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Suicidio, Telefono Amico Trento: “Arrivate richieste d'aiuto da 13enni, con la pandemia impennata di chiamate”. A livello nazionale triplicate le segnalazioni

A livello nazionale l'arrivo della pandemia ha determinato un numero di segnalazioni a Telefono Amico Italia tre volte maggiore rispetto al periodo pre-Covid. Secondo la presidente del centro locale di Trento, Marialuisa Negri, sul territorio provinciale la situazione non è migliore e l'età media di chi cerca aiuta continua a scendere: "Nell'ultimo periodo sono sempre di più gli under 20 che si mettono in contatto con noi, sono arrivate addirittura segnalazioni da ragazzi di 13 o 14 anni"

Di Filippo Schwachtje - 13 September 2021 - 09:52

TRENTO. “I giovani hanno sofferto di più le restrizioni imposte dall'arrivo della pandemia: da marzo 2020 l'età media delle richieste d'aiuto che ci sono arrivate si è abbassata tantissimo e sono diverse le segnalazioni inviateci dagli under 20, addirittura da ragazzi di 13 o 14 anni”. Paura e incertezza per il futuro, mancanza di motivazioni e di speranze: sono queste secondo Marialuisa Negri, presidente di Telefono Amico Trento, le problematiche più comuni che spingono i più giovani a cercare aiuto dai volontari dell'associazione, attiva sul territorio provinciale dal 1977.

 

Dati, quelli relativi alla situazione in Trentino, che rispecchiano purtroppo una tendenza nazionale testimoniata, dice Telefono Amico Italia, da un numero di segnalazioni tre volte maggiore nel primo semestre del 2021 rispetto al periodo pre-Covid. “Telefono Amico nasce per aiutare persone con intenzioni suicide – dice Negri – ma nel tempo le nostre attività si sono allargate. Nel 2020 abbiamo ricevuto 2.524 chiamate, se contiamo solo quelle 'effettive', ovvero di una certa durata. Su queste circa 400 hanno riguardato più o meno direttamente problematiche legate a tendenze suicide”. Per il 2021 ancora non esistono dei dati a livello provinciale, dice la presidente di Telefono Amico Trento, perché i rendiconti finali vengono di solito svolti a fine anno.

 

Ma l'impressione, sottolinea Negri: “E' che il numero di segnalazioni sia aumentato tantissimo e che parallelamente sia sempre di più scesa l'età media di chi cerca aiuto”. Telefono Amico offre, oltre al servizio telefonico (02 2327 2327), anche la possibilità di contattare i volontari dei vari centri attraverso Whatsapp (324 011 7252) e il servizio mail (con form anonimo da compilare su www.telefonoamico.it) ed è proprio in quest'ultimo caso, spiega la presidente del centro locale trentino, che: “Paradossalmente si concentrano le richieste d'aiuto di giovani e giovanissimi, forse più a loro agio nell'aprirsi e nell'esplicitare i loro problemi nel completo anonimato di uno scambio di mail. Nell'ultimo periodo sono sempre di più gli under 20 che si mettono in contatto con noi, sono arrivate addirittura segnalazioni da ragazzi di 13 o 14 anni. Di norma a chiamare sono più spesso gli uomini, anche se la situazione si sta 'riequilibrando', mentre le donne comunicano più attraverso messaggi o mail”.

 

Per il 70 per cento infatti, le richieste d'aiuto all'indirizzo mail sono arrivate da ragazze sotto i 20 anni. “Su Whatsapp l'età media aumenta leggermente – sottolinea Negri – e poi ancora per quanto riguarda il servizio telefonico”. A livello generale però, con l'arrivo della pandemia e delle restrizioni imposte dalla diffusione del virus sono sempre più giovani le persone che si rivolgono a Telefono Amico per un sostegno. “Spesso non si rivolgono nemmeno ai famigliari – dice la presidente del centro locale di Trento – o perché pensano che a loro non importi o perché la problematica nasce proprio dal contesto famigliare di partenza. Quello che abbiamo rilevato in questa fase è una grande paura per il futuro, i giovani spesso non vedono prospettive, possibilità di cambiamento, non hanno motivazioni anche perché ritengono questo mondo fondamentalmente sbagliato”.

 

In questa situazione il suicidio spesso viene visto come l'unica possibile via di fuga da una serie di problemi che sembrano insormontabili. “Quando ci chiamano, o ci scrivono – spiega Negri – spesso i ragazzi ci raccontano di non sapere a chi rivolgersi. Escludono di norma genitori e coetanei ma anche i servizi offerti dalle scuole, come quello di sostegno psicologico, non vengono utilizzati perché la paura è che poi si possa venire a sapere dei loro problemi. Con noi invece l'anonimato permette di aprirsi, di esplicitare le loro paure. A quel punto per noi volontari il concetto fondamentale è l'ascolto, bisogna dimostrare di non aver paura della morte e creare un legame di fiducia”.

 

L'obiettivo è riuscire a capovolgere il punto di vista di chi cerca aiuto, di provare a trovare una via d'uscita diversa e una diversa prospettiva. “A partire dallo scorso anno, dall'arrivo della pandemia, molti disagi e fragilità per così dire 'latenti' sono usciti allo scoperto” continua Negri, e a farne le spese sono stati anche gli studenti universitari, spesso fuori sede, che si sono trovati a vivere fuori casa e lontano dalla famiglia. “Diverse chiamate sono arrivate anche da persone più adulte – conclude la presidente di Telefono Amico Trento – che tra lockdown e chiusure si sono trovate completamente isolate e hanno patito la mancanza di rapporti umani”. Attualmente a Trento sono attivi una ventina di volontari ma chiunque, dice Negri, può entrare a far parte dell'associazione: “Tutto ciò di cui c'è bisogno è la predisposizione all'ascolto”.

 

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