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"Mi hanno ucciso il 5 settembre ma non posso ancora riposare". Eleonora Perraro, vittima di femminicidio, resta senza sepoltura

Elenora Perraro venne trovata esanime tra i pouf e gli ombrelloni del locale Sesto Grado di Nago. Il marito, Marco Manfrini, accusato di omicidio aggravato, (dal carcere) non vuole concedere il nulla osta alla sepoltura. La madre Mariangela in una dura e straziante lettera di sfogo presta la propria voce alla figlia: "Pensavo di essere al sicuro con l’uomo che diceva di amarmi. Il mio futuro si è fermato lì. Mia madre versa lacrime al vento invece che sulla mia tomba"

Di A.V. - 16 gennaio 2020 - 18:53

NAGO. "Sono Eleonora Perraro. Sono morta il 5 settembre 2019. Ma ancora non posso riposare. Spero che il nuovo anno possa regalare a me e ai miei cari la pace".

 

Finisce così la lettera straziante pubblicata sulla pagina Facebook "Progetto Alba Chiara" da Mariangela, "mamma di una vittima con l'anima condannata all'ergastolo" come lei stessa si definisce. Una lunga lettera, fatta di ricordi e speranze, amarezza e rimpianto. Le parole di questa madre, che presta la voce alla figlia morta, mettono i brividi e meritano il nostro tempo e, soprattutto, una riflessione profonda su quanto sia stato fatto e quanto ancora ci sia da fare per contrastare una piaga, sociale e culturale, subdola e trasversale: la violenza sulle donne.

 

Mariangela è la madre di Eleonora Perraro, la 43enne trovata senza vita lo scorso settembre a Nago, tra i pouf e gli ombrelloni di un locale della zona (QUI ARTICOLO). Sul corpo della donna erano stati rinvenuti evidenti segni di violenza e di strangolamento (QUI ARTICOLO) e, sin dai primi momenti, le indagini si erano concentrate sul marito, Marco Manfrini, accusato poi di omicidio aggravato (QUI ARTICOLO).

 

"Avevo 43 anni quella notte. Pensavo di essere al sicuro con l’uomo che diceva di amarmi. Di certo ero felice di quei momenti di fine estate, quando le serate si fanno più fresche, i turisti sono meno e le notti sono ricolme di stelle. Quelle notti piene di sussurri e di promesse di futuro. Il mio futuro si è fermato lì, al bar Sesto Grado", continua il racconto di Eleonora.

 

La coppia aveva passato la serata insieme. Il mattino seguente, Manfrini, in evidente stato confusionale, aveva chiamato le forze dell'ordine dicendo di essersi svegliato e aver trovato, accanto a sé, la moglie esanime. Quanto riscontrato dai rilievi e le dichiarazioni confuse dell’uomo avevano portato gli investigatori a procedere al fermo del marito di Eleonora, indiziato per omicidio aggravato. 

 

A quattro mesi di distanza, però, Eleonora sembra non aver trovato ancora pace. "Posso raccontarvi il mio presente - continua - Sono rinchiusa al buio, io che tanto amavo la luce. Sono come un carcerato che attende di poter rivedere il sole. Per ora la mia sentenza non è stata pronunciata. Ma se ci penso bene non sono io il colpevole. Sono la vittima. Sono una donna che è stata brutalmente ammazzata".

 

Il presente di Eleonora, raccontato dalla mamma Mariangela, è un presente segnato da altro dolore. Il corpo di Eleonora, come denuncia la madre, aspetta ancora degna sepoltura. "Mio marito Marco non fornisce il nulla osta per la mia sepoltura. Dice che il mio corpo svelerà la verità sugli accadimenti". La procura, infatti, ha dato il nulla osta alla sepoltura. Ma, per procedere all'inumazione, serve anche il consenso della famiglia. Della famiglia di Eleonora, legalmente, fa parte anche il marito che, ora, si oppone alla sua sepoltura: spera, forse, che ulteriori rilievi sul corpo della donna possano scagionarlo o attenuare la sua posizione. 

 

"Povera sciocca che sono stata. Ho sempre pensato che amore e verità fossero sinonimi. Ho sempre pensato che giustizia e compassione fossero sinonimi. Durante la mia vita non ho mai giudicato nessuno e di certo non ho intenzione di cominciare ora che la mia vita è finita. Il mio pensiero va alla mia famiglia che non ha un luogo per venire a salutarmiMia madre è dilaniata dal dolore e non si capacita di quanto è accaduto". Niente e nessuno potrà ridare a Mariangela la figlia. E non è questo quello che chiedono. Mariangela e la sua famiglia chiedono solo un luogo in cui poterla piangere. 

 

Il pensiero, poi, va alle tante (troppe) vittime di violenza. I dati sulla violenza di genere sono allarmanti. Ovunque, tutti i giorni, le donne sono vittime di abusi, fisici e psicologici, da parte di chi dice di amarle. Uno stillicidio, spesso silenzioso, che purtroppo non accenna a fermarsi.

 

"Dalla mia prigione ho sentito per alcuni giorni voci sensazionalistiche contro la violenza sulle donne. Come se ci dovesse sempre scappare il morto per accendere i riflettori su un tema di civiltà. Poi le luci si sono spente e io sono rimasta qua. Fino a quando ci sarà una altra Eleonora. Una Francesca. Una qualunque. Ancora un po’ di baccano e poi via un altro giro di giostra. Credo che la giustizia debba garantire sia il colpevole che la vittima. Io sono morta e non mi sento garantita perché ancora non ho un luogo dove io possa riposare in pace. Mia madre versa lacrime al vento invece che sulla mia tomba. Non mi potranno essere ridate indietro. Non mi potrà esser ridata indietro la mia vita. Chiedo solo di poter uscire da questo tempo sospeso".

 

 

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