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Compra un’auto elettrica ma non gli viene applicato il “doppio sconto” per gli incentivi statali e provinciali. Ecco la giungla degli ecobonus

Sfruttando un vuoto normativo sembrerebbe che alcuni concessionari evitino deliberatamente di applicare un doppio sconto (che però viene pubblicizzato) sulle nuove auto ibride ed elettriche. In questo modo è possibile risparmiare 2000 euro per ogni mezzo venduto attraverso gli incentivi

Di Tiziano Grottolo - 02 September 2020 - 20:39

TRENTO. Ecobonus, detrazioni, ecoincentivi, sconti full electric e ancora, bonus della provincia e contributi statali. Modi diversi per riferirsi alle stesse agevolazioni per chi acquista un’auto elettrica o veicoli ibridi plug-in. In pratica quasi ogni Regione ha la sua, spesso cumulabili con quelle statali. Tantissime le variabili dunque, altrettanti gli aspetti da tenere in considerazione. Non mancano però gli ostacoli per i consumatori che devono districarsi fra disposizioni diverse, non sempre di facile comprensione.

 

Ad ogni modo, sempre più trentini hanno usufruito di queste agevolazioni per acquistare una nuova auto. Eppure alcuni acquirenti sono rimasti sorpresi negativamente quando la loro fattura è stata “alleggerita” da alcuni sconti che non sarebbero stati applicati dal concessionario. Nel caso preso in esame da Il Dolomiti il cliente che ha acquistato unautomobile elettrica, rottamando il vecchio veicolo, ha avuto accesso sia alle agevolazioni statali che a quelle provinciali, che in linea teorica dovrebbero consentire di ottenere uno sgravio fino a 16mila euro. Cosa che però non avvenuta perché chi ha venduto l’auto ha sfruttato un vuoto normativo applicando soltanto uno sconto anziché due, al contrario di quanto lasciato intendere sul sito dello stesso concessionario.

 

Ad esempio (sempre riferendosi al caso in questione) la Pat concede fino a 6.000 euro per autoveicoli elettrici di prima immatricolazione o nuovi. Di questi, 2.000 euro sono una riduzione del prezzo, rispetto al listino di vendita ufficiale su strada, praticato dai rivenditori di autoveicoli aderenti alla convenzione con la Provincia autonoma di Trento. I 4.000 euro invece vengono accreditati direttamente sul conto corrente di chi compra l’auto.

 

In sostanza, e qui nasce il problema, sul sito di una concessionaria convenzionata con la Pat viene riportato che “a partire dal 1 agosto 2020 è possibile usufruire di un ulteriore contributo statale di 1.000 euro ed uno sconto da parte del rivenditore di 1.000 euro più Iva. I contributi salgono rispettivamente a 2.000 euro e 2.000 euro più Iva in caso di contestuale rottamazione di un veicolo della stessa categoria omologato nelle classi Euro 0, 1, 2, 3 e 4 e con più di 10 anni d’età”. Nella fattispecie quest’ultimo è anche il caso che interessa la persona che ha acquistato l’auto elettrica. Non solo, sullo stesso sito si aggiunge: “Il contributo statale è corrisposto direttamente dal concessionario all’acquirente mediante un sconto sul prezzo di acquisto, in modo molto facile e diretto, ed è cumulabile con gli incentivi regionali”. Fra quelli citati anche quello trentino “pari a 6.000 euro, di cui 2.000 euro sotto forma di sconto praticato dai rivenditori”.

 

Da quello che viene lasciato intendere, potendo cumulare sia il contributo statale che quello provinciale, il concessionario sembrerebbe essere chiamato a corrispondere un doppio sconto per un totale di 4.000 euro. Eppure nella fattura del cliente lo sconto viene applicato solo una volta. Moltiplicando “l’alleggerimento” per tutte le auto vendute un concessionario riesce a risparmiare una bella cifra. Nei nostri criteri prevediamo la cumulabilità – afferma un funzionario dell’agenzia provinciale per l'incentivazione delle attività economiche – però possiamo vigilare esclusivamente per quanto concerne l’erogazione dei contributi provinciali”. In altre parole la Pat si deve accontentare che nella fattura sia riportata una voce con lo sconto del venditore, mentre il concessionario trae vantaggio dal fatto che grazie agli incentivi vengono vendute più auto elettriche.

 

Nemmeno lo Stato chiede di fare una distinzione sulle due forme di sconto – prosegue il funzionario della Pat – in altri casi i concessionari ci hanno comunicato che su alcune vetture i margini sono così ridotti da non poter applicare un doppio sconto da 2000 euro. Da parte nostra non abbiamo margini per contestare questo tipo di sconti perché sulla carta lo sconto per chi accede alle nostre agevolazioni c’è. D’altra parte nemmeno lo Stato ha preteso nulla, inoltre manca persino un regolamento attuativo”. Tutto ciò accade alla luce del sole e, a quanto pare, senza infrangere una regola visto che né lo Stato né la Provincia chiedono di specificare a quale delle due agevolazioni si riferisce lo sconto. “In alcuni casi – conclude il funzionario – si è trattato di una semplice conversione, visto che alcune case automobiliste praticavano già uno sconto sul prezzo di listino”. Un cambio di nome dunque, per un ulteriore guadagno. Fatto sta che alla fine sono i consumatori a rimetterci, spesso e volentieri “alleggeriti” di uno sconto da 2000 euro.

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