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“Coperte e sacchi a pelo dei senza dimora gettati nell’immondizia”, la denuncia dell’Assemblea antirazzista di Trento

Sgomberato uno dei rifugi che i senza dimora usavano per ripararsi dal freddo a Trento, la denuncia dell’Assemblea antirazzista: “Con la scusa del decoro, coperte, sacchi a pelo e materassi sono stati gettati nell’immondizia”

Di Tiziano Grottolo - 25 novembre 2021 - 16:29

TRENTO. Proprio mentre in Trentino si abbassano le temperature e la questione dei senza dimora torna d’attualità per l’arrivo dell’inverno l’Assemblea antirazzista di Trento ha deciso di denunciare un nuovo sgombero avvenuto nelle scorse ore. Nella zona della Albere infatti, sotto un ponte, alcune persone avevano cercato riparo dalle rigide temperature che durante la notte sono scese sotto lo zero. “Con la scusa del decoro, degli agenti hanno sgomberato un accampamento informale gettando nell’immondizia coperte, sacchi a pelo e materassi”, spiegano gli attivisti. Al Comune di Trento però non risultano interventi in zona. 

 

“Non saranno di certo queste azioni di forza che toglieranno dall’invisibilità le persone costrette a dormire all’addiaccio”. Secondo le stime dell’Assemblea antirazzista sono oltre una cinquantina i senza dimora che attualmente dormono per strada. “Molti di loro hanno fatto richiesta di accedere ai dormitori e sono in lista di attesa da molti giorni, ma non ci sono posti letto a sufficienza”.

 

Proprio per questo gli attivisti tornano a chiedere soluzioni diversificate per affrontare il problema degli alloggi: “Serve la volontà politica di affrontare la questione in modo strutturale e non solo nel periodo dell’emergenza freddo, peraltro con soluzioni tampone limitate nel tempo e insufficienti”.

 

Non è un caso che nel corso degli anni sia stato chiesto a gran voce di aumentare i posti letto nei dormitori a bassa soglia, di trovare altre strutture (come la residenza Fersina che in questo momento è sottoutilizzata) e soprattutto di andare oltre i servizi di base. “Occorre avere il coraggio di investire su soluzioni innovative di co-housing sociale, di ‘ostelli’ per lavoratori e lavoratrici a basso reddito e stagionali che non riescono ad accedere al mercato dell’affitto privato sempre più indirizzato al profitto. Quello che chiediamo – concludono gli attivisti – è un posto per tutti e tutte, perché la casa è un diritto”.

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