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Nel giorno della grande nevicata 13 persone vengono espulse dalla residenza Fersina e lasciate in strada: “Avevano superato i limiti del reddito”

La polizia si è presentata all’alba per dare esecuzione alla revoca dell’alloggio all’interno della residenza Fersina. Per la legge avevano superato i criteri legati al reddito minimo. Così 13 ragazzi sono finiti per strada in mezzo alla neve nel giorno della nevicata che ha sommerso la città di Trento

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 29 December 2020 - 20:34

TRENTO. È una vicenda dai contorni kafkiani quella che coinvolge 13 richiedenti protezione internazionale recentemente espulsi dalla residenza Fersina perché “colpevoli” di aver superato le soglie di reddito che consentono di alloggiare nella struttura. La vicenda però merita di essere raccontata per intero e per questo vale la pena fare un passo indietro.

 

Sono circa le 4e30 della mattina del 29 dicembre quando gli agenti di polizia si presentano ai cancelli della struttura. Solo poche ore prima un’imponente nevicata si è abbattuta su tutto il Trentino, nel capoluogo il termometro è finito più volte sotto lo zero. All’interno della residenza gli ospiti sono tranquilli e stanno dormendo, nessuno si aspetta di essere svegliato di soprassalto dalla polizia. Tanto meno si aspettano di essere accompagnati ai cancelli, con il divieto di rientrare all’interno anche solo per prendere le proprie cose.

 

Eppure è proprio ciò che accade, gli agenti hanno 13 nomi e un ordine da portare a termine. Così 13 ragazzi che provengono da Pakistan, Guinea e Bangladesh si trovano sulla strada, in mezzo alle neve. D’altra parte la burocrazia non conosce il freddo, non conosce le stagioni e sicuramente non conosce nemmeno quanto può essere complicato trovare un appartamento in affitto quando ti trovi a diverse centinaia di chilometri dal tuo Paese, non parli bene la lingua e hai pochi soldi in tasca.

 

Per provare a fare luce sulla vicenda Il Dolomiti ha contatto Maria Letizia Guerra la responsabile della Croce rossa italiana che gestisce la struttura. La coordinatrice però non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito. Dopo diverse telefonate è stato possibile contattare Cinformi, che in Trentino gestisce il settore dell’accoglienza per conto del dipartimento salute e politiche sociali che a sua volta fa riferimento all’assessora Stefania Segnana.

 

Ad ogni modo, Cinformi conferma la versione raccolta da Il Dolomiti, i 13 ragazzi sono stati accompagnati alla porta perché avevano superato le soglie di reddito che danno diritto a essere ospitati nella struttura. Un limite che è legato per legge al valore dell’assegno sociale: 459,83 euro per 13 mensilità, 5.977,79 euro annui. Superata questa soglia non si ha più diritto a essere aiutati. Parte dei richiedenti protezione internazionale aveva svolto una serie di lavori stagionali come braccianti o come impiegati di qualche negozio etnico. Chiaramente il calcolo viene effettuato su base annua ma non tiene conto del fatto che ci si trovi nel pieno di una pandemia, con tutto ciò che comporta per il mondo del lavoro. In altre parole non è detto che i 13 ragazzi espulsi abbiano ancora un reddito. Ma tant’è la burocrazia non aspetta.

 

“La polizia – spiegano da Cinformi – è intervenuta perché queste persone non avevano lasciato entro i tempi previsti la residenza, nonostante gli fosse stato notificato”. Notifica che dev’essere arrivata qualche tempo fa. “La procedura – sottolineano da Cinformi – è in capo alla prefettura e al commissariato del governo che sono chiamati ad appurare di quali mezzi economici dispongono gli ospiti e, nel caso in cui superino la soglia stabilita, sono sempre le autorità che dispongono la revoca dell’alloggio”. Ancora una volta la burocrazia ha fatto il suo corso. Tutti hanno svolto il compito che gli era stato assegnato. Il risultato è che altri 13 ragazzi sono finiti per strada, fra la neve e freddo, proprio nei giorni in cui in città si sta facendo il possibile per trovare un tetto a chi non ha riparo.

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