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Coronavirus, bufera in Upipa per la riapertura di alcune Rsa: sfiduciata la presidente: ''Facciano pure, sono orgogliosa di aver fatto incontrare di nuovo anziani e famigliari''

Ieri sera il Consiglio di amministrazione di Upipa ha di fatto sfiduciato la presidente Francesca Parolari. All'origine della frattura la mancata comunicazione al Cda del progetto che ha portato alla riapertura delle visite ai famigliari in 5 Rsa. La presidente rivendica l'autonomia delle strutture

Di G.Fin - 09 marzo 2021 - 08:08

TRENTO. Bufera in Upipa, l'Unione Provinciale Istituzioni Per l'Assistenza che rappresenta il maggior numero di Rsa in Trentino. Ieri sera, infatti, il Consiglio di amministrazione ha di fatto sfiduciato la presidente Francesca Parolari a causa di quello che è stato definito “Un insanabile contrasto fra il consiglio e la presidente”.

 

La vicenda prende le mosse soprattutto da un progetto che è stato reso noto nei giorni scorsi. A partire da ieri, infatti, cinque Case di riposo presenti sul territorio hanno in via sperimentale aperto le porte le per visite dirette dei famigliari (QUI L'ARTICOLO). Una decisione, questa, che ha visto coinvolte l'Apsp Ubalda Campagnola di Avio, Residenza Valle dei Laghi di Cavedine, Cesare Benedetti di Mori, Opera Romani di Nomi e Margherita Grazioli di Povo.

 

La decisione di proseguire con questo progetto, però, sembra non essere stata comunicata da parte della presidente Parolari al Consiglio di amministrazione. L'organo, davanti al mancato coinvolgimento, ha deciso di convocare immediatamente un consiglio straordinario per chiederne conto e alla fine esprimere il proprio dissenso nei confronti della presidente. All'origine della frattura interna all'Upipa, però, ci sarebbero anche altre decisioni prese in passato e non condivise.

 

Sta di fatto che ieri ieri sera la presidente, dopo essere stata sfiduciata dal cda, ha lasciato la riunione, senza presentare le dimissioni, e dovrà essere ora convocata un'assemblea generale.

 

“Su questa sperimentazione di apertura ai famigliari – spiega a ilDolomiti Parolari – era stata fatta una riunione il 15 febbraio scorso in cui avevo detto che c'era la possibilità di aprire le strutture e che non c'era più alcuna ragione epidemiologica di tenere chiuso. Bisognava privilegiare le aperture e i contatti con i famigliari”. Per la presidente di Upipa essendo la quasi totalità degli ospiti delle Rsa vaccinati, era arrivato il momento di riaprire le porte delle strutture.

 

“La risposta che mi è arrivata dall'assemblea - è stato un assoluto rifiuto perché senza ordinanza da parte della Pat non si voleva fare questo passo. Solo cinque strutture hanno poi espresso la volontà di andare avanti”.

 

L'accusa è proprio quella di non aver poi informato il Cda di Upipa che il progetto di apertura delle cinque strutture, pur con la contrarietà dell'assemblea, era andato avanti. “Abbiamo anteposto il valore del contatto con gli ospiti al sistema. Io, comunque, lascio con orgoglio perché sono riuscita ad aprire. L'unico motivo per il quale ho mantenuto la riservatezza sulle 5 strutture che volevano riaprire sta nel fatto che qualcuno avrebbe cercato di ostacolarle. Mi è stato detto che l'apertura si doveva fare solo quando c'era l'ordinanza della Pat. Ed io dico che alcune volte quando si sbandiera l'autonomia delle strutture e poi non si applica si è anche codardi. Se volevano fosse la Pat a governare le strutture allora le consegnino direttamente le chiavi”.

 

Al momento la frattura tra il consiglio e la presidente Upipa sembra essere insanabile. “Io sono orgogliosissima di essere riuscita a riaprire alcune strutture. Una persona con problemi e che da più di un anno non parlava ieri mattina ha rivisto la propria figlia e ha iniziato a parlare di nuovo. Questo per me è un risultato enorme. Che mi sfiducino pure. Quello che fa male è il trattamento che mi è stato riservato in consiglio, sembrava che fossi una delinquente solo perché ho aperto ai famigliari”.

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