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Infiltrazioni mafiose, il gruppo Mezzacorona: ''E' la solita annosa vicenda, priva di fondamento''

La vicenda riguarda dei possedimenti che sono stati acquistati dal gruppo negli anni 2000 e che già in passato erano finiti al centro di altre inchieste che però non avevano portato risvolti giudiziari 

Di Nereo Pederzolli - 20 marzo 2020 - 19:56

TRENTO. E’ la scommessa (vincente?) di trasferire in Sicilia l’esperienza e la dinamicità imprenditoriale del Trentino. Puntando sul vino, in quel periodo – quello siciliano – in assoluto gran spolvero.

 

Siamo ai primi del 2000, i possedimenti agricoli che fiancheggiano lo splendido lago Arancio, nel cuore di Sambuca, provincia di Agrigento, sono vasti e messi all’asta a prezzi molto vantaggiosi.

 

Basti pensare che con un miliardo, tra le Dolomiti, non si comprava neppure un ettaro di vigneto pregiato. Laggiù, con un pugno di miliardi di vecchie lire il Gruppo Mezzacorona riuscì a strappare la concorrenza di alcuni imprenditori siculi e acquistò qualche centinaio di terreni. Subito trasformati in una tenuta assolutamente moderna, stile dei vigneti ‘made in Trentino’, consulenza enologica d’altissimo livello e immediati successi commerciali.

 

Un exploit che causò invidie, maldicenze, anche qualche illazione. Mafiosa. Al punto che già nei primi anni della produzione le Fiamme Gialle frequentarono più volte gli uffici.

 

Con l’annuncio di clamorosi riscontri, ma che – lo dimostrano gli atti – non portarono ad alcun risvolto giudiziario. Anche se il fascicolo non venne archiviato. Così, oggi, torna alla ribalta l’ipotesi di commissioni con il riciclaggio di denaro legato a presunti boss mafiosi. (QUI L'ARTICOLO)

 

Il Gruppo respinge le accuse. A parte il comunicato ufficiale, ribadiscono che “è la solita, annosa vicenda, priva di fondamento. Annunciata in un momento grave per il comparto enologico nazionale, il virus che imperversa, condiziona mercati e attività. Se proprio si voleva recuperare l’indagine, si poteva attendere momenti migliori”.

 

Riportiamo il comunicato del Gruppo Mzzacorona

 

In merito alle notizie divulgate dai mezzi di informazione riguardo ai provvedimenti attuati dall’Autorità Giudiziaria e riferiti ad un presunto coinvolgimento in fatti illeciti e associazioni mafiose in Sicilia, il Gruppo Mezzacorona respinge con forza tali addebiti e ribadisce quanto segue:

 

-la totale estraneità del Gruppo Mezzacorona a collegamenti e attività mafiose in Sicilia;

 

-il Gruppo Mezzacorona ha sempre agito correttamente e seriamente nel proprio impegno
imprenditoriale a tutela dei propri soci, azionisti e collaboratori;

 

-l’azienda ha la certezza di poter dimostrare la propria totale estraneità rispetto ai fatti
contestati.

 

Il Gruppo Mezzacorona pertanto chiede con la massima sollecitudine all’Autorità Giudiziaria che sia fatta nel più breve tempo possibile chiarezza sulla vicenda a servizio e a tutela del reddito e del lavoro dei propri 1.600 soci, dei 480 azionisti e dei 500 collaboratori.

 

Qualsiasi altra illazione o speculazione è assolutamente falsa e il Gruppo Mezzacorona diffida chiunque a pubblicare o divulgare notizie non corrispondenti al vero, con la più ampia riserva di tutela della propria immagine e reputazione nelle sedi giudiziarie competenti.

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