata. Chiuso il Posta, infatti, in molti hanno deciso di riversarsi nel locale vicino. “Abbiamo visto che sono girate anche delle foto – ci spiega il titolare del bar che si trova all'inizio di via Mazzini – ma noi non ne abbiamo colpa dell'assembramento che si è formato fuori. In diversi momenti abbiamo anche interrotto il servizio per cercare di far defluire la gente”.

 

L'episodio ha portato i titolari a decidere, già a partire da questa sera, alla chiusura anticipata. “Chiuderemo prima per le 20.30 – 21 – spiegano dal Monello – perché queste regole non lasciano lavorare. Stanno scaricando addosso a noi tutte le responsabilità”. Ad aver già chiuso sono i due locali dell'Uva e Menta. “Si è venuta a creare una situazione insostenibile perché ci sono tantissime regole, poi sono stati fatti regolamenti non chiari e le disposizioni cambiano di giorno in giorno” dice Maurizio Menta.

 

I locali che decidono di lavorare si trovano quindi non solo sotto la lente di ingrandimento dei controlli, giusti ma forse troppo oppressivi, ma anche a doverlo fare in una vera propria giungla di regole incomprensibili. “ Ci stressano – continua Menta – e non possiamo continuare a rischiare multe. Io ho una ventina di persone in cassa integrazione, se ci vogliono far rimanere chiusi allora ci diano anche qualche aiuto economico. Qui invece vediamo solo spot elettorale e tante parole e basta”.

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