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Strage di Stresa, Ghezzi: “Sicurezza prima priorità, due malfunzionamenti sono rarissimi ma dobbiamo prevedere questa eventualità, ne abbiamo visto il costo”

La presidente dell'Anef (associazione nazionale esercenti funiviari) spiega le modalità di controllo a cui sono sottoposti gli impianti: “Nessuno scherza sulla sicurezza"

Di Filippo Schwachtje - 25 May 2021 - 06:01

TRENTO. Quando domenica verso le 12 e 30 il cavo traente della funivia che da Stresa, dalle rive del Lago Maggiore, porta a quasi 1400 metri d'altitudine sul Mottarone si è spezzata (per cause ancora tutte da chiarire) un freno di emergenza sarebbe dovuto intervenire, bloccando la cabina sul cavo portante ed evitando così la tragedia che è costata la vita a 14 persone.

 

“In questo caso non abbiamo avuto un singolo malfunzionamento, ma due simultanei: un'eventualità al limite dell'imprevedibile” spiega Valeria Ghezzi, presidente dell'Associazione nazionale esercenti funiviari. Non si è ancora capito perché il freno d'emergenza non sia entrato in funzione, perché il cavo in acciaio si sia spezzato, ma secondo Leitner (l'azienda altoatesina che si occupa della manutenzione della struttura) nel corso dei vari controlli, l'ultimo sulle funi nel novembre 2020, non sarebbero mai emerse criticità.

“Le macchine possono rompersi, gli uomini possono sbagliare – dice Ghezzi – ma in questo momento è fondamentale ricostruire cos'è successo. A disposizione della magistratura ci saranno i registri di manutenzione, la scatola nera e il tecnico responsabile del buon funzionamento dell'impianto e della professionalità dei macchinisti. Gli impianti hanno sempre un doppio meccanismo di sicurezza, in questa tragedia però non abbiamo avuto un singolo malfunzionamento, ma due simultanei. E' rarissimo che due eventi concatenati e contestuali si verifichino, un'eventualità quasi imprevedibile, ma abbiamo visto il prezzo pagato e dobbiamo riuscire a prevenire ed evitare anche guasti di questo tipo”.

 

L'impianto di Stresa-Mottarone, racconta Ghezzi: “Era stato completamente revisionato tra il 2014 ed il 2016”. Un'operazione minuziosa, spiega la presidente dell'Anef, nella quale si smontano e rimontano, sostituendo ed ammodernando dove necessario, praticamente tutti i componenti della struttura. “Alla fine del processo – sottolinea Ghezzi – del vecchio impianto rimangono sostanzialmente solo i piloni”.

 

Nei quasi 2000 impianti presenti in Italia, ribadisce la presidente dell'associazione esercenti funiviari: “I controlli si effettuano su base giornaliera, settimanale, mensile e annuale. Poi ci sono le revisioni generali. Le operazioni sono numerose, scrupolose e non discrezionali, si segue alla lettera ciò che prescrive la norma nessuno scherza o lesina sulla sicurezza, è il punto principale su cui abbiamo centrato la nostra battaglia sui ristori e la base del nostro lavoro: le persone non salgono sulle funivie per andare al lavoro o per altre necessità, ma per divertimento, per svago”. E se viene a mancare la sicurezza di non incappare in incidenti, non può che venir meno anche l'attrazione per gli impianti a fune.

 

“Se vogliamo guardare alla storia – conclude Ghezzi – sono passati decenni dall'ultimo grave incidente, un lungo periodo in cui milioni e milioni di persone sono transitate giorno dopo giorno sugli impianti italiani. Questo dato dovrebbe dare un'idea di quanto questo settore sia sicuro e di come la sicurezza sia la prima priorità di tutte le aziende che operano nel campo”.

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