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| 29 ott 2021 | 13:49

Richiedenti asilo espulsi e lasciati in mezzo alla neve? Fugatti se ne lava le mani: “Spetta al Commissariato del Governo decidere come e quando agire”

Nel giorno dell’imponente nevicata che aveva paralizzato Trento, 13 persone erano state espulse dalla residenza Fersina e lasciate in mezzo alla neve. La spiegazione di Fugatti: “Spetta al Commissariato del Governo far rispettare la norma e stabilire, quando è il caso, la loro uscita dall’accoglienza anche con l’ausilio delle forze dell’ordine, tenendo conto delle situazioni di vulnerabilità”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Era la notte fra il 28 e il 29 dicembre 2020 quando, come scoperto da Il Dolomiti, 13 richiedenti protezione internazionale vennero espulsi dalla residenza Fersina. Intorno alle 4e30 di mattina la polizia si era presentata ai cancelli della struttura facendo uscire le persone in strada, in mezzo alle neve, con il divieto di rientrare all’interno. Fuori il termometro era sotto zero ed era appena avvenuta una delle nevicate più imponenti degli ultimi anni.

 

La vicenda, com’è ovvio, aveva suscitato molto clamore e alcuni consiglieri provinciali, fra cui Lucia Coppola (Europa Verde) e Sara Ferrari (Partito Democratico) avevano depositato delle interrogazioni. Ora, a distanza di diversi mesi, sono arrivate alcune risposte da parte del presidente della Provincia Maurizio Fugatti.

 

“La necessità di far uscire le persone dall’accoglienza con il supporto delle forze dell’ordine è stato argomento di discussione in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”, ammette Fugatti che spiega: “I beneficiari nonostante i diversi solleciti e tentativi, non hanno lasciato autonomamente l’accoglienza allo scadere del loro diritto previsto per legge”. Tutto vero, come già spiegato da Il Dolomiti, i 13 ragazzi sono stati accompagnati alla porta perché avevano superato le soglie di reddito che danno diritto a essere ospitati nella struttura d’accoglienza trentina. Un limite che è legato al valore dell’assegno sociale: 459,83 euro per 13 mensilità, 5.977,79 euro annui. Superata questa soglia non si ha più diritto a essere aiutati. Alcuni dei richiedenti protezione internazionale avevano svolto una serie di lavori stagionali, tanto era bastato per trovarsi per strada. Peccato che nessuna di queste persone potesse permettersi di prendere in affitto uno spazio a Trento. Si poteva agire diversamente? Probabile, eppure la macchina della burocrazia era già entrata in azione e nessuno ha fatto nulla per fermarla.

 

Anzi, il presidente della Provincia sembrerebbe pure volersene lavare le mani scaricando le responsabilità di quanto avvenuto sul Commissariato del Governo. “La programmazione delle uscite – precisa Fugatti – è in capo alle stesse forze dell’ordine in base alla loro disponibilità e organizzazione. Come è noto spetta al Commissariato del Governo far rispettare la norma che disciplina l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e stabilire, quando è il caso, la loro uscita dall’accoglienza anche con l’ausilio delle forze dell’ordine, tenendo conto delle situazioni di vulnerabilità”. A questo punto vale la pena ricordare come queste persone siano state sbattute sulla strada proprio nel giorno in cui un’imponente nevicata aveva letteralmente paralizzato la città di Trento.

 

“L’amministrazione provinciale – osserva sempre Fugatti – opera sulla base di un protocollo d’intesa con il Commissariato del Governo per garantire e facilitare l’accesso ai servizi previsti nell’ambito di norme stabilite dal legislatore statale; tali norme devono valere su tutto il territorio nazionale, anche per evitare dinamiche di migrazioni interne”.

 

La realtà però è molto più complicata e come denunciato dall’Assemblea Antirazzista e da altre realtà che si occupano di senza dimora molte persone rimangono escluse dal sistema di accoglienza anche per via di farraginose pratiche burocratiche. “Il fatto che l’accoglienza non sia garantita in tempi brevi – sottolineavano gli attivisti – costringe molte persone a vivere per strada”.

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