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Coronavirus, bar e ristoranti consegnano le chiavi dei loro locali a Conte: ''Così ci uccidete. Servono risposte su aperture e garanzie''

Flash mob questa mattina per le strade di Trento degli esercenti di molte attività ancora chiuse (e che da previsione dovrebbero aprire ai primi di giugno). Botto: ''Abbiamo bisogno di liquidità e non possiamo riaprire con le condizioni di cui si parla con una persona ogni 40 metri. Sarebbe insostenibile''. Il VIDEO e le FOTO

Pubblicato il - 30 April 2020 - 10:32

TRENTO. Una simbolica consegna delle chiavi al presidente Conte per un gesto eclatante degli imprenditori trentini (ristoratori, baristi, parrucchieri ed estetisti su tutti, i più colpiti dalla previsione di apertura dopo il 18 maggio). Il flash mob  si è sostanziato in un gesto plateale per protestare contro il perdurare del lockdown, ed è stato coordinato da Massimiliano Peterlana, presidente Federazione Italiana Esercenti Pubblici e Turistici del Trentino.

 

 

Fra pochi giorni dunque vari imprenditori protesteranno davanti alle loro attività, alzeranno le saracinesche di bar e ristoranti e, simbolicamente, consegneranno le chiavi delle loro imprese al premier Conte. Un gesto forte per lanciare il grido d’allarme di una categoria strozzata dalle restrizioni. D’altronde se non si può aprire non si può nemmeno fare incassi, ma la maggior parte dei costi fissi resta.

 

 

''Consegniamo simbolicamente le chiavi del locale a Conte - spiega Walter Botto del Bar Pasi in centro a Trento -. Non abbiamo più marginalità e dobbiamo sapere cosa fare e come fare per ripartire. Servono delle garanzie. Deve finire la farsa governo - banche, banche -governo. Noi abbiamo bisogno di avere liquidità e non possiamo riaprire con le condizioni di cui si parla con una persona ogni 40 metri. Sarebbe impossibile pensare di far entrare una persona alla volta, questo si beve il caffè e poi sotto il prossimo. Prima di tutto dobbiamo avere liquidità e garanzie di lavoro''. 

 

 

“Il dpcm del Governo, che fa riaprire bar e ristoranti non prima dell'1 giugno, è una doccia gelata”, spiegava Peterlana che oggi è intervenuto con queste parole.

 

 

D’altra parte il presidente del consiglio Giuseppe Conte è stato chiaro: “Nella fase due sarà ancora più importante mantenere le distanze di sicurezza”. A fronte di qualche allentamento nelle maglie delle restrizioni (QUI articolo), infatti, altre rimarranno in vigore e se i negozi dovrebbero ripartire il 18 maggio i più colpiti sono estetisti, parrucchieri, bar e ristoranti ultimi a tornare operativi solo dopo il primo giungo. 

 

 

“Una condanna a morte per le attività – spiegava ancora Peterlana nel presentare il flash mob – siamo pronti ad aprire con tutte le disposizioni per la messa in sicurezza di operatori e clienti. È una protesta simbolica e pacifica”. Una protesta che arriva due giorni dopo quella spontanea degli esercenti sempre del capoluogo che la sera hanno lasciato luci e serrande alzate presenziando davanti ai loro locali in silenzio e con mascherina sul volto (QUI ARTICOLO). 

 

 

Insomma servono risposte e piani concreti di azione: come spiegano gli esercenti, infatti, non c'è solo la previsione di apertura troppo posticipata nel tempo a spaventare ma anche il come dovranno lavorare, quali sono le condizioni per poter esercitare la propria attività, a non lasciare tranquilli negozianti, ristoratori, imprenditori. Servono riposte.

 


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