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Coronavirus, con i tamponi antigenici i dati del contagio raddoppierebbero in Trentino? De Santa: ''Da noi positivi circa il 20% dei testati''

Visto che la Provincia e l'Apss continuano a non voler riferire i dati sui test rapidi e continuano a mostrare una fotografia della situazione generale basata solo sui tamponi, strumento che in Trentino serve anche a cercare la negativizzazione di chi risulta positivo con gli antigenici (quindi un lavoro opposto al tracciamento), ci siamo rivolti a Progetto Salute che da quasi tre mesi (anche quando Pat e Apss non credevano in questi strumenti) li sta realizzando nelle aziende ai lavoratori e ai privati 

Di Luca Pianesi - 07 novembre 2020 - 04:01

TRENTO. ''Da una settimana troviamo circa il 20% di positivi tra i testati nelle persone sottoposte a tampone naso-faringeo. Una crescita costante che ha visto i nostri grafici passare dal 4% di un mese fa per aumentare progressivamente: la seconda settimana di ottobre eravamo all'8%, la terza al 10%, la quarta intorno al 14%''. Di cosa parliamo? Di test antigenici (o 'tamponi rapidi' quelli che in circa venti minuti danno il risultato). Chi parla? E' Azelio De Santa direttore sanitario di Progetto salute, azienda trentina che da oltre 30 anni si occupa della sicurezza e della prevenzione delle malattie sui posti di lavoro, medico specialista in medicina del lavoro e igiene industriale e segretario della sezione Trentino Alto Adige dell'associazione Medici Competenti

 

Visto che da giorni l'Apss e la Provincia a domande dirette e specifiche de il Dolomiti non hanno mai risposto e non hanno fornito dati su quanti sono i positivi trovati in Trentino con i test antigenici e visto che l'unica cosa che c'è stata detta dall'Apss è che oscillano tra le svariate decine e le svariate centinaia al giorno e a noi risulta che raddoppierebbero, almeno, i positivi forniti ogni giorno con il bollettino ufficiale, abbiamo provato a chiedere a chi i test rapidi li esegue da tre mesi, quasi due mesi prima dell'Apss che, come noto, per svariate settimane ha preferito evitare e scoraggiare l'utilizzo di questi test che pure già dimostravano la loro piena efficacia con i sintomatici e soprattutto nel trovare e limitare la diffusione dei focolai.

 

Una battaglia, quella di sapere quanti sono i positivi con test rapido, che stiamo conducendo per una questione di trasparenza nei confronti dei cittadini perché se si sapessero i numeri reali di contagiati che circolano e ci circondano anche in Trentino siamo convinti che la consapevolezza delle persone rispetto a quel che sta accadendo sarebbe molto più alta. E allora si potrebbe tentare di arrestare prima l'onda epidemica mentre a ripetere che va tutto bene, che ''saremmo stati zona verde'', e a mostrare i risultati di tamponi spesso realizzati per cercare la negatività invece che la positività la pandemia continuerà a proliferare.

 

Infatti, le analisi realizzate da Gedi Visual ogni giorno per Repubblica, mostrano che il Trentino è tra i territori che in proporzione ai tamponi eseguiti (che sono parecchi, come ogni giorno ripete il presidente Fugatti) è tra i territori nazionali che testano meno persone. Se, infatti, si va a guardare il dato sulla percentuale di persone positive trovate riferita alle persone testate si scopre che da giorni il Trentino è prossimo al 50% mentre il rapporto contagi/tampone è intorno al 10% (dati Apss dell'ultima settimana). Questo perché molti tamponi molecolari sono di controllo, ripetuti alle stesse persone e molti altri servono più a cercare i negativi che i positivi (sappiamo che una persona la si ''libera'' dopo il tampone molecolare negativo). 

 

E' il caso del tampone collegato proprio ai test antigenici. Se fino alla scorsa settimana, infatti, dopo la positività all'antigenico veniva fatto il tampone molecolare di controllo per confermare il contagio da qualche giorno l'Apss si è accorta di non riuscire (ormai da tempo e infatti ve lo abbiamo raccontato più volte) a controllare in tempi utili le persone: i tamponi arrivavano 7-10 giorni dopo la scoperta della positività e il più delle volte finivano, per questo, per trovare le persone già negativizzate. ''Oggi che finalmente hanno preso atto della piena efficacia dei test antigenici i tamponi molecolari di 'conferma' non si fanno più - conferma De Santa - ma si fanno per verificare la negatività al termine della malattia e quindi sono effettuati appositamente dopo svariati giorni''. 

 

Quindi il dato riferito allo strumento che trova il positivo (mettiamo che in un singolo giorno ce ne siano 400/500 e non sono numeri a caso) non viene reso pubblico mentre viene comunicato quello riferito allo strumento che verifica la negatività (tra una decina di giorni arriveranno 400/500 negativi in più nel report con altrettanti tamponi che abbasseranno ancora di più il rapporto contagi/tamponi). E poi c'è la trafila che deve seguire chi risulta positivo da test antigenico. Di fatto finché non arriva la comunicazione formale dell'Apss tutto è rimesso alla responsabilità del singolo: la persona deve mettersi in quarantena da sola e avvertire i suoi contatti più stretti. 

 

Questo perché spesso ci vogliono svariati giorni prima che Apss invii il provvedimento di isolamento e in questo periodo il medico di base non può emettere una certificazione di malattia se il soggetto è asintomatico costringendolo spesso a ricorrere alle ferie forzate. ''Proprio per questo noi facciamo attendere la persona che fa il test nella nostra struttura - prosegue De Santa - e non la mandiamo via subito inviando il risultato a casa. Perché sappiamo che c'è poca comunicazione e quindi se risulta positiva cerchiamo di capire se ha capito la gravità della situazione, le diamo le istruzioni per la questione lavorativa, scolastica, per i contatti stretti. La sensazione è che a livello di procedure non ci sia chiarezza''. 

 

E pensare che De Santa aveva scritto all'Apss mesi fa chiedendo ai dirigenti un incontro, per proporre loro dei protocolli, per invitarli a spingere sui test antigenici da subito, per usarli per scovare i focolai in anticipo ed evitare di ritrovarsi nella situazione che si sta vivendo oggi. ''Non abbiamo avuto nessuna risposta - spiega - ma proprio nessuna. Come categoria l'abbiamo trovato inspiegabile e anzi per svariate settimane abbiamo assistito a dichiarazioni pubbliche contro questa tecnica di tracciamento del virus. Un peccato. Noi avremmo anche predisposto un protocollo per le aziende da applicare per garantire la salute di chi lavora e al tempo stesso cercare anche di fare il possibile perché le persone lavorino, appunto. Perché oggi se un dipendente viene trovato positivo manda in quarantena tutti i colleghi. Con i test antigenici e un protocollo di gestione dei contatti pensiamo potremmo aiutare il sistema a garantire salute e lavoro''. 

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