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Vittima di femminicidio, Eleonora ha dovuto aspettare 5 mesi solo per essere tumulata. La famiglia resta in un limbo di dolore, in attesa del processo

Il marito Manfrini (indagato per l'omicidio e tuttora in carcere) si è opposto per quasi cinque mesi a far seppellire il corpo della donna convinto che i rilievi avrebbero potuto scagionarlo. Ieri è arrivato questo piccolo ma importante passo e alla tumulazione erano presenti anche i sindaci di Arco e Riva. Il tutto mentre, nonostante si fosse parlato di processo per direttissima, ancora la famiglia non sa nulla 

Di Luca Pianesi - 25 gennaio 2020 - 19:16

RIVA DEL GARDA. La sua volontà sarebbe sempre stata quella di essere cremata e la famiglia ancora non si spiega come possa la giustizia italiana protrarre una tale agonia, tenere in un limbo senza fine il corpo di questa povera donna già vittima, in vita, di un terribile massacro. E da allora, da quel 5 settembre del 2019 quando venne trovata senza vita in un locale di Nago da suo marito Manfrini, col corpo tumefatto, ferite e segni di percosse, tutto è fermo sul piano giudiziario.

 

Proprio lui che è l'unico indagato e che si trova in carcere perché accusato dell'efferato omicidio (dalle sue dichiarazioni l'uomo quella sera si sarebbe addormentato con lei al suo fianco e la mattina successiva si sarebbe svegliato trovandola in quelle condizioni) si è opposto più volte a far seppellire Eleonora Perraro nonostante ci fosse già il nulla osta della procura.

 

Il marito, infatti, sosteneva che proprio i rilievi sul corpo della donna avrebbero potuto scagionarlo o attenuare la sua posizione. E in questo modo ha protratto l'agonia della famiglia della vittima che non ha potuto nemmeno ''chiudere'' la vicenda legata al corpo della figlia, sorella, amica. Ieri l'ennesimo passaggio (dopo un appello fatto sui social molto toccante QUI ARTICOLO), l'ennesimo momento di difficile ricordo, di pesante rievocazione di quel drammatico momento con la tumulazione del corpo. Poi, se finalmente ci sarà il via libera, si potrà dare seguito alle sue volontà e procedere con la cremazione e allora ecco un altro strazio per i suoi cari e la vicenda giudiziaria che avrebbe dovuto seguire il percorso della ''direttissima'' ma che ancora oggi, a cinque mesi di distanza, non ha una data fissata per l'avvio del processo.

 

Una via crucis vera e propria, interminabile, fatta di cadute, di silenzi, di pianti e di sospiri, difficilissima da affrontare, snervante per qualsiasi famiglia che, come quella dei Perraro, si trova ad affrontare situazioni di questo tipo, una perdita tanto cara causata da un gesto tanto efferato. Ieri per assistere alla tumulazione al cimitero di Grez di Riva c'erano anche alcune istituzioni, oltre ad amici e parenti di Eleonora. C'erano il sindaco di Arco Alessandro Betta e quello di Riva Adalberto Mosaner. Un piccolo, ma importante, segnale che non tutto è perduto: che la comunità è accanto alla famiglia della donna e chiede giustizia e verità per quanto accaduto, assieme a loro. Perché non c'è niente di più sbagliato che ''spegnere i riflettori'' e pensare che tutto sia finito una volta che il fatto si è concluso. 

 

Il dramma legato a eventi terribili come questi si protrae per anni, nella aule dei tribunali, nelle case dei famigliari e la comunità non deve abbandonare nessuno, in nessun caso.

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