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A Trento chiudono i dormitori, sempre più persone in strada: “L’incendio ha distrutto il riparo di 25 senza dimora, hanno perso tutto quel poco che avevano”

L’incendio ha riportato alla luce il problema irrisolto dei senza dimora, delle 25 persone che avevano trovato riparo nell’edificio abbandonato in via Lungadige a Trento molte erano uscite dai dormitori che sono stati chiusi in questi giorni. Maule: “La Provincia è stata messa al corrente del problema”. Dal Centro Sociale e dalle associazioni arrivano vestiti, cibo e sacchi a pelo per gli sfollati

Di Tiziano Grottolo - 31 March 2021 - 06:01

TRENTO. Quando la colonna di fumo ha iniziato ad alzarsi da via Lungadige San Nicolò a Trento era già troppo tardi, in pochi minuti le fiamme erano già alte e solo il pronto intervento dei vigili del fuoco ha scongiurato il peggio. Ad andare a fuoco una struttura abbandonata che per molti era diventato un riparo dopo la chiusura di due dormitori del capoluogo.

 

Siamo in contatto con le persone che hanno perso in pochi istanti tutti i pochi effetti personali che avevano”, spiegano dal vicino Centro Sociale Bruno. “In coordinamento con altre organizzazioni – proseguono gli attivisti – siamo riusciti a provvedere ad alcuni beni di prima necessità, come vestiario, cibo e sacchi a pelo, ma è altrettanto urgente riuscire a reperire dispositivi elettronici funzionanti come computer, tablet e cellulari per sostituire quelli che sono andati persi tra le fiamme”.

 

Nella struttura trasformata in riparo vivevano circa 25 persone, conferma uno dei volontari delle associazioni che da tempo si occupano del tema dei senza dimora in Trentino. Il luogo in realtà era già stato occupato e sgombrato in una precedente occasione ma nel tempo altre persone vi avevano trovato rifugio, per chi non può permettersi di pagare nemmeno una stanza le alternative in città non sono molte. “Alcune delle persone che vivevano qui – aggiunge il volontario che le ha incontrate dopo l’incendio – erano uscite dal sistema di accoglienza, altre erano in attesa dei documenti per poterci entrare, altre ancora provenivano dai dormitori che sono stati chiusi di recente”.

 

I primi a chiudere i battenti sono stati l’ostello e il dormitorio Centochiavi entrambi messi a disposizione in via straordinaria per sopperire alla mancanza di posti letto durante l’inverno, rispettivamente dal Comune di Trento e dalla Curia. “È una storia che si ripete – afferma il volontario – il problema è che nei prossimi giorni anche altri due dormitori chiuderanno, quindi altre persone torneranno sulla strada”. In più c’è il problema di trovarsi in zona rossa, che impedisce gli spostamenti, con la paura dei controlli e delle multe.

 

Dal canto suo l’amministrazione comunale sta valutando possibili soluzioni che però non sembrano essere, almeno per il momento, a portata di mano. “Facciamo ciò che possiamo con i mezzi che abbiamo – dichiara l’assessora Chiara Maule – ma non dobbiamo dimenticare il tema dei senza fissa dimora dovrebbe essere una responsabilità provinciale”. Proprio per coordinare i vari enti esiste il Tavolo di solidarietà dove Comune e Provincia cercano di affrontare la questione, anche se non mancano le occasioni di attrito.

 

“Quest’anno – sottolinea Maule – ci siamo trovati a gestire più persone che vivono per strada. Nei mesi scorsi abbiamo fatto la nostra parte creando una soluzione tampone con l’ostello mentre la curia ha attivato Centochiavi, con la stagione invernale che si è conclusa le due strutture sono state chiuse ma ovviamente le persone non sono sparite e non hanno un posto dove dormire”. Infatti, le due strutture vennero aperte per far fronte all’inerzia della Provincia. La stessa assessora provinciale alle politiche sociali, Stefania Segnana, finì al centro delle polemiche dopo aver sostenuto che i posti letto messi a disposizione dalla Pat sarebbero stati sufficienti. Un’affermazione smentita dalle associazioni che lavorano in strada e dalla tragica scomparsa di Matiu, 57enne senza fissa dimora morto di freddo in un edificio abbandonato dove aveva cercato riparo.

 

Come se non bastasse oltre alle 25 persone che hanno perso il rifugio nell’incendio ce ne sarebbero almeno altrettante che sono in attesa di entrare in uno dei dormitori rimasti aperti, ma che chiuderanno a breve. Il numero esatto nemmeno Maule lo conosce: “Ne stiamo discutendo, il problema rimane e si aggrava ed è stato segnalato alla Provincia che detiene la competenza in materia. Stiamo cercando di capire se le strutture messe a disposizione durante l’inverno e  che ora vanno verso al chiusura  possano rimanere aperte per un tempo maggiore rispetto a quello preventivato”, conclude l’assessora. Nel frattempo però le persone che vivono per strada dovranno continuare ad arrangiarsi, nella speranza che da Piazza Dante arrivi almeno una proposta per trovare una soluzione.

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