Rubavano il carburante e clonavano le 'fuel card', la maxi operazione dei carabinieri: i criminali con base in Trentino riuscivano a guadagnare 15 mila euro alla settimana
L’operazione “Free Fuel” nelle province di Trento, Reggio Emilia, Brescia, in Spagna e Romania, ha portato all’esecuzione di 27 misure cautelari a carico dei componenti di una associazione per delinquere a carattere transnazionale

TRENTO. Smantellato un sodalizio criminale, con base logistica in Trentino, dedito alla clonazione di fuel card e al furto di carburante in vari distributori sparsi sul territorio. Sono 27 le persone che all'alba di oggi sono state raggiunte da una misura cautelare nell'ambito dell'operazione “Free Fuel”.
L’indagine ha riguardato non solo l'Italia ma anche la Spagna e la Romania ed è stata condotta congiuntamente dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria del Procura di Trento e dal nucleo operativo della compagnia di Cavalese oltre alle unità cinofile di Laives.
Nel giro di pochi mesi si sono potute documentate le dinamiche criminali di un sodalizio di connotazione associativa transnazionale. È stata oggetto di perquisizione anche una società di noleggio auto di lusso.
“Un modo operativo molto sofisticato che però ha trovato l'impegno dell'Arma a fermarlo” ha affermato il procuratore Sandro Raimondi.
L'AVVIO DELLE INDAGINI E IL MODUS OPERANDI DEI CRIMINALI
Sono due i canali su cui si muovevano i criminali: il primo riguarda la duplicazione delle tessere carburante e il secondo riguarda la vendita stessa di carburate ad un prezzo inferiori del mercato. Il prezzo di vendita del carburante era stato fissato per gasolio e benzina ad un euro al litro.
Le indagini sono partite a seguito di una denuncia che è arrivata da un'azienda collegata a Eni nella quale si segnalavano, dopo un controllo interno, varie operazioni sospette soprattutto inerenti le tessere di carburante usate.
Le prime verifiche hanno fatto mergere come queste erano state utilizzate in più distributori presenti in Trentino.
Il modo in cui operavano i criminali è stato ricostruito dai carabinieri. A seguito dell’installazione degli skimmer, ossia di sofisticati sistemi di lettura schede, i dati carpiti dalle tessere venivano riversati in altre tessere creando più schede clone, poi rivendute dall’organizzazione oppure utilizzate dagli stessi sodali per effettuare prelievi massivi di carburante.
La strategia del sodalizio è risultata particolarmente lungimirante, ben pianificata ed altamente remunerativa, in virtù del fatto che le ditte proprietarie delle schede, in genere con un imponente flotta di mezzi, si rendevano conto dopo un intervallo di tempo considerevole, anche non sempre, dei prelievi “anomali”, consentendo così l'impiego illecito a lungo termine delle stesse.
Il carburante sottratto veniva trasportato e stoccato senza nessuna misura di sicurezza, creando grave pericolo per le persone, in quanto migliaia di litri viaggiavano su semplici furgoni ed in contenitori non adatti, che in caso di incidente stradali avrebbero potuto arrecare gravissimi danni.
Le indagini hanno documentato come la consorteria fosse in grado di vendere Fuel card clonate di vario “taglio” da 100 euro ai 2 mila euro a numerosi clienti, consapevoli dell’illecita provenienza dei beni. L’organizzazione si occupava anche della vendita diretta del gasolio prelevato indebitamente, che veniva riversato in uno o più dei big tank da 1.000 litri stivati in anonimi furgoni cassonati, poi stoccati in un magazzino di Lavis utilizzato come base logistica, o presso aziende di imprenditori compiacenti, ottenendo carburante a prezzo ribassato. Il prezzo di vendita del carburante era stato fissato per gasolio e benzina ad un euro al litro.
LA STRUTTURA CRIMINALE
Il vertice del sodalizio è costituito da 6 elementi che si occupavano della organizzazione dell’intera attività criminale. Dalle indagini, si è potuto riscontrare che i vertici potevano arrivare a guadagnare fino a 15 mila euro a settimana.
Tre di questi, risiedono in Trentino, e avevano il compito di installare gli skimmer, clonare e vendere le schede, effettuare fraudolentemente prelievi massivi di carburante per il successivo smercio, avvalendosi di figure sottoposte aderenti al sodalizio.

Un altro, invece, cittadino rumeno, faceva la spola tra la terra d’origine e l’Italia, garantendo la fornitura degli skimmer da lui costruiti al gruppo monitorato.
Altro elemento di spicco, è un cittadino pakistano residente in Spagna, il quale si occupava principalmente dell’approvvigionamento e distribuzione dei codici per creare tessere clonate utilizzabili sia sul circuito nazionale che internazionale.
Il livello intermedio è risultato essere composto da 8 soggetti che hanno coadiuvato il segmento apicale nelle operazioni di prelievo illecito di carburante, nella cessione di fuel card clonate e nello stoccaggio del carburante.
Infine le indagini hanno consentito d’identificare altri 13 soggetti che sono risultati essere i recettori delle schede clonate e del carburante a basso costo, consapevoli della sua illecita provenienza.
Il gruppo criminale ha dimostrato una spregiudicata sistematicità nell’operare, tanto che il giorno successivo al sequestro di 2 furgoni e di 500 litri di gasolio in pregiudizio di due degli indagati, eseguivano ugualmente con delle tessere clonate dei prelievi illeciti, consegnando almeno 1.000 litri di carburante in una valle trentina.
Il sodalizio per rimanere “al passo” con le tecnologie di pagamento messo in campo dalle varie compagnie petrolifere avevano pianificato il furto di un totem di pagamento self service di ultima generazione mediante l’asportazione dell’intero apparato, al fine di studiarne i meccanismi ed i circuiti interni, per poter poi fabbricare uno skimmer ad hoc.


















