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| 19 mag 2021 | 21:24

Pedopornografia online: cade l'accusa di associazione a delinquere per i 34 imputati dell'indagine avviata nel 2016 dalla polizia postale trentina

Le motivazioni della sentenza verranno rese note il mese prossimo, ma dalla decisione del giudice preliminare sembrerebbe cadere l'ipotesi associativa: non ci sarebbe stata nessuna organizzazione criminale alle spalle degli indagati

TRENTO. Per i 34 imputati rimasti a processo dopo l'operazione della polizia postale trentina che ha portato, ancora nel 2017, a 47 indagati e 10 arresti in flagrante, pare caduta oggi (19 maggio) l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e diffusione di materiale pedopornografico: il Gup ha assolto chi aveva richiesto il rito abbreviato, disposto non luogo a procedere per chi ha richiesto il proscioglimento e respinto le richieste di patteggiamento.

 

Le motivazioni della sentenza verranno rese note il mese prossimo, ma dalla decisione del giudice preliminare sembrerebbe cadere l'ipotesi associativa: non ci sarebbe stata dunque nessuna organizzazione criminale alle spalle degli indagati (alcuni dei quali beccati con foto e video espliciti ritraenti minorenni mentre per altri non era stato rinvenuto dalle perquisizioni alcun file di contenuto pedopornografico) coinvolti nell'indagine partita nel 2016 dopo la scoperta in Alto Adige di un'enorme raccolta di materiale incriminato posseduto da un uomo della zona. I vari imputati si sarebbero in poche parole scambiati video e immagini singolarmente

 

I singoli processi a carico di chi è stato trovato in possesso di materiale pedopornografico (che in molti casi hanno già portato a condanne definitive) si sono svolti nelle procure di competenza, visto che le indagini hanno coinvolto cittadini provenienti da tutta Italia. A Trento invece la discussione è (o a questo punto era) incentrata esclusivamente sulla presunzione di un reato di tipo associativo

 

"La decisione arriva dopo oltre un anno e mezzo di rinvii a causa dell'arrivo del Coronavirus - spiega Valentina Bianchini, che difende uno degli imputati - attendiamo il deposito delle motivazioni ma per il momento siamo contenti del risultato, perché sembra esser stata accolta la linea difensiva, comune a tutte le difese e portata avanti sia nelle indagini che nelle discussioni odierne, sull’assoluta inesistenza dell’associazione a delinquere". "Sostanzialmente - sottolinea poi Teresa Gentilini, un'altra legale della difesa - noi abbiamo sempre creduto non ci fossero gli elementi per credere nell'esistenza di una realtà associativa".

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