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'Ndrangheta in Trentino, il 13 gennaio 2022 l'avvio del processo. Accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso per 18 persone

Le notifiche stanno avvenendo proprio in questi giorni e derivano dall'importante operazione "Perfido" contro la 'Ndrangheta fatta alla fine dello scorso anno in Trentino che ha portato a galla un vero e proprio sodalizio mafioso partito dalla Val di Cembra e che ha poi coinvolto vari settori trentini varcando anche i confini provinciali

Di Giuseppe Fin - 11 agosto 2021 - 16:56

TRENTO. E' stata fissata per il 13 gennaio 2022 la prima importante udienza del processo sull'infiltrazione della 'ndrangheta in Trentino. Proprio in questi giorni, infatti, stanno arrivando le notifiche del decreto di giudizio immediato per gli imputati.

 

Sono 18 le persone che devono rispondere dell'accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso punita dall'articolo 416 bis del codice penale mentre 5 di loro dovranno anche rispondere dell'altrettanto grave reato di riduzione in schiavitù a danno di alcuni operai impiegati nelle loro attività produttive. Vi è poi una lunga lista di reati minori a carico anche di altri soggetti, per i quali però vi sarà nei prossimi mesi un distinto processo parallelo che seguirà le vie processuali ordinarie.

 

L'Operazione Perfido è la più importante operazione contro la 'ndrangheta avvenuta da sempre sul nostro territorio. Ha portato a galla quello che è ritenuto essere un vero e proprio sodalizio mafioso partito dalla Val di Cembra e che ha poi coinvolto vari settori trentini varcando anche i confini provinciali, con costanti contatti con le cosche reggine (QUI L'ARTICOLO). Fiumi di denaro che sono arrivati per essere reinvestiti in maniera illecita ed usati per infiltrarsi nel tessuto economico sociale del Trentino, soprattutto per il tramite di aziende legate al mondo del porfido, dal quale prende nome l'operazione. (QUI L'ARTICOLO)

 

Gli arresti avvenuti lo scorso ottobre hanno visto contestualmente impegnati anche il Ros e la Polizia di Stato di Reggio Calabria che hanno eseguito un provvedimento di fermo di indiziato, emesso dalla locale Procura distrettuale, a carico di altri soggetti a loro volta indagati per associazione mafiosa e altri gravi delitti. In fase di indagine, infatti, alcune convergenze investigative su alcuni dei soggetti indagati, hanno portato difatti al coordinamento investigativo, sotto l’egida della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, tra le Procure della Repubblica di Reggio Calabria e Trento che ha permesso di meglio delineare lo stretto collegamento tra alcuni dei calabresi trasferiti a Trento, e le attività illecite in essere nella loro terra d'origine. 

Per quanto l'organizzazione trentina sia considerata autonoma e operativa in tutto il territorio, essa è addirittura legata dal punto di vista organizzativo alla potente storica cosca Serraino presente a Reggio Calabria ma con collegamenti anche fuori dall'Italia.

 

Alla fine dello scorso anno i giudici del riesame avevano confermato le misure cautelari che riguardano 18 persone coinvolte nell'operazione contro la 'ndrangheta. Il riesame aveva rigettato le richieste che erano state fatte da gran parte degli imputati per revocare le misure cautelative o modificarle in quelle più lievi degli arresti domiciliari. Tredici persone sono quindi rimaste in carcere e altre 5 agli arresti domiciliari.

Demetrio Costantino, Pietro Battaglia, Mario Giuseppe Nania e Domenico Morello erano rimasti in carcere. Nessuna concessione nemmeno a Innocenzo Macheda, ritenuto secondo le indagini capo dell'organizzazione, a Giuseppe Battaglia, Pietro Denise, Domenico Ambrogio, Arafat Mustafà, Giovanni Alampi, Saverio Arfuso, Antonino Quattrone e Alessandro Schina. Erano rimasti, invece, ai domiciliari, Giovanna Casagranda, Giuseppe Paviglianiti, Federico Cipolloni e Fabrizio De Santis e Vincenzo Vozzo.

 

Come già detto, in questi giorni stanno avvenendo le notifiche con la formulazione delle accuse. Le parti coinvolte avranno poi un tempo di 15 giorni per decidere se proseguire per la strada del dibattimento oppure se optare per il rito abbreviato, che consentirebbe lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. 

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