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Sondrio
27 maggio | 16:05

Giovane cervo finisce nella corte di un’abitazione e viene abbattuto, il Cras: ''Una morte inutile che fa rabbia. Non serviva una fucilata andava soccorso''

Giovane cervo ucciso con una fucilata a Berbenno, vicino a Sondrio. Spaventato, l’animale si era rifugiato in una piccola corte affacciata su una strada statale, ma invece di soccorrerlo in sicurezza, lo sceriffo di turno ha premuto il grilletto. Dopo aver appreso la triste (e assolutamente evitabile) vicenda, diversi Cras hanno voluto condividere lapropria opinione: “Non serviva una fucilata. Servivano competenza e volontà di considerare quel cervo un individuo da soccorrere, non un problema da eliminare”

di Margherita Tomadini

SONDRIO. Non c’è stata alcuna pietà per il giovane cervo finito nella corte di un’abitazione a Berbenno. Pare che infatti, nonostante la presenza della Polizia Provinciale e dei Vigili del Fuoco, lo sceriffo di turno abbia deciso di premere il grilletto e porre fine alla vita dell'animale. 

 

Ero al Centro assieme al nostro veterinario Cazzaniga quando è arrivata una chiamata. Un cliente del veterinario ci informava di un giovane cervo maschio finito all’interno di una piccola corte che si affacciava sulla statale” spiega Krios Redaelli, responsabile del Centro di Recupero Animali Selvatici (Cras) di Sondrio. Dopo la chiamata è stata informata la Polizia Provinciale e nel frattempo sul luogo si sono recati anche i Vigili del fuoco. Non sembra si trattasse di una situazione particolarmente complessa da gestire secondo Redaelli, eppure, si è comunque deciso di agire nella maniera più drastica in assoluto: con l'uccisione di un animale completamente indifeso, disorientato e spaventato.

 

Diffusa la tragica notizia, diversi centri di recupero hanno subito condiviso su Facebook il proprio sconcerto: “Una totale mancanza di professionalità e competenza delle istituzioni presenti” si legge su alcune pagine dei Cras, ma non finisce qua.

 

 “Bastava posizionare un mezzo di soccorso di traverso per impedire all’animale spaventato di fuggire saltando il blocco. A quel punto si sarebbe potuto procedere alla cattura, magari con l’ausilio di narcotizzanti” spiegano Krios Redaelli del Cras di Sondrio e Pietro Milani, gestore del Cras “Il Pettirosso” di Modena. 

 

Un mese fa abbiamo soccorso un giovane cervo investito sulla Strada Statale 32, una strada molto trafficata che attraversa il territorio tra il sud e il nord della Provincia di Novara. Chi lo aveva investito non si era fermato. Il cervo si era rifugiato a lato della strada. La situazione era rischiosa – scrivono sul loro profilo Facebook i responsabili del Rifugio per animali e Cras “Miletta” di Agrante Conturbia (Comune in Provincia di Novara) -. Con la collaborazione della Polizia Locale e dei Carabinieri abbiamo chiuso circa 300 metri di strada statale per meno di un minuto. Sono bastati pochi secondi per catturarlo in sicurezza. Non è stato ucciso nessuno: servivano competenza, coordinamento, esperienza e la volontà di considerare quel cervo un individuo da soccorrere, non un problema da eliminare”.  

 

Poi, sempre da parte del Rifugio Miletta: “La morte di questo giovane cervo è una morte inutile. E proprio per questo fa ancora più rabbia. Dimostra che troppo spesso, quando un animale selvatico entra nello spazio umano, la prima risposta non è il soccorso, ma l’eliminazione. Un animale selvatico in difficoltà non deve essere “risolto”, deve essere soccorso”.  

 

Piuttosto di valutare le possibili alternative, si è preferito intervenire chiamando qualcuno che potesse porre fine alla vita del giovane animale: “Chissà cosa ha spinto la Provincia di Sondrio a chiamare lo sceriffo di turno. Il Pettirosso, lo avrebbe salvato!" scrive Pietro Milani. E infine, Krios Readelli del Cras di Sondrio, aggiunge: "Quella conclusasi nel peggiore dei modi, era una semplice operazione di intervento urbano che si poteva e doveva risolvere diversamente” 

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