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(VIDEO) Contrabbando tra Italia e Svizzera, coinvolto un imprenditore trentino. Stava consegnando ad uno spallone centinaia di monete d'oro

L'uomo è coinvolto dell'indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Como con l'operazione "Panni Sporchi". Le indagini hanno permesso di portare alla luce un sodalizio criminale dedito al riciclaggio dei proventi dei delitti tributari e del commercio abusivo di oro, mediante il trasferimento fraudolento in contanti o oro da investimento coniato in monete, da e per la Svizzera

Pubblicato il - 07 maggio 2020 - 10:09

TRENTO. Aveva centinaia di monete d'oro per un valore di oltre 70 mila euro e l'obiettivo era quello di portarle in Svizzera per sottrarle al fisco italiano. C'è anche un imprenditore trentino coinvolto nell'indagine “Panni sporchi” condotta dalla Guardia di Finanza di Como e che ha permesso di portare alla luce un sodalizio criminale dedito al riciclaggio dei proventi dei delitti tributari e del commercio abusivo di oro, mediante il trasferimento fraudolento di valuta in contanti nonché di oro da investimento coniato in monete, da e per la Svizzera.

 

I risultati raggiunti dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Como si riassumono in queste cifre: arresto di due persone in flagranza di reato e denuncia a piede libero di 19 soggetti nonché il sequestro di 36 chili di oro (in forma di lingotti o di sterline da investimento), di denaro contante per circa 660 mila euro e 5 autovetture.

 

L’indagine ha riguardato il settore del riciclaggio transnazionale di valuta, fenomeno che caratterizza la provincia comasca che non solo è situata sul confine con la Svizzera, ma si colloca anche a metà strada del crocevia finanziario che collega Lugano a Milano.

 

 

Non più pesanti bricolle trasportate da contrabbandieri lungo gli impervi sentieri nei boschi di confine, dunque, ma comode auto cariche di oro e valuta, nascosti in ben occultati doppifondi, guidate da moderni spalloni che corrono lungo la tratta autostradale che unisce i due capoluoghi.

 

In realtà, i flussi finanziari che passano da Como si diramano poi per l’intera Italia. Come nell’episodio che ha portato all’arresto, in flagranza, di due degli indagati quando questi sono stati sorpresi dai militari presso l’uscita del casello autostradale di Brescia nell’atto di scambiarsi un pacco di banconote: 138.500 euro consegnati da un imprenditore lombardo ad uno spallone perché li trasferisse in Svizzera.

 

Ed è proprio sui patrimoni di rientro dalla Svizzera che si sono concentrate le indagini delle Fiamme Gialle lariane che non solo hanno effettuato denunce e sequestri a carico di chi è rientrato in Italia senza effettuare le previste dichiarazioni in dogana, ma che hanno anche approfondito le modalità con le quali i destinatari finali di queste provviste finanziarie hanno costituito il loro tesoretto all’estero non dichiarandolo al Fisco.

 

Per questa ragione sono state segnalate, per gli opportuni approfondimenti fiscali, ai reparti delle province di Parma, Napoli, Genova e Trento, le posizioni di coloro che detenevano illecitamente denaro in Svizzera.

 

I vertici del sodalizio, in concreto, gestiscono oltreconfine intermediari finanziari – nella forma per lo più di società fiduciarie o di cambiavalute – curando, su esplicita richiesta del cliente finale, il flusso finanziario, infatti, dalla Svizzera all’Italia, provvedono dapprima alla monetizzazione dei flussi finanziari esteri e, successivamente, al trasferimento dei fondi mediante spalloni dall’Italia alla Svizzera, provvedendo al ritiro del contante in Italia, al trasferimento oltreconfine e quindi al versamento in appositi conti correnti, accesi presso specifiche banche elvetiche, oppure al deposito in cassette di sicurezza “anonime” dislocate non solo all’interno di Istituti di credito ma anche presso uffici cambio.

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