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Omicidio Perraro, per la difesa del marito è il cane l'assassino (I VIDEO di Achille di quei giorni). La famiglia di Eleonora: ''Per noi è un eroe rimastole vicino fino all'ultimo''

Domani l'udienza in corte d'assise e toccherà all'unico imputato, l'ex marito di Eleonora, Marco Manfrini, parlare. Ma intanto emerge che la difesa sta cercando di spostare l'accusa sul cane (il soffocamento della donna sarebbe stato causato da una zampa e i morsi sarebbero i suoi) ma la famiglia della vittima ha fiducia nella giustizia: ''I tentativi della difesa di cercare in qualche modo di coinvolgere il cane mi fanno crescere una grande rabbia. Perché? Quel cucciolo picchiato quasi a morte quella notte è stato a fianco alla nostra Ele fino alla fine. Lei non è morta da sola perché c’era lui''

Di Luca Pianesi - 26 April 2021 - 06:01

TRENTO. Achille. Pare sia questa la linea difensiva scelta dai legali di Marco Manfrini per scagionare l'uomo dall'accusa di omicidio, dall'accusa di aver ucciso a morsi e percosse la moglie: scaricare la colpa sul cane Achille. Un cucciolone di Labrador che all'epoca dei fatti aveva appena compiuto 10 mesi, affezionatissimo a Eleonora e a tutta la famiglia che dopo quella notte di tragedia, a cavallo tra il 4 e il 5 settembre, in un locale di Nago, era stato trovato con i due padroni (lei senza vita) claudicante, ferito da percosse e botte ricevute da non si sa chi.

 

E botte e percosse le aveva subite anche Eleonora Perraro, quella notte, massacrata di colpi, soffocata, con segni di morsi sul volto e non solo. A terra la dentiera di Marco Manfrini e lui in stato shock, incapace di ricordarsi alcunché di quanto accaduto quella notte, che ricordava solo di essersi addormentato sotto le stelle con lei al suo fianco in quel giardino del bar Sesto Grado. In un primo momento pareva che la linea difensiva dei legali di Manfirni fosse quella di scaricare la colpa su un secondo, misterioso, uomo. Ora la virata pare completa e domani, in corte d'assise, toccherà proprio all'imputato parlare, riferire la sua versione dei fatti (che ad oggi, però, non va molto più lontana dal ''non ricordo cosa è accaduto).

 

Da quanto riportato dall'Adige di ieri l'avvocata Cainelli presenterà una relazione dell'anatomopatologo Carlo Moreschi che dovrebbe spiegare perché, per la difesa, sarebbe stato il cane a uccidere la padrona mentre Manfrini forse dormiva o non si sa bene cosa stesse facendo (andrà chiarito anche questo). Lo strangolamento? Una zampata del cane sul collo. I morsi al volto? Sarebbero stati di Achille. Insomma ora l'attenzione si sposta su Achille il cane che vedete in questo video con Eleonora, girato in un rifugio in montagna pochi giorni prima che lei venisse barbaramente uccisa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Achille è il cane che dopo i fatti, ancora ferito e zoppicante, ''ha dormito due notti nel letto con me - ci raccontava Erika, la sorella di Eleonora - perché era stato abituato così da mia sorella. Stavano sempre insieme e nella cuccia piangeva. La mattina alle 5.30, ora in cui Eleonora si svegliava, mi leccava il viso e si avvicinava per le coccole. Da quando siamo piccole abbiamo sempre avuto cani: pastori tedeschi, che addestravamo perché rispondessero agli ordini e non tirassero al guinzaglio. Eleonora sapeva perfettamente gestirli e per esperienza personale posso dire che un pastore tedesco è più difficoltoso da 'addestrare' rispetto ai labrador retriever: Achille a 3 mesi rispondeva già agli ordini base''.

 

Quando era emersa per la prima volta questa linea difensiva Erika aveva aggiunto: ''I tentativi della difesa di cercare in qualche modo di coinvolgere il cane mi fanno crescere una grande rabbia. Perché? Quel cucciolo picchiato quasi a morte quella notte è stato a fianco alla nostra Ele fino alla fine. Lei non è morta da sola perché c’era lui. Era con lei e sicuramente questo negli ultimi istanti di vita le ha dato conforto e non l’ha fatta sentire totalmente sola in balia del suo assassino. Un’anima pura era a fianco a lei. Non c’era solo il demonio".  

 

E oggi, dopo queste rivelazioni? ''Ci hanno chiesto in molti, oggi ,come abbiamo elaborato la notizia riportata dalla stampa locale, riguardante la nuova linea della difesa che vede il cane Achille come l’“assassino” di mia sorella - spiega Erika parlando a nome della famiglia Perraro Boscaro -. Il cucciolo che ha dormito nel letto con me già il 5 settembre e che zoppicante elemosinava coccole e carezze, il cucciolo che una volta arrivato qui a casa quel giorno è stato con il mio Labrador retriever a giocare per quanto gli fosse possibile muoversi. Era visibilmente dolorante (si veda il video qui sotto che mostra proprio quei momenti ndr); abbiamo capito poi da una visita veterinaria che era stato picchiato ed ancora oggi porta i segni di quella notte. Il cucciolo che ha impedito che mia sorella negli ultimi momenti fosse sola e che ha vegliato su di lei. Un cucciolo, ormai adulto che considero un eroe perché so che non ha fatto sentire sola la mia Ele in quegli ultimi terribili momenti''.

 

 

 

 

 

E per quanto riguarda i segni sul corpo? "Ele è rimasta 5 mesi in una camera mortuaria e avrebbe potuta esser sottoposta ad ogni tipo di esame in quell’eterno lasso di tempo. Noi - prosegue Erika - non potevamo andare a piangerla da nessuna parte. Se non li. Ai piedi dell’olivo. Perché? Una persona è innocente fino a prova contraria, quindi tutte le decisioni riguardanti mia sorella sono di diritto del marito. Lei avrebbe voluto essere cremata. Non si poteva fare. Tumularla almeno temporaneamente? Negato. Per cinque mesi è rimasta lì, sola. In una stanza. A gennaio 2020 dopo nostra richiesta ci viene concessa la possibilità di utilizzare una bara di zinco (per la miglior preservazione del corpo) e adagiarla nella tomba di famiglia a Riva del Garda. A fianco di mio nonno materno. Finalmente era qui. Più vicina e in pace, almeno così pensavamo. Finalmente potevamo andare da lei a trovarla in un posto tranquillo. Eleonora era molto credente. Io nel mio cuore “sentivo” che in parte aveva più pace''.

 

Se dovessero essere necessarie nuove analisi? "Sbarro gli occhi e subito si stagliano davanti a me le immagini della riesumazione. Questa la mia iniziale reazione - spiega Erika -. Poi penso razionalmente, perché usare il raziocinio non è facile per noi familiari, per quanto la cosa sia “assurda”: la difesa ha tutto il diritto di avanzare le richieste per costruire una salda linea al fine di preservare il suo cliente. Avanzare richieste, appunto. Tali richieste però poi vengono vagliate, analizzate e dichiarate ammissibili o meno. La nostra famiglia ha affrontato molto dolore in quest’anno e mezzo, non nego che tutti siamo rimasti scioccati da quanto letto ieri. Ma come ho sempre detto il processo si svolge all’interno delle mura del tribunale; non sui giornali. L’iter non è così immediato. E soprattutto come detto sopra certe richieste devono essere acconsentite. Ora, nonostante lo shock momentaneo più che umano, si va avanti, in tribunale davanti a coloro che sono preposti a tutelarci. Secondo iter ben definiti''.

 

E quindi, ''martedì saremo lì. Sempre confidenti nella giustizia. E sempre a testa alta. Non è un articolo di giornale a scoraggiarci o a farci abbassare la testa. Io sono sicura come ho sempre detto e come conviene tutta la mia famiglia che il momento della verità arriverà. Che il colpevole verrà condannato alla giusta pena. Quindi. andiamo avanti. Il cuore può essere infranto ma il coraggio non manca. E c’è coraggio perché c’è piena fiducia nel sistema. Il cuore guarirà con il tempo. A volte viene gettato sale su ferite ancora completamente aperte ma questo non impedirà a nessuno di andare avanti''.

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