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Coronavirus, le società impianti: ''Ci prepariamo perché abbiamo una responsabilità pesante sull'indotto: si spera di partire per Natale''

Le incertezze sono moltissime, gli impiantisti predispongono le prove tecniche dell'innevamento programmato ma tutto è tendenzialmente rimandato a inizio dicembre, la scadenza del Dpcm dovrebbe sciogliere le riserve almeno sul Natale. Valeria Ghezzi: "Serve un Paese in funzione e non solo il Trentino. E' necessario prevedere aiuti e sostegni per il settore"

Di Luca Andreazza - 21 novembre 2020 - 04:01

TRENTO. "A oggi è impossibile fare previsioni. Attendiamo le decisioni del Comitato tecnico scientifico e della politica, questa scelta non ci compete". Queste le parole di Valeria Ghezzi, presidente di Anef-associazione nazionale esercenti funiviari e delle funivie seggiovie San Martino, che aggiunge: "Le società impianti hanno predisposto i piani neve perché abbiamo la responsabilità di preparare tutto, ma per il resto siamo spettatori di quanto avviene. Il Paese deve essere in funzione e il sistema sanitario deve essere meno sotto pressione. A questi livelli è controproducente e poco realistico pensare di aprire: manca solo un infortunio in pista per mettere in ulteriore difficoltà gli ospedali".

 

Le incertezze sono moltissime, gli impiantisti predispongono le prove tecniche dell'innevamento programmato ma tutto è tendenzialmente rimandato a inizio dicembre, la scadenza del Dpcm dovrebbe sciogliere le riserve almeno sul Natale. Più che improbabile partire per il Ponte dell'Immacolata: la curva epidemica non dovrebbe consentire fughe in avanti, neve naturale ancora scarsa e preparare il piano sciabile non è questione di pochi giorni.

 

"Ora non ci sono le condizioni termiche per produrre la neve e soprattutto si aspetta di aver più chiaro il futuro nel breve periodo per azionare i cannoni a regime. Le piste vengono comunque preparate - dice Ghezzi - perché le società impianti hanno una responsabilità pesante: tanti gli attori che ruotano intorno a questo settore tra scuole, noleggi, hotel, ristoranti e così via. I posti di lavoro sono tantissimi e questo comparto rappresenta molto per tante comunità. Il nostro compito è farci trovare pronti in base alle indicazioni politiche che riceviamo, poi è difficile sbilanciarsi anche sulla conclusione della stagione".  

 

Ma la coperta è corta e l'inverno appare ormai compromesso. Quasi tutti gli Stati europei sono in lockdown per cercare di abbassare la curva del contagio. Anche se i confini venissero riaperti, resta da capire la voglia del turista di viaggiare e le eventuali misure di quarantena che i governi potrebbero disporre all'ingresso dei vari Paesi, azioni che potrebbero rappresentare un deterrente. Un altro nodo è quello legato agli spostamenti interni all'Italia, mentre in generale la promozione è grossomodo ferma e le prenotazioni sono bloccate.

 

La mobilità è un enorme punto interrogativo. Le proiezioni parlano già tra un -50% e un -70%. L'estero difficilmente farà la sua parte, il mercato italiano è un'incognita e il Natale vale un terzo della stagione invernale. La coperta è corta. "Se non produciamo neve - spiega la numero uno degli impiantisti - lasciamo sicuramente a terra tutto l'indotto. Se prepariamo le piste ma non si apre, questo pesa sui bilanci delle società impianti. E' difficile anche programmare le assunzioni, ci troviamo a dover tenere fermi gli stagionali qualificati: non possiamo prendere persone per poi metterle in cassa integrazione e quasi tutti hanno già consumato la Naspi. E' una situazione complicata e speriamo di poter avere maggiore chiarezza a inizio del prossimo mese".

 

Gli impiantisti sono alla finestra. Dopo la brusca interruzione della scorsa stagione, una primavera cancellata e un'estate in fortissimo calo, seppur superiore alle aspettative, l'inverno è in difficoltà. "Noi possiamo fare la nostra parte - evidenzia Ghezzi - ma l'Italia deve essere in funzione. Il mercato estero è praticamente perso e diventa inutile aprire se la Lombardia, la Toscana e l'Emilia-Romagna sono in zona rossa. A marzo scorso abbiamo detto che si sciava ma la situazione era totalmente diversa: le scuole erano chiuse ma il Paese in funzione".

 

Intanto la Provincia ha messo sul piatto 5 milioni per l'innevamento programmato (Qui articolo). "E' un segnale - commenta la presidente di Anef - ma non basta. Questa cifra rappresenta un quinto di quanto spendiamo per produrre neve. Le società impianti arrivano a inizio stagione che hanno già speso e impegnato circa il 70% del bilancio. Anche in caso di chiusura le strutture devono essere sottoposte a manutenzione e controllo. E' necessario un piano di respiro, il settore deve essere aiutato e sostenuto, come tutti gli altri, attraverso i ristori".

 

Se molto si gioca dopo il 3 dicembre. In Val d'Aosta sono montate le polemiche per le lunghe code in quell'antipasto di stagione poi bloccato dal Dpcm. "Bisogna essere onesti - continua - l'affluenza in Cervinia è stata di 2 mila persone in quota che si traduce in una giornata mediocre per quasi tutte le stazioni sciistiche. E il distanziamento, unito alla ridotta capacità degli impianti, è proporzionale alla coda che si forma. Noi ci prepariamo a gestire questo aspetto ma gli addetti agli impianti possono intervenire fino a un certo punto se una persona non collabora: la divisa di un tecnico non ha la stessa autorità di quella delle forze dell'ordine. Le società impianti cercheranno di fare il meglio per la sicurezza, poi serve la responsabilità delle persone e una collaborazione con la Protezione civile".    

 

Insomma, la stagione invernale è già boccheggiante. "La realtà è che le società impianti predispongono piani neve contenuti e razionali da implementare a step. I costi ci sono comunque e sono elevati, l'obiettivo è quello di limitare i danni. Il settore è sulla difensiva e non ci sono altre soluzioni. Non dipende solo dal Trentino, fondamentale la ripartenza almeno dell'Italia".

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