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Coronavirus, le maestre: “Non abbiamo i superpoteri, anche noi possiamo contagiarci. Sì alle scuole aperte ma in sicurezza”

Le maestre si battono affinché le scuole materne rimangano aperte ma chiedono più sicurezza: “Il famigerato sistema di tracciamento non è stato messo in atto in maniera puntuale, ora ci troviamo in una situazione d'emergenza che né la Pat, né l'Azienda sanitaria vogliono riconoscere”

Foto d'archivio
Di T.G. - 15 novembre 2020 - 21:46

TRENTO. Nonostante le rassicurazioni di Provincia e Azienda sanitaria dalle scuole arriva un grido d’allarme, mentre nel frattempo si moltiplicano le segnalazioni che riguardano situazioni critiche tanto all’interno delle strutture quanto per ciò che concerne il sistema di tracciamento (QUI articolo).

 

Da quanto trapela il mondo della scuola si sente abbandonato a sé stesso nella gestione dell’epidemia, inoltre c’è molta confusione soprattutto perché le comunicazioni o arrivano in ritardo, oppure sono del tutto assenti. L’incertezza la fa da padrona tanto che nel giro di qualche mese l’Apss ha cambiato più volte le modalità di interfacciarsi con le scuole.

 

“Il famigerato sistema di tracciamento non è stato messo in atto in maniera puntuale”, denunciano Martina Detassis e Mara Ghiro insegnanti di scuola dell'Infanzia e rappresentanti in Consiglio del Sistema Educativo Provinciale. Ora ci si ritrova in una situazione d'emergenza che né la Pat, né l'Azienda sanitaria vogliono riconoscere”. È proprio sollevare queste criticità che le due maestre hanno scritto una lettera, di seguito pubblicata in forma integrale.

 

La scuola dell'Infanzia sta attraversando una fase totalmente diversa da tutte le altre scuole di ogni ordine e grado. Se per la primaria e secondaria di primo grado, il mondo si indigna di fronte all'obbligo di mascherina in classe ed alla secondaria di secondo grado per la didattica a distanza, per la fascia d'età 3-6 anni, tutto sembra andare bene, nessun problema, il silenzio totale. La comunità scientifica ci dice che i bambini piccoli si ammalano poco e tutti ce ne rallegriamo. La stessa comunità scientifica ci chiede però di tenere i bambini lontani dagli anziani, perchè il loro non sviluppare la malattia, non coincide con l'impossibilità di contagio. Risulta ormai assodata la massiccia percentuale di asintomatici o pauci-sintomatici,specie nelle fasce d'età minore ed è proprio su questo che vorremmo puntare l'attenzione.

 

La Provincia Autonoma di Trento predispone in accordo con l'Azienda sanitaria i protocolli sanitari, nei quali si prevede che con un sintomo riconducibile a Covid-19 le famiglie debbano consultare il pediatra. Dopo pochi giorni però ci si accorge che non si possono obbligare i genitori a ricorrere ai medici per ogni raffreddore, quindi si decide di aggiustare il tiro, cominciando a parlare di sintomi combinati. Gli stessi protocolli parlano di chiusura delle sezioni in caso di un bambino positivo, ma anche qui, si pensa di modificare e di portare a due i casi di positivi per non ritrovarsi a chiudere ogni giorno una classe.

 

Tutto questo avrebbe forse funzionato se il famigerato sistema di tracciamento, fosse stato messo in atto, cosa che non è accaduta e puntualmente, ci si ritrova ora in una situazione d'emergenza che né la Pat, né l'Azienda sanitaria vogliono riconoscere. Se il genitore di un bambino si ammala, il figlio viene posto in quarantena, ma non tamponato; ora le scuole sono piene di situazioni come queste, ma ciò che non si era considerato, è che dotando il personale di sole mascherine chirurgiche, in un contesto nel quale il distanziamento non esiste, possa capitare che gli insegnanti si infettino, perché si sa, l'età media della categoria, è la stessa di quella dei nonni.

 

Il focus è questo, non portate i bambini dai nonni, proteggeteli, ci sentiamo dire da marzo. Per le scuole invece, tutto ok: gli insegnanti hanno i superpoteri, accudiranno bambine e bambini nello stesso modo di sempre, li coccoleranno, ci giocheranno, puliranno loro il naso e la bocca, li imboccheranno, si siederanno con loro nei tavolini da 8 per le attività, il tutto con una mascherina chirurgica, che ricordiamolo, protegge chi si ha di fronte, ma non se stessi.

 

Arriviamo ad oggi, file di insegnanti positivi al Covid-19, nessuna quarantena per le classi, ma non solo: nessuna trasparenza nei confronti dei genitori. Non c'è per l'amministrazione, alcuna necessità di comunicare alle famiglie la situazione. Scuole con 5,7, persino 13 persone positive, nessun focolaio dichiarato. Gli insegnanti chiedono tamponi, chiedono che venga autorizzato l'uso delle ffp2. L'amministrazione risponde che è tutto ok, l'Azienda sanitaria interpellata, fa di peggio: sta in silenzio. Si badi bene, che qui non si tratta di considerare i bambini “untori”, ma bensì veicolo inconsapevole per la trasmissione del virus.

 

Gli insegnanti in lockdown non ci vogliono andare, la scuola dell'infanzia è luogo dove ogni apprendimento passa attraverso il corpo, la collaborazione e la socialità, non si può tornare a marzo, non esiste didattica a distanza per i bambini e le bambine dai due anni e mezzo ai sei. I genitori hanno diritto di sapere queste cose, perché è inutile indignarsi se le scuole chiudono, bisogna farlo e fare fronte comune perché rimangano aperte, ma in modo sicuro per tutti, perché sanità e politica diano delle risposte ora e lo facciano in modo chiaro.

 

Martina Detassis e Mara Ghiro insegnanti di scuola dell'Infanzia e rappresentanti in Consiglio del Sistema Educativo Provinciale.

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