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Coronavirus, è allarme braccianti anche in Trentino, Barbacovi: ''Stanno arrivando disdette da lavoratori stranieri, siamo spaventati dalla situazione''

L'effetto di alcune misure cautelative adottate da alcuni paesi dell'est Europa stanno portando a diverse disdette da parte dei lavoratori che sarebbero dovuti arrivare nelle prossime settimane anche in Trentino. La Coldiretti Trentino: "Speriamo che arrivi presto un intervento sul piano nazionale e comunitario per evitare che vengano poste ingiustificate barriere alla circolazione dei lavoratori e delle merci"

Di Giuseppe Fin - 29 febbraio 2020 - 19:26

TRENTO. C'è molta preoccupazione anche in Trentino per la fuga dei braccianti dalle campagne a causa del coronavirus. L'effetto delle misure cautelative adottate da alcuni paesi dell'est Europa nei confronti dei loro lavoratori impegnati nelle regioni del nord Italia stanno facendo arrivare numerose disdette da parte di chi sarebbe dovuto arrivare con l'avvicinarsi della raccolta dei piccoli frutti.

 

L'allarme è stato lanciato anche dalla Coldiretti nazionale che ha sottolineato come più di un quarto del Made in Italy a tavola viene ottenuto da mani straniere con 370mila lavoratori regolari dall’estero impegnati ogni anno in Italia. La Romania, ha sottolineatola Coldiretti, impone la quarantena ai suoi cittadini provenienti da alcune zone del nord Italia dove rappresentano la comunità straniera più  numerosa nei campi con oltre centomila lavoratori a livello nazionale ma misure restrittive sono state previste anche dalle autorità sanitarie polacche che raccomandano di adottare l’auto-monitoraggio mentre la Bulgaria chiede a tutti i passeggeri provenienti da tutte le regioni italiane (sintomatici ed asintomatici) di compilare al rientro un questionario, in presenza di un ispettore sanitario con l’invito ad osservare una quarantena al proprio domicilio nel Paese.

 

Si tratta di decisioni che stanno provocato le disdette degli impegni di lavoro da parte di molti lavoratori stranieri in Italia che trovano regolarmente occupazione stagionale in agricoltura fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore, secondo l’analisi della Coldiretti. La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia – spiega Coldiretti – è proprio quella rumena con 107591 occupati, davanti a marocchini con 35013 e indiani con 34043, che precedono albanesi (32264), senegalesi (14165), polacchi (13134), tunisini (13106), bulgari (11261), macedoni (10428) e pakistani (10272) secondo le elaborazioni Coldiretti che ha collaborato al Dossier statistico Immigrazione 2019.

 

“E' un grosso problema – ha spiegato Gianluca Barbacovi della Coldiretti del Trentino – perché anche da noi sono iniziate le disdette. Proprio in queste ore due imprese di Coldiretti che si stavano organizzando per la raccolta dei piccoli frutti mi hanno segnalato la rinuncia in totale di dodici lavoratori”. Una situazione che sta iniziando a far crescere i timori anche perché manca poco alla preparazione delle prime attività per la raccolta dei piccoli frutti.

Sicuramente siamo un po' spaventati – continua Barbacovi – e la mia speranza è che si arrivi ad arginare questo problema in fretta. Tra qualche mese abbiamo la raccolta delle fragole poi dei lamponi, alla fine di aprile e i primi di maggio. Se continua così ci saranno molti problemi”.

 

Sono moltissimi in Trentino gli operai che provengono da fuori Italia per lavorare nelle campagne. “Basta pensare che solo nella Val di Non per la raccolta delle mele parliamo di circa 15 mila operai”.

 

“Siamo difronte ad un virus e non sappiamo nemmeno tanto come intervenire – ha spiegato Barbacovi – ma speriamo che arrivi presto un intervento sul piano nazionale e comunitario per evitare che vengano poste ingiustificate barriere alla circolazione dei lavoratori e delle merci. Le decisioni estemporanee di alcuni Paese posso portare danni economici e occupazionali enormi”.

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