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Panico da coronavirus, dopo il decreto fuga in massa dalla Lombardia e stazioni prese d'assalto anche nelle altre province

Dopo la fuga di notizie treni presi d’assalto e valige fatte in fretta e furia pur di non rimanere “intrappolati” nelle zone arancioni ma così si aumenta il rischio di diffondere il contagio. Conte (VIDEO): “Inaccettabile che qualcuno abbia diffuso la bozza del decreto”

Di Tiziano Grottolo - 08 marzo 2020 - 09:21

MILANO. Alla fine è arrivata anche l’ufficialità: il Governo Conte ha deciso di isolare l’intera Lombardia e altre 14 provincie italiane per cercare di frenare il diffondersi dei contagi da coronavirus. Peccato però che la notizia, confermata implicitamente dallo steso Conte intorno alle 2 di notte (benché fosse nell’aria già da qualche ora), ha scatenato la reazione incontrollata di molti cittadini che pur di non trovarsi “intrappolati” nelle zone arancioni hanno preso d’assalto treni e fatto in fretta e furia le valige.

 

Infatti se nei giorni scorsi le stazioni, soprattutto di Milano, apparivano semivuote nella tarda serata di ieri, sabato 10 marzo, si sono nuovamente riempite di gente che cercava di abbandonare la Lombardia. Scenari simili si sono verificati anche in alcune delle altre province inserite fra le zone arancioni. Così i treni notturno si sono riempiti di persone, con tutti i rischi del caso, infatti la preoccupazione maggiore è che questa “fuga di massa” possa veicolare con maggior rapidità il Virus facendolo arrivare anche in altre zone d’Italia.

 

Per quanto riguarda il decreto invece, oltre alla Lombardia, le zone arancioni sono state estese alle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara e Vercelli. Al contrario i livelli di allerta sono stati abbassati nei comuni del basso lodigiano, in Lombardia e di Vo’ Euganeo in Veneto.

 

 

“A queste zone applichiamo un regime e misure restrittive più rigorose” ha detto Conte, le nuove misure entrano in vigore oggi, domenica 8 marzo, e prevedono, secondo quanto riferito: “Il vincolo di evitare ogni spostamento in entrata e in uscita, anche all’interno del territorio: ci si muoverà solo per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute”.

 

Pur non essendo entrato in vigore un divieto assoluto, quindi non una vera e propria quarantena anche se i provvedimenti adottati non sono poi così distanti, ora le forze dell'ordine potranno fermare i cittadini e chiedere loro spiegazioni sui relativi spostamenti e sui motivi che li portano a muoversi nelle così dette zone arancioni. Per le persone che al momento si trovano lontane da casa, se questa si trova all’interno di una zona rossa, potranno fare rientro al proprio domicilio.

 

Sospesi, e il divieto vale per tutto il territorio nazionale, incontri e spettacoli, chiusi anche musei, via libera invece agli incontri sportivi ma solo per i professionisti e solo se svolti a porte chiuse (o in alternativa all’aperto ma senza pubblico). Lezioni e gite, come già stabilito in precedenza rimangono sospese. Nelle nuove zone arancioni scatta il “coprifuoco” per bar e ristoranti che potranno tenere aperto solo dalle 6 alle 18.

 

Infine per chi presenta febbre o sintomi del coronavirus l’ordine è quello di rimanere a casa e mettersi in contatto telefonico con le rispettive aziende sanitarie, uno dei numeri verdi o il proprio medico, i casi già risultati positivi ovviamente dovranno rimanere nelle proprie abitazioni per evitare di contribuire alla diffusione del contagio.

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