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Caso Benno, dalle bottigliette d'acqua ossigenata alla crisi acuta in Germania, ora recuperato il corpo della mamma. La sorella ringrazia: ''Voglio trovare la verità''

Un mistero che dura dal 4 gennaio quando di Laura Perselli, 68 anni, e Peter Neumair, 63 anni, sono spariti nel nulla. La figlia in queste ore, dopo il ritrovamento del corpo della madre, ringrazia inquirenti e macchina delle ricerche, auspica naturalmente che si possa trovare anche il padre e si batte per avere la verità su quanto successo quella tragica sera

Di L.A. - 07 February 2021 - 05:01

BOLZANO. Un mese di ricerche e indagini, poi una svolta a Egna. Si è intervenuti sulla portata del fiume Adige, un abbassamento artificiale di 20-30 centimetri sufficiente per far affiorare il primo cadavere, quello di Laura Perselli. Ora si sono ulteriormente intensificate le operazioni per ritrovare la salma di Peter Neumair (anche se causa maltempo le ricerche sono interrotte fino a martedì). Ma il ritrovamento del corpo rappresenta un episodio chiave nella ricostruzione della vicenda: l'autopsia potrà fornire agli inquirenti quegli elementi necessari per ricostruire la vicenda che vede il figlio, Benno Neumair, unico indagato con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere.

 

Un mistero che dura dal 4 gennaio quando di Laura Perselli, 68 anni, e Peter Neumair, 63 anni, sono spariti nel nulla. La coppia ha due figli: Benno, istruttore di fitness e supplente di matematica, che vive con loro e Madè, 26enne, laureata in medicina e specializzanda in ortopedia a Monaco. La figlia in queste ore, dopo il ritrovamento del corpo della madre, ringrazia inquirenti e macchina delle ricerche, auspica naturalmente che si possa trovare anche il padre e si batte per avere la verità su quanto successo quella tragica sera.

 

I sommozzatori e i vigili del fuoco hanno, infatti, trovato il corpo di Perselli intorno alle 10 di sabato 6 febbraio a circa 100 metri a nord del ponte di San Floriano sul territorio comunale di Egna, ma soprattutto subito dopo Ora. L’abbassamento del fiume ha consentito, infatti, una ricerca più agevole nella corrente del fiume. Una decisione fondamentale per l'attività investigativa

 

La salma è stata trasportata all’ospedale di Bolzano. Nel tardo pomeriggio i familiari hanno riconosciuto alcuni effetti personali rinvenuti come appartenenti a Laura Perselli. Nelle prossime ore verrà effettuato l’esame del Dna per avere un riscontro scientifico dell’identità del corpo, mentre per accertare l’esatta causa della morte verrà effettuata l’autopsia.

 

Fin da subito le ricerche dei genitori di Benno, si sono concentrate sul fiume, in particolare nella tratta del ponte di Vadena all'altezza della discarica Ischia-Frizzi. Lì i carabinieri del Ris avevano trovato una traccia di sangue, poi risultata compatibile con il Dna di Peter Neumair. Negli scorsi giorni erano stati svolti anche alcuni accertamenti tecnici con il lancio dal ponte di manichini nelle acque dell'Adige.

 

Ma sono stati giorni e giorni di angoscianti ispezioni con l'impiego di tantissime unità, cani molecolari, droni e mezzi acquatici di ecoscandaglio. Tutti gli esiti si sono rivelati negativi con le operazioni hanno coinvolto praticamente tutto il corso d'acqua fino alla diga di Mori. Decisivo l'abbassamento della portata con il deflusso delle dighe di Glorenza, Naturno, Tel e Marlengo, Lana e Brunico. La speranza è quella di recuperare il corpo anche del padre. 

 

Una svolta nella vicenda dei coniugi scomparsi la sera del 4 gennaio. L'allarme per l'assenza della coppia viene lanciato ai carabinieri il giorno successivo. La sorella di Benno, Madè Neumair, è la prima a preoccuparsi: non era riuscita a contattare la mamma, con cui si sentiva tutti i giorni. Chiama il fratello che si presenta in caserma e riferisce di non essersi accorto dell'assenza dei genitori perché aveva trascorso la notte tra domenica e lunedì con un'amica. Una dichiarazione che viene confermata dalla ragazza.

 

Le ricerche scattano così mercoledì 6 gennaio: attività che si svolgono sulle rive dell'Isarco e sul Renon, dove Laura e Peter andavano spesso a camminare e compiere escursioni. Ma gli investigatori concentrano poi l'attenzione sull'Adige: le operazioni coinvolgono in particolare l'area che circonda il ponte Vadena a pochi metri dal Safety Park. 

 

Un'indagine vasta che si snoda lungo tutto il corso del fiume. Le ricerche sono capillari ma senza esito, mentre il provvedimento di fermo è scattato il 28 gennaio dopo i nuovi indizi emersi a carico dell'indagato, come il tentativo di contattare dei testimoni per sviare le indagini. Poi la posizione di Benno si è via via aggravata: i rapporti, in particolare con il padre, non sarebbero stati facili e la madre avrebbe espresso alle amiche le preoccupazioni per una situazione sempre più pesante.

 

A luglio dell'anno scorso, invece, in Germania, il 30enne viveva con la ragazza dell'epoca e sarebbe stato protagonista di una crisi acuta rivelando problemi molto seri di carattere psichico legati a una probabile personalità paranoide. A rivelarlo una persona molto vicina alla famiglia, già sentita dagli inquirenti, nel corso della trasmissione "Quarto grado": il giovane era stato portato in ospedale dopo aver minacciato la ex fidanzata con il coltello prima di rivolgerlo contro sé stesso. 

 

Il 3 febbraio erano poi emersi ulteriori dettagli: i Ris avevano cercato delle tracce che, secondo l'accusa, Benno avrebbe cercato di cancellare mediante l'utilizzo di acqua ossigenata. Una prima bottiglia era stata trovata dagli inquirenti nel bagagliaio dell'auto, il 30enne era stato fermato mentre stava per entrare in un autolavaggio. Successivamente gli inquirenti avevano scoperto che Benno avrebbe acquistato una seconda bottiglia di acqua ossigenata e il sospetto è quello che possa essere servita per pulire determinate zone della casa in via Castel Roncolo prima che venisse posta sotto sequestro. 

 

Nel frattempo le ricerche sono proseguite senza sosta, compreso gli approfondimenti nel giardino dell'abitazione, fino alla svolta delle scorse ore. E l'esito autoptico potrebbe fornire molte risposte. L'ipotesi dei pm Igor Secco e Federica Iovene è quella che Benno avrebbe ucciso i genitori e dopo averli caricati nell'auto di famiglia si sia liberato dei corpi gettandoli nell'Adige dal ponte di Vadena, dove il 22 gennaio è stata trovata una traccia di sangue.

 

L’incrocio dei dati tra gli orari delle celle telefoniche e le immagini delle telecamere lungo la statale che da Bolzano scende verso Ora mostra un buco di quaranta minuti nel viaggio di Benno dalla casa di famiglia fino all’appartamento dell’amica. Proprio in questo lasso di tempo il 30enne avrebbe gettato i corpi dei genitori in acqua e da qui la doppia pesantissima accusa di omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere.

 

L'indagato invece sostiene che si sarebbe recato in un luogo isolato, un laghetto frequentato solo da pescatori, per rilassarsi. Benno ha cercato così di giustificare il lasso di tempo intercorso fra le 21 e pochi minuti prima delle 22, quando la sua auto è stata ripresa dalle telecamere stradali. Circa quaranta minuti in cui il 30enne aveva anche il cellulare spento, quindi irrintracciabile. Proprio negli stessi attimi anche i cellulari dei genitori sono stati spenti, per sempre.

 

L'accusato, difeso dall'avvocato Flavio Moccia, si prepara all'interrogatorio, mentre sul fronte delle indagini il Gip, Carla Scheidle nei prossimi giorni formalizzerà l'incarico a Emiliano Giardina dell'Università di Roma Tor Vergata, noto in tutta Italia per le sue perizie di ricerca e verifica di tracce biologiche in numerosi casi di cronaca, come gli omicidi di Yara Gambirasio e di Meredith Kercher. Il genetista ha inoltre all'attivo un processo a Bolzano, quale perito della Wada sul caso che riguarda Alex Schwazer. Verrà nominato come perito nell'incidente probatorio per le analisi biologiche, mentre quelle informatiche sono affidate a Litiano Piccin dell'Università di Bologna.

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