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Il turismo piega la Croazia: stagione salva ma è record di contagi di coronavirus e si pensa a un piano di chiusure regionali

La Croazia sembra pagare la stagione turistica che non è andata così male nei mesi di luglio e agosto con un record di contagi di coronavirus. Nel frattempo si pensa a come tornare a scuola il 7 settembre

Foto Wikipedia, Diego Delso Panoramic view of the old city of Dubrovnik, Croatia
Di Giovanni Vale - 26 agosto 2020 - 12:13

di Giovanni Vale (Osservatorio Balcani e Caucaso)

 

ZAGABRIA. Lo scorso fine settimana è stato raggiunto un nuovo record di contagi: 306 nuovi casi registrati sabato 22 agosto, il numero più alto mai segnalato in Croazia dall’inizio della pandemia. Per dare un’idea delle proporzioni, si consideri che durante la cosiddetta prima ondata del coronavirus, tra marzo e maggio, non si era mai superata quota cento. Inoltre, se si considera il numero di contagi su 100.000 abitanti, la Croazia è diventata nelle ultime due settimane il sesto paese peggiore d’Europa, dopo Spagna, Malta, Lussemburgo, Romania e Francia (dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ECDC).

 

Com’era prevedibile, il paese paga la sua stagione turistica, o meglio il tentativo di salvare ad ogni costo i mesi di luglio ed agosto, importantissimi per l’economia nazionale. Poco più di 2 milioni di turisti si sono recati in Croazia a luglio e 2,3 milioni lo hanno fatto nelle prime tre settimane di agosto. Si tratta di numeri naturalmente inferiori rispetto all’anno scorso, ma non in modo drammatico. Anzi, in media, questi dati rappresentano i due terzi del traffico del 2019 e in alcune località si è registrato addirittura il 70% delle presenze rispetto ai risultati di luglio ed agosto dello scorso anno.

 

Insomma, da un punto di vista prettamente economico (e il turismo vale quasi un terzo del PIL in Croazia), Zagabria sembra aver fatto la scelta giusta, introducendo delle misure molto rigide in primavera e arrivando ad inizio giugno con 0 contagi giornalieri, in tempo per presentarsi come paese corona-free dove passare le proprie vacanze e lanciare una campagna di marketing in questo senso. Ma passate le elezioni generali del 5 luglio e con l’avvio della stagione turistica, il numero dei contagi ha ripreso a lievitare fino ad impennarsi con l’avvicinarsi di Ferragosto. Ecco che oggi, mentre l’alta stagione volge al termine, ricompaiono le misure d’emergenza mentre la Croazia finisce sulla lista nera di molti paesi europei.

 

Nuova emergenza?

 

"I dati mostrano che dobbiamo rimuovere la Croazia, l’Austria e Trinidad & Tobago dalla nostra lista di Corridoi di viaggio #coronavirus al fine di mantenere basso il livello di infezioni", ha dichiarato su Twitter la scorsa settimana il ministro dei Trasporti britannico Grant Shapps, annunciando una quarantena obbligatoria di 14 giorni per chi rientrerà in Regno Unito da questi tre paesi. Una misura simile nei confronti della Croazia è stata presa anche dalla Slovenia, mentre Austria, Italia e altri paesi europei impongono un tampone obbligatorio a chi entra nel paese provenendo dalla Croazia (la Germania considera “zona rossa” due regioni croate sulla costa). Nel paese, intanto, sono state introdotte nuove misure restrittive. Da metà agosto bar e discoteche devono chiudere obbligatoriamente a mezzanotte (ed è stata criticata, come in Italia, la decisione di riaprire le discoteche). Per la regione spalatina, si è inoltre deciso la scorsa settimana di imporre un numero massimo al numero di invitati ai matrimoni (50 persone) e alle feste private (20 persone), vietando nuovamente ai bar di servire i clienti all’interno, ma unicamente ai tavoli all’aperto, mentre gli agriturismi della regione possono accettare gruppi per la ristorazione fino a un massimo di 20 persone.

 

"Non deve esserci un nuovo lockdown, l’obiettivo è dare responsabilità alle unità di crisi locali", ha dichiarato lunedì il ministro dell’Interno croato Davor Božinović. Il ministro ha spiegato che nel gestire l’epidemia nelle prossime settimane, il governo preferirà un approccio regionale, tenendo conto delle differenze che si riscontrano tra le regioni della Croazia. In altre parole, dato che l’aumento dei contagi riguarda soprattutto l’Istria, la Dalmazia e la capitale Zagabria, sarà in queste aree che verranno introdotte delle limitazioni, senza dover sottoporre l’intero paese alle nuove regole. L’età media delle persone contagiate, molto bassa rispetto alla “prima ondata” (si parla di poco più di 30 anni), fa sì che per il momento non ci sia un sovraccarico negli ospedali.

 

Ci sono attualmente 2.212 persone contagiate in Croazia, 136 delle quali in ospedale e 12 in terapia intensiva.

 

Il turismo innanzitutto

 

Anche se Božinović ha assicurato qualche giorno fa  che "meno dell’1% dei turisti è stato contagiato [in Croazia, ndr.]", l’introduzione delle nuove misure di quarantena da parte degli stati vicini ha provocato, secondo la stampa locale, un esodo anticipato di migliaia di visitatori. Delle code sono state segnalate  sia in ingresso in Austria che in Slovenia, causate da quei turisti che avrebbero scelto di interrompere le proprie vacanze in Croazia onde evitare di dover passare due settimane in quarantena una volta rientrati a casa. Dall’altro lato, però, la stampa croata nota anche che nonostante l’annuncio delle nuove misure adottate in Regno Unito, due aerei pieni di viaggiatori britannici sono regolarmente atterrati a Dubrovnik lo scorso fine settimana.

 

Insomma, pare sia ancora presto per determinare con certezza un trend nella stagione turistica di quest’anno, che per il momento sembra essere, almeno per i mesi di luglio ed agosto, non così catastrofica. Il direttore dell’ente turistico croato, Veljko Ostojić, ha dichiarato al Glas Istre che, nonostante le difficoltà nel proseguire l’attività turistica con il peggiorare della situazione epidemiologica, "non dovremmo abbandonare il resto della stagione". "Perdere i ricavi del turismo dei mesi di settembre e ottobre non sarebbe responsabile", ha spiegato Ostojić. Al tempo stesso, dei sussidi al settore saranno necessari - ha chiosato il direttore.

 

Mentre emergono le prime analisi della stagione turistica, con le proiezioni dei ricavi e i commenti sugli alloggi che sono andati per la maggiore (campeggi e grandi hotel, capaci di garantire alti standard qualitativi), si pone anche in Croazia il problema della scuola. In che condizioni si potrà ripartire il 7 settembre? Per il momento, dal ministero dell’Educazione fanno sapere che le maschere in classe saranno necessarie qualora non sia possibile mantenere una distanza di 1,5/2 metri tra gli allievi. Nelle scuole elementari, inoltre, verrà misurata la temperatura ogni giorno agli alunni. Infine, se un bambino risulterà positivo al virus, tutta la classe dovrà andare in quarantena e riprenderanno allora le lezioni online.

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