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Tampona un'auto e poi viene accusata di aver bevuto: ''Aveva mangiato i Mon chéri. Un processo lungo quasi 3 anni''

Siamo nella provincia di Ravenna e una donna, un'insegnante, si mette alla guida della propria auto per andare a cena con gli amici. Nel tragitto viene coinvolta in un incidente: tampona una vettura. Il tentativo di constatazione amichevole si prolunga e vengono chiamati a intervenire gli agenti della polizia municipale e i vigili del fuoco. La vicenda seguita dallo studio legale Maria Rosa Visintin di Trento

Di Luca Andreazza - 07 March 2021 - 21:19

TRENTO. Tradita dai Mon chéri, ma è stata assolta dall'accusa di guida in stato di ebbrezza. Dopo quasi tre anni la vicenda giudiziaria si è conclusa perché il fatto non sussiste. I fatti avvengono in Emilia-Romagna, ma a seguire l'intero iter è stato lo studio legale Maria Rosa Visintin di Trento.

 

Siamo nella provincia di Ravenna e una donna, un'insegnante, si mette alla guida della propria auto per andare a cena con gli amici. Nel tragitto, però, viene coinvolta in un incidentetampona una vettura. Il tentativo di constatazione amichevole si prolunga e vengono chiamati a intervenire gli agenti della polizia municipale e i vigili del fuoco.

 

In attesa dell'arrivo delle forze dell'ordine per i rilievi stradali, la signora mangia alcuni cioccolatini al liquore, diversi Mon chéri. Non sa ancora che proprio per un calo di zuccheri, inizierà un lungo iter processuale.

 

"Una volta giunti sul luogo dell'incidente - dice l'avvocata Maria Rosa Visintin - la pattuglia ha avviato tutti gli approfondimenti da prassi, compreso l'etilometro". La prima rilevazione segna 1.12 g/lla seconda invece si ferma a 1.02 g/l. Una violazione del codice della strada molto grave. "La mia cliente - evidenzia la legale - è rimasta sorpresa dall'esito del test e, nonostante il tentativo di chiarire il possibile equivoco, è finita a processo".

 

Gli effetti immediati sono il ritiro della patente, mentre il fermo del veicolo incidentato non veniva disposto, in quanto il mezzo non era di sua proprietà. Non solo, si apre anche un processo penale e arriva un decreto di condanna, puntualmente opposto. "Il giudice in fase di giudizio abbreviato, però, non era completamente convinto e così ha chiesto ulteriori accertamenti, come una perizia d’ufficio - prosegue Visintin - per approfondire la posizione e la condotta della mia cliente, accusata di guida in stato di ebbrezza".

 

Gli approfondimenti tecnici contenuti nella perizia evidenziano la possibilità che quei cioccolatini mangiati poco prima dell'arrivo della pattuglia potrebbero aver inciso in modo decisivo sull'esito del test alcolemico; vengono anche sentiti gli agenti intervenuti quella sera per i rilievi. "La polizia municipale - prosegue l'avvocata - ricorda che la signora non versava in stato di particolare agitazione o in atteggiamento confusionale per aver bevuto qualche bicchiere di troppo".

 

Ci sono voluti quasi tre anni di accertamenti, ma in questi giorni è arrivata la sentenza: l'insegnante è stata assolta dalla guida in stato di ebbrezza perché aveva mangiato una serie di cioccolatini al liquore. "I Mon chéri sono stati consumati solo dopo il sinistro e mentre attendeva che le forze dell'ordine effettuassero i rilievi. Il Gup del tribunale di Ravenna, dottor Andrea Galanti, ha correttamente assolto con formula piena l’insegnante che si è così finalmente risvegliata da un incubo", conclude l’avvocata Visintin.

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