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| 20 dic 2021 | 08:38

Contrabbando di carburante, condannate sette persone con una pena complessiva di 33 anni di reclusione

Scopo del sodalizio criminoso era quello d’introdurre dalla Germania e commercializzare, sul territorio nazionale, gasolio per autotrazione spacciandolo, cartolarmente, come “olio lubrificante”, così da evitare il pagamento dell’accisa

Contrabbando di carburante, condannate sette persone con una pena complessiva di 33 anni di reclusione

BOLZANO. Nei giorni scorsi, al termine del giudizio abbreviato tenutosi dinanzi al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Bolzano, sono stati condannati sette responsabili di un’associazione a delinquere a carattere internazionale dedita al contrabbando di carburante.

 

Le pene detentive comminate variano in relazione alla rilevanza del ruolo rivestito dagli imputati nell’organizzazione: 7 anni e 2 mesi di reclusione, 5 anni, 4 anni e 8 mesi, 4 anni e sei mesi, 3 anni e 10 mesi (per due imputati) e 3 anni e sei mesi. Sono state applicate multe a ciascun imputato che vanno dai 5,2 ai 7,8 milioni di euro.

 

Inoltre, il G.u.p. di Bolzano ha disposto, fino al valore di 3,9 milioni di euro, la confisca di un deposito commerciale di prodotti energetici a Milano, nonché di vari distributori stradali di carburante, di denaro, di beni mobili/immobili nella disponibilità degli imputati, di autovetture e di quote societarie.

 

Le condanne fanno seguito a un’indagine di polizia giudiziaria svolta congiuntamente dalla Guardia di Finanza di Bressanone e dall’Agenzia delle Accise Dogane e Monopoli, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bolzano, che ha permesso di disarticolare un’associazione a delinquere a carattere transnazionale che, in un solo anno, attraverso il valico del Brennero, aveva “importato” illegalmente in Italia circa 7 milioni di litri di gasolio.

 

Scopo del sodalizio criminoso era quello d’introdurre dalla Germania e commercializzare, sul territorio nazionale, gasolio per autotrazione spacciandolo, cartolarmente, come “olio lubrificante”, così da evitare il pagamento dell’accisa, che, con riferimento al gasolio, grava per circa il 60% sul prezzo al dettaglio, mentre per l’olio lubrificante acquistato in Germania la stessa è pari a zero.

 

Per realizzare l’ingentissima frode (limitatamente alle accise, l’imposta evasa, in soli dodici mesi, ha superato i 4 milioni di euro), l’organizzazione si è avvalsa di alcune società “cartiere”, prive di qualsivoglia consistenza economica, strutture operative o personale dipendente, a nome delle quali venivano emessi i documenti (anch’essi fittizi) utilizzati per scortare la merce lungo il viaggio in territorio italiano.

 

In sintesi, il meccanismo illecito scoperto era il seguente:

 

dall’Italia partivano le autocisterne vuote, che si dirigevano verso un deposito compiacente situato in Germania (città di Lübben), dove veniva caricato il gasolio, falsamente classificato come “olio lubrificante” (quindi non soggetto ad accisa);

• le autocisterne piene facevano rientro in Italia, percorrendo un primo tratto su strada, da Lübben fino alla cittadina austriaca di Wörgl; da qui venivano caricate su rotaia e, attraverso il servizio “Ro.La.” , giungevano fino a Trento, scortate da una semplice lettera di vettura (c.d. “CMR”);

una volta “sbarcati” a Trento, i conducenti delle autocisterne distruggevano le lettere di vettura e proseguivano il viaggio verso un deposito commerciale di prodotti petroliferi sito nell’hinterland milanese. Durante questo tragitto, la merce veniva classificata come “gasolio” e scortata da documenti non genuini  i quali attestavano falsamente che il prodotto aveva già assolto l’accisa ed era diretto verso un operatore autorizzato allo stoccaggio dall’Agenzia delle Accise Dogane e Monopoli. Pertanto, in caso di ordinari controlli su strada da parte delle Forze di Polizia, i carichi risultavano formalmente ineccepibili;

• il gasolio trasportato veniva scaricato all’interno dei serbatoi di stoccaggio presenti presso il deposito commerciale, i cui responsabili erano conniventi con i membri dell’organizzazione criminale scoperta. Dal deposito partivano altre autocisterne, per rifornire dei distributori stradali di carburante non rientranti nel circuito delle grandi marche, alcuni dei quali di proprietà di soggetti inseriti nella stessa organizzazione criminale.

 

L’evasione non ha interessato soltanto le accise ma anche l'iva gravante sulla commercializzazione del prodotto; infatti, anche le società che cedevano il gasolio ai distributori stradali non adempivano ad alcun obbligo tributario e non provvedevano al versamento dell’iva addebitata ai clienti e da questi regolarmente pagata.

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