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Sara Pedri, la famiglia: ''Dai vertici dell'Apss nessuna telefonata. Una grande mancanza umana''. L'appello ai colleghi: ''Parlate per abbattere il muro di omertà nata dal terrore''

"Vogliamo trovare il corpo di Sara", è una famiglia forte e profondamente unita quella della ginecologa Pedri scomparsa lo scorso 4 marzo. A otto mesi di distanza continuano le ricerche e anche la vicenda giudiziaria. L'appello: ''Ai tanti bravi professionisti che lavorano in ospedale chiediamo di non avere paura, di parlare, di abbattere quel muro di omertà nata dal terrore e dall'incapacità gestionale di questi anni. Solo in questo modo possono cambiare veramente le cose''

Di Giuseppe Fin - 07 November 2021 - 05:01

TRENTO. “Vogliamo ritrovare il corpo di Sara ma rivolgiamo anche un appello ai tanti professionisti bravi che oggi lavorano in ospedale: è importante fare squadra per buttare giù quel muro di omertà causato dal terrore e dall'incapacità di gestione e controllo dei vertici dell'Azienda sanitaria trentina”. Sono parole forti quelle pronunciate dalla famiglia di Sara Pedri. Una mamma, un papà, una sorella , un fratello e tanti amici e colleghi uniti difronte a un dramma che ancora oggi non può considerarsi concluso. 

 

Il corpo della giovane ginecologa scomparsa lo scorso 4 marzo, a otto mesi di distanza, non è stato ancora ritrovato. Le ricerche continuano e parallelamente anche la vicenda giudiziaria sta andando avanti. A fine ottobre la procura di Trento ha iscritto nel registro degli indagati per il reato di maltrattamenti l'ex primario di Ginecologia Saverio Tateo e la sua vice, la dottoressa Liliana Mereu.
 

Ed è un appello molto forte quello che la famiglia ora ha deciso di mandare a tutti i professionisti che lavorano in ospedale: “Parlate, abbattete quel muro di omertà creato in anni di terrore. Solo in questo modo si possono cambiare veramente le cose.  Oggi c'è una sensibilità diversa dovuta anche a Sara e non può andare persa”. 

 

Emanuela Pedri lei parla a nome di tutta la famiglia. Dal quattro marzo scorso Sara non è stata ancora ritrovata. Come state vivendo questo momento? Cosa vi aspettate? 

"Nei prossimi mesi, tra febbraio e marzo, quando le acque del lago di Santa Giustina si abbasseranno si faranno ricerche in profondità. Quella che viene portata avanti oggi è una perlustrazione superficiale. La nostra speranza è quella di ritrovare il corpo di Sara. Questo è il nostro obiettivo principale. Poi ci affidiamo alla Procura che ha seguito l'indagine ed è arrivata a iscrivere nel registro degli indagati i due professionisti. Ora siamo attesa di capire cosa deciderà il tribunale. Nulla di fermo. Attendiamo di ricevere una telefonata che ci dica che hanno ritrovato Sara".

 

In questi mesi sono nati anche dei sensi di colpa?

"I sensi di colpa ci sono nella famiglia ma immagino ci siano anche nei colleghi che la conoscevano e negli amici storici perché ognuno di noi si è interrogato a tal proposito e avrebbe voluto dire e fare qualcosa di più. È umano e comprensibile. E' stata una settimana a casa prima di tornare in Trentino e scomparire. Ci siamo tutti interrogati su cosa potevamo fare, sul fatto che avremmo dovuto trattenerla fisicamente.

E' un senso di colpa che però nasce oggi perché in quei momenti noi pensavamo di aver fatto tutto quello che si poteva fare . Non avevamo alcuna idea di quello che accadeva in ospedale. E non potevamo nemmeno immaginare le cose che abbiamo invece scoperto in questi mesi e che, se le avessimo sapute prima, ci avrebbero forse portati ad agire in maniera diversa, anche fermandola fisicamente.

Sono state tante le parole usate. Da tutti. Ognuno a modo sua ha aiutato Sara che essendo stata una ragazza che comunicava molto aveva fatto percepire il suo disagio senza però voler pesare sugli altri. Tutti quindi eravamo riusciti a capirlo ma pesare il problema era un altro discorso ed era difficile farlo anche per la sua famiglia perché non si sapevano tante cose. Nessuno pensava che sarebbe arrivata a un gesto estremo. Ci sono sensi di colpa che non potranno mai scomparire per tutta la vita".

 

Oggi sono molte le persone che si trovano nella stessa situazione di Sara. Ai loro famigliari, ai loro amici, cosa vi sentireste di dire?
A distanza di tempo sapendo oggi cosa è successo, consiglierei a chi si trova davanti ad una situazione similare di  parlare meno e di agire di più. Non spendere troppe parole perché i quei momenti sono inutili. Quando ci si trova davanti una persona malata, la nostre parole possono anche essere interpretate in modo sbagliato e non essere d'aiuto anche se pensiamo in quel momento giustamente di fare del bene.

 

E i colleghi di Sara?
"Ci sono state testimonianze che sono nate anche dai sensi di colpa nati però da una coscienza buona. Noi dei sensi di colpa ci li aspettavamo dai medici che avevano un potere dirigenziale e che avrebbero dovuto accorgersi che mia sorella non stava bene. Da loro non è arrivata nessuna telefonata per capire cosa fosse successo. Sono arrivate invece telefonate dai colleghi che si sono sentiti in difficoltà". 

 

Non avete mai avuto alcun contatto che i due dirigenti Tateo e Mereu?
"Non è mai arrivata alcuna telefonata. Tateo tra l'altro se ne era accorto di come stava Sara e che era molto dimagrita, a tal proposito Sara ci raccontò che un giorno in corsia il primario le avrebbe detto che se non si ripigliava non gli sarebbe servita a nulla. Da Mereu invece mi sarei aspettata qualcosa di più in quanto dirigente e donna. Invece nulla. La stessa cosa da altri dirigenti". 

 

Come vi siete spiegati questa mancanza? 
"Perché quando un dirigente lavora per anni con il solo obiettivo di raggiungere dei numeri imposti dai vertici, inizia a ragionare e a lavorare dando importanza solo a quelli. L'obiettivo primario erano i numeri e questo è andato a togliere l'attenzione alla capacità di gestire un team, all'aspetto umano. Il controllo da parte dei vertici aziendali è mancato come è mancata la capacità di capire se i dirigenti scelti fossero veramente capaci di gestire un team. A tal proposito al di là di accertarsi delle competenze tecniche, bisognerebbe fare dei test sulla personalità Soprattutto se si occupano dei ruoli dirigenziali.

 

 

I vertici dell'Azienda sanitaria vi hanno chiamato?
"L'unico che ha mandato un messaggio, non però direttamente alla famiglia ma alle forze dell'ordine, arrivato successivamente a noi, è stato il dottor Benetollo. Nient'altro. E' stata una grande mancanza umana e non intendiamo mettere in discussione l'aspetto operativo delle persone ma la parte umana che è mancata anche in tutti questi anni. I numeri hanno dato un risultato e l'incapacità di gestione umana ne ha dato un altro che ha pesato molto di più". 

 

Voi cosa vi sentireste di dire ai tanti colleghi di Sara che vi hanno contattato esprimendo un enorme disagio?
"Il cambiamento potrà avvenire non con un rimescolamento ma solo se ci sarà un vero e proprio smantellamento e smembramento della situazione attuale. Devono arrivare persone nuove con maggiori qualità umane. Ci sono tantissimi professionisti molto bravi in azienda , integri e che vogliono salvare il loro ospedale e il loro lavoro. E' fondamentale fare squadra e ribellarsi a un sistema che da anni va avanti. Oggi la sensibilità dovuta a Sara deve essere usata e non sprecata. Il nostro appello è rivolto ai professionisti che oggi hanno la possibilità di abbattere davvero quel muro di omertà generato negli anni dal terrore e dell'incapacità gestionale".   

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