Coronavirus, 10mila trentini hanno già chiesto l'indennità di 600 euro. I sindacati: ''Inps bloccato, uffici in affanno, servono 10 giorni per l'esame delle pratiche''
La rassicurazione: "Nessuno verrà lasciato indietro". L'appello è quello di evitare i doppi invii, da parte dei patronati massimo impegno per analizzare tutte le pratiche

TRENTO. Sono circa 10 mila i trentini che tra mercoledì e ieri a mezzogiorno hanno inviato una mail alle caselle dei patronati trentini per chiedere l’indennità di 600 euro prevista dal decreto Cura Italia. Una mole non di poco conto viste le tantissime difficoltà che ci sono non solo sul territorio ma anche dal punto di vista informatico con il sito dell'Inps rimasto bloccato.
In questo momento, rilevano i sindacati, i problemi non sono stati ancora risolti. Le pratiche, inoltre, vengono lavorate da remoto perché quasi tutti gli operatori sono in telelavoro e questo allunga ancora un po’ i tempi.
Parola d'ordine, quindi, sembra essere la pazienza. “Nessuna delle domande – spiegano dalla Cgil - verrà lasciata indietro e tutte le richieste verranno esaminate e inviate all’Inps. A causa delle tantissime richieste ci vorranno, però, almeno dieci giorni per completare l’esame delle pratiche”.
Se dall’esame dei patronati emergeranno carenze di documentazione gli utenti verranno contattati per le integrazioni necessarie. E’ fondamentale, inoltre, che tutti gli utenti evitino i doppi invii: è successo in più casi che la stessa persona abbia scritto a più patronati, come è emerso nel momento in cui la domanda è stata inoltrata all’Inps.
“Questo intasa le procedure e rallenta tutti – ricordano i sindacati - e ricordiamo che l’indennità speciale di 600 euro è relativa al mese di marzo e riguarda tra gli altri i professionisti con partita Iva, gli autonomi, gli stagionali del turismo, gli operai agricoli a tempo determinato e i lavoratori dello spettacolo, i collaboratori coordinati continuativi, mentre restano escluse le collaborazioni occasionali”.












