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Trento
13 settembre | 10:42

Sostituire un'auto normale con una elettrica è davvero impraticabile? "Per moltissime persone è un mondo inaccessibile": ecco ciò che serve sapere e le ingenuità da evitare

Quando è effettivamente possibile, sulla base delle proprie esigenze, fare il passaggio? Quali i costi di ricarica? In provincia la copertura di colonnine è sufficiente? Ecco le risposte del giornalista e content creator della rivista Vaielettrico.it

TRENTO. "Quello delle auto elettriche è un mondo complicato e in costante evoluzione, ma rappresenta comunque per molte persone un’opportunità: vale quindi la pena conoscerlo un po’ meglio dal momento che, altrimenti, il rischio elevatissimo è quello di un approccio superficiale che può portare a a conclusioni errate".

 

Dopo il post pubblicato sui social da parte dell'imprenditore informatico e coordinatore del direttivo provinciale di Trento di Azione Massimiliano Mazzarella - che sulla base della sua personale esperienza di proprietario di un'auto elettrica, raccontata anche a il Dolomiti (QUI ARTICOLO) aveva dichiarato che sarebbe tornato "quanto prima alla benzina", evidenziando a suo avviso forti criticità sul numero di colonnine presenti sul territorio, ma anche sui costi di ricarica - arriva la replica da parte di Paolo Mariano, che opera come redattore e video content creator per il canale YouTube di Vaielettrico.it, una delle principali riviste d'ambito in Italia.

 

"Al fine di utilizzare con soddisfazione un’auto elettrica, è fortemente consigliato poterla ricaricare a casa o quantomeno sul posto di lavoro – spiega Mariano – e mi rendo conto che questo non sia inclusivo, perché ne rende molto complicato e alle volte impossibile l’utilizzo per milioni di persone, almeno oggi. Un’auto elettrica non per tutti quindi, ma certamente per molte più persone di quante non vi si avvicinino".

 

Ma chi, a questo punto, può pensare di avvicinarsi ad un tale veicolo? In estrema sintesi, secondo Mariano – che sottolinea come, oltre ad occuparsi di divulgazione d'ambito, lui stesso guidi elettrico da oltre dieci anni – gli aspetti fondamentali sono due: la possibilità di ricaricare il mezzo da casa e non percorrere normalmente più di 300 chilometri al giorno. In questi casi, viene specificato, "Non bisogna nemmeno preoccuparsi di colonnine, app, e costi potenzialmente elevati".

 

Tornando all'esperienza raccontata da Mazzarella, Mariano sottolinea come a suo avviso, alla base delle difficoltà riscontrate, ci siano alcune ingenuità compiute dall'utente: "In primis non tener conto del fatto che le infrastrutture di ricarica, al giorno d'oggi, non sono pensate per chi non può ricaricare in autonomia il mezzo, ma solo per dare supporto a chi necessita occasionalmente, durante i grandi spostamenti, di integrare la ricarica".

 

"Va poi osservato che se il tratto affrontato dall'utente è quello Trento-Rovereto (poco più di 27 chilometri) questo, con un modello di auto elettrica 'medio' (segmento C con batteria da 50 chilowattora), può essere percorso con 4 chilowattora in extraurbano o circa 5 in autostrada – continua Paolo Mariano – che corrispondono a circa un'ora e mezza di ricarica casalinga o a pochi minuti ad una colonnina ad alta potenza. Per essere più chiari sul rapporto tempo di ricarica/chilometri percorsi: con una notte di ricarica di 12 ore si percorrono in media circa 225 km, al costo medio di circa 9 euro".

 

Ad essere messe in evidenza, sempre nell'ottica di spiegare come effettivamente per guidare un'auto elettrica alcune consapevolezze siano necessarie, Mariano sottolinea come un'ingenuità ulteriore sia stata quella di partire senza avere a bordo il cavo Type 2 di ricarica, che in ogni caso non sarebbe servito ricaricando alle colonnine ad alta potenza: "Questo è parte integrante dell’auto e non ci si sposta mai senza, tenendo conto che la quasi totalità delle colonnine AC, quelle a bassa potenza, non sono provviste di cavo integrato".

 

Venendo alla presenza di punti di ricarica sul territorio Trentino, viene poi sottolineato come comunque la provincia disponga di un'ottima infrastruttura pubblica, con un buon numero di colonnine ad alta potenza: "L'utente avrebbe avuto a disposizione, infatti, quattro stazioni di ricarica rapida a Trento, prima ancora di mettersi in viaggio, dove in pochi minuti avrebbe potuto caricare e partire. E una volta arrivato a Rovereto, ne avrebbe trovato altre: appena uscito dal casello autostradale di Rovereto Nord, la stazione di Becharge, o di Rovereto Sud, la stazione di A22".

 

Infine, il capitolo costi e difficoltà di gestione della app dedicate alla procedura di ricarica: altri due "tasselli negativi" emersi della testimonianza dell'utente: "Il discorso è ampio e certamente molto deve essere ancora fatto per semplificare tariffe e procedure, con il costo di ricarica che può essere, peraltro, estremamente variabile. Si va dalla media di 25 centesimi a chilowattora per la ricarica casalinga fino ai 0,90 per la ricarica ad alta potenza, considerando la tariffa al consumo e senza abbonamento: questo può spostare moltissimo l’ago della bilancia".

 

Ad essere specificato è poi come le tariffe di ricarica delle colonnine pubbliche siano molto aumentate negli ultimi anni e come, per l’utente, sia effettivamente complicato capire come accedere agli abbonamenti più adatti alle proprie esigenze di mobilità, che tuttavia consentono ancora di attestarsi attorno a 0,60 euro al chilowattora.

 

"Se prendiamo come esempio i 50 euro di spesa citati nella testimonianza dell'utente, rapportati ad un consumo medio realistico, questi possono valere da un minimo di circa 55 chilowattora fino ad un massimo di circa 200. Tradotto in chilometri, con quella cifra si percorrono da un minimo di 340/350 chilometri fino a un massimo di 1250. Va considerato, naturalmente, il prezzo medio di acquisto dell’energia di ogni utente".

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