Due giovani beccati con i green pass di altre persone. I carabinieri: ''Qualcuno pensa sia una bravata ma ora rischiano fino a un anno di reclusione''
I militari dell'Arma di Brunico hanno scoperto una ragazza che scendeva da un autobus e un ragazzo che si trovava al bar entrambi con Qr di loro parenti

BRUNICO. Aveva lo stesso cognome e una data di nascita compatibile con l'età dimostrata ma si trattava del green pass del fratello e non l'ha fatta franca. In Alto Adige continuano ad essere tantissimi i controlli portati avanti dalla forze dell'ordine per il rispetto delle normative anti Covid anche perché la situazione che si sta vivendo, per quanto riguarda la pandemia, è la peggiore d'Italia e il grosso dei problemi sono legati proprio alla popolazione locale che in un numero troppo elevato ha scelto di non vaccinarsi mettendo a rischio la propria incolumità e quella del resto della cittadinanza.
I militari della compagnia carabinieri di Brunico, nel weekend, hanno sanzionato due soggetti privi di certificazione verde e li hanno denunciati in stato di libertà per sostituzione di persona. Il primo caso si è verificato a San Lorenzo di Sebato presso la stazione ferroviaria ove un autobus si era appena fermato. I militari si sono accertati che tutti i passeggeri avessero la certificazione verde. Tra i vari passeggeri in discesa, una venticinquenne di cittadinanza greca ha presentato un codice QR che all’atto del controllo ha restituito un’anagrafica femminile che però era diversa da quella sul documento d’identità. A un più approfondito controllo, è emerso che il codice QR fosse della certificazione verde della madre della ragazza.
L’altro caso a Chienes ove all’interno di un bar di San Sigismondo, un venticinquenne di Chienes ha mostrato un codice QR molto ingannevole, che aveva lo stesso cognome e una data di nascita compatibile, e infatti era il certificato di suo fratello di due anni più vecchio. Entrambi i soggetti sono stati segnalati alla procura della Repubblica di Bolzano per il reato di sostituzione di persona.
''È evidente - comunicano i carabinieri - che questa furberia del “green-pass” altrui è abbastanza diffusa ma, se nei confronti di un barista o di un ristoratore può funzionare, sicuramente non funzionerà con un carabiniere che chiederà sempre un documento d’identità. Infatti anche se qualcuno si appella a fantasmagorici titoli di trattati internazionali il carabiniere può sempre chiedere il “green-pass” e sempre chiedere un documento d’identità insieme al codice QR. E' un comportamento che per qualcuno può sembrare una bravata, per il codice penale italiano che si applica comunque anche a persone che si appellano a sedicenti entità universali, sovranazionali o internazionali, prevede fino a un anno di reclusione''.














