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Scontro aperto fra Armenia e Azerbaigian, nei combattimenti ci sono vittime civili. Ecco perché una guerra riguarda anche l’Italia

Nella regione del Nagorno Karabakh gli eserciti di Armenia e Azerbaigian si stanno affrontando in campo aperto. Negli scontri si sono già registrate delle vittime fra i civili. Entrambe le parti non sembrano intenzionate a cedere anche se nel frattempo Russia e Iran hanno chiesto un immediato cessate il fuoco

Di Tiziano Grottolo - 28 settembre 2020 - 11:01

TRENTO. Le tensioni fra Armenia e Azerbaigian sono scopiate alcuni giorni fa, non è ancora chiaro chi abbia dato il via alle ostilità: come spesso accade entrambi gli schieramenti si sono rivolti accuse reciproche. Da quanto trapela sembrerebbe che i ribelli dell’autoproclamata Repubblica del Nagorno Karabakh, nata da una sanguinosa guerra civile combattuta negli anni ‘90, abbiano attaccato alcune postazioni dell’esercito azero che rivendica la sovranità sulla regione. La reazione di Baku è stata estremamente violenta e nei bombardamenti che sono seguiti sono morti anche alcuni civili.

 

In questo momento l’Armenia, che appoggia la repubblica indipendentista, e l’Azerbaigian si stanno fronteggiando sul campo. Negli scontri gli azeri avrebbero perso almeno due elicotteri abbattuti dalla contraerea di Erevan. Attorno alla regione dell’altopiano armeno si sta combattendo una guerra con mezzi moderni, l’artiglieria pesante azera, supportata dall’aviazione, sta battendo le postazioni occupate dagli indipendentisti e dall’esercito armeno.

 

 

Dal canto suo l’Armenia ha annunciato di aver avviato una controffensiva, appoggiata anche dai droni, per riconquistare le posizione perdute nelle prime fasi degli scontri. I proclami delle autorità governative di ambo le parti continuano a gettare benzina sul fuoco e nessuno sembra intenzionato a cedere. Nel frattempo sia la Russia che l’Iran hanno chiesto un immediato cessate il fuoco mentre la Turchia, che da tempo sostiene l’ Azerbaigian, ha condannato l’Armenia.

 

Le tensioni nell’area riguardano da vicino anche l’Italia che dal 2011, cioè quando è scoppiata la guerra civile in Libia, ha scelto l’Azerbaijan come novo partner energetico, intensificando gli scambi soprattutto per quanto riguarda petrolio e gas naturale. Quando l’oleodotto del Tap, che attraversa la Puglia, raggiungerà la massima efficienza ogni anno Baku esporterà verso Roma 10miliardi di metri cubi di gas.

 

 

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