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Senza dimora: “Nella ricca Trento c’è chi vive sotto un ponte in mezzo ai topi”, la denuncia dell’Assemblea Antirazzista. Almeno una quarantina le persone in strada

In questi giorni gli attivisti dell’Assemblea Antirazzista hanno denunciato le misere condizioni in cui vivono alcune persone senza dimora: “Ci sono almeno una quarantina di richiedenti asilo che per problemi burocratici non possono accedere all’accoglienza”. L’assessora Maule: “Passa troppo tempo fra la presentazione della richiesta di protezione e l’ingresso nei percorsi ministeriali a cui hanno diritto, nel frattempo sono costretti a vivere per strada”

Stazione di Trento, Foto Shafiq Ali Zada, postata sulla pagina Facebook de Il gioco degli specchi
Di Tiziano Grottolo - 08 October 2021 - 06:01

TRENTO. “Nella ricca Trento c’è ancora chi vive sotto un ponte assieme a topi e insetti”, questa la denuncia dell’Assemblea Antirazzista che in questi giorni, assieme agli operatori de “Il Gioco degli Specchi”, ha incontrato alcuni senza dimora che vivono nel capoluogo. Come spiega il presidente dell’associazione Massimo Di Ceglie, sono iniziate le prime uscite sul territorio per valutare la situazione anche se è ancora difficile farsi un’idea su quante siano effettivamente le persone che vivono per strada.

 

Questa settimana c’è stato un primo assaggio di maltempo che ha fatto abbassare le temperature. Un blando anticipo del rigido inverno che caratterizza il clima trentino e che ogni anno mette in difficoltà chi non può permettersi una casa. È in questo periodo che le richieste di accesso ai dormitori aumentano in maniera esponenziale, puntualmente però l’Amministrazione provinciale si fa trovare impreparata. Anche se comunemente si parla di “emergenza freddo” in realtà si tratta di un problema cronico che ogni anno miete delle vittime.

 

Lo scorso gennaio a perdere la vita fu Maati, il 57enne senza dimora che aveva cercato riparo dal freddo nell’ex Macello di Mori. Solo pochi giorni prima l’assessora provinciale alle politiche sociali, Stefania Segnana, aveva dichiarato che i posti letto messi a disposizione erano da ritenersi sufficienti. Si sbagliava. A far discutere anche l’espulsione dalla Residenza Fersina (avvenuta poco prima di Capodanno) di 13 richiedenti asilo. Sbattuti in strada, in mezzo alle neve, perché avevano superato le soglie minime di reddito. Infine, proprio in concomitanza con la chiusura dei dormitori, si era sfiorata la tragedia nel rogo avvenuto lo scorso marzo in via Lungadige San Nicolò a Trento. A prendere fuoco una struttura abbandonata utilizzata come riparo di fortuna da almeno 25 persone.

 

A Trento la questione dei fissa dimora è legata anche alla burocrazia. “Fino a poco tempo fa – ricostruiscono dall’Assemblea Antirazzista – la Questura richiedeva un domicilio e solo dopo permetteva di fare domanda. Questo nonostante la normativa fosse chiara e la richiesta degli uffici fosse in palese contrasto con le direttive europee”. Secondo gli attivisti ciò rendeva più complicato presentare le domande di protezione internazionale. “L’accoglienza veniva preclusa fino a quando il richiedente non dimostrava di avere un domicilio, consegnando agli uffici della Questura una dichiarazione di ospitalità. Questo ha provocato anche l’emergere di un mercato nero dove una dichiarazione poteva costare fino a 500 euro”.

 

L’Assemblea Antirazzista chiama in causa Questura, Commissariato del Governo e Provincia, che non rispetterebbero i tempi stabiliti dalla normativa né per formalizzare l’istanza di protezione, né per accedere a un progetto di accoglienza straordinaria. La vicenda era finita anche in tribunale tanto che il giudice per le indagini preliminari ha ordinato alla Procura di Trento ulteriori indagini per individuare il funzionario che si era occupato della pratica di richiesta di accoglienza di un cittadino afgano a cui veniva negato l’accesso al sistema di accoglienza. “Il fatto che l’accoglienza non sia garantita in tempi brevi – sottolineano gli attivisti – costringe molte persone a vivere per strada. Calcoliamo che almeno una quarantina di richiedenti asilo siano abbandonati in questa inaccettabile attesa e sofferenza”.

 

Il problema è confermato anche dall’assessora con delega in materia di politiche sociali, familiari ed abitative, Chiara Maule. “Sembrava che la questione fosse stata risolta ma in realtà passa ancora troppo tempo fra la presentazione della richiesta di protezione e l’ingresso di queste persone nei percorsi ministeriali a cui hanno diritto. In sostanza le pratiche non si sbrigano mai in 10 o 15 giorni ma serve sempre più tempo, frattanto però i richiedenti protezione internazionale si trovano per strada”.

 

Almeno sul fronte dei dormitori qualcosa sembra muoversi. Martedì scorso, 5 ottobre, si è riunito il Tavolo dell’inclusione dove partecipano Provincia, Comune e alcune associazioni che si occupano di accoglienza e senza dimora.

 

L’intenzione della Pat, sembrerebbe quella di tenere separati i percorsi di accoglienza per senza fissa dimora e richiedenti protezione internazionale. Come riporta Maule al momento, su Trento e Rovereto, sono disponibili 58 posti letto per i senza fissa dimora (31 per uomini e 26 per donne) ma ci sarebbero già 26 persone in lista d’attesa per avere uno spazio. Al momento i posti potenziali per i richiedenti asilo sarebbero invece una decina, messi a disposizione da Comune, Centro Astalli e Casa San Francesco, con 35 persone in lista d’attesa. “Come prospettive per il prossimo inverno – prosegue l’assessora – la Provincia, attualmente, prevede di aprire da novembre 142 posti letto”.

 

Dalla Pat è stato fatto sapere che si intende aumentare il numero dei posti letto, anche immaginando di averne alcuni in più qualora si dovessero verificare eventi atmosferici straordinari o periodi molto freddi. L’obbiettivo è quello di arrivare a oltre 200. “Il Comune – conclude Maule – è pronto a fare la sua parte ma sarà necessario capire anche se aumenteranno gli arrivi e di conseguenza le richiesta alla luce della situazione dell’Afghanistan e dei Balcani. La Pat ci ha detto che sta valutando alcuni immobili ma non sappiamo quali, da parte nostra ci stiamo attivando per la creazione di un ‘ostello dei lavoratori’ dove accogliere accompagnare e sostenere persone e famiglie che vivono momenti di precarietà lavorativa o periodi di fragilità socio-economica”.

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