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Una nuova solidarietà a partire dai territori: il seminario per fare di Trento una città per i diritti umani

Serve una nuova solidarietà a partire dai territori: oggi dalle 17.30 il seminario online organizzato da Yaku con la rete In Difesa Di, per fare di Trento una città per i diritti umani. L’intervista all'attivista colombiana, che chiede: “Tornate al nostro fianco per sostenere le comunità sotto attacco”. 

Foto Yaku
Di Francesca Caprini - 30 April 2021 - 15:26

TRENTO. Mentre le tragedie del mare e le diseguaglianze nei territori vengono esacerbate dalla mescolanza di crisi sanitarie, sociali ed ecologiche, costruire isole di resistenza e di promozione dei diritti diventa non solo auspicabile ma necessario. E farlo a partire dagli Enti Locali diventa una risorsa preziosa.

 

 Se ne parlerà oggi pomeriggio dalle 17.30 durante l’incontro internazionale online “Verso Trento Città In Difesa Di” (su piattaforma Zoom previe credenziali, e in diretta sulle pagine Facebook di Yaku e di In Difesa Di, e sul canale Youtube di Yaku), che proprio alla “Giustizia Globale” è dedicata e che si sforzerà – con un parterre di alto profilo, con ospiti dalla Colombia, dalla Spagna e dagli uffici dell’Unione Europea di Bruxelles -  di indagare la connessione fra i diversi piani della solidarietà internazionale, della forza propulsiva degli enti locali per la protezione dei diritti umani e di chi nel mondo li difende; ma anche quali i meccanismi europei siano già in atto per  ottemperare la dichiarazione del 1998 sui difensori dei diritti umani, che definisce difensora o difensore chiunque lavori, a livello individuale o insieme ad altri, per la promozione e la protezione dei diritti umani in modo nonviolento.

 

L’incontro – che l’Associazione Yaku organizza all’interno del percorso “Città In Difesa Di”, e che coinvolge il Centro Sudi Diritti Umani dell’Università di Padova, Terra Nuova e Un Ponte Per- in Trentino coinvolge le oltre 16 associazioni ed organizzazioni (ma sono in aumento) del Nodo Trentino In Difesa Di, che vanno dal Forum Trentino della Pace e dei Diritti Umani, al Centro Cooperazione Internazionale con OBCT, fino a Progetto Endangered Lawyers/Avvocati Minacciati, alla rete mondiale delle Università per i Diritti Umani Scholar At Risk, a tanti altri gruppi grandi e piccoli che da sempre di diritti si occupano, ma che hanno deciso di dare un impulso maggiore al termine “solidarietà” e di mettersi per questo in rete.

 

La prima parte dell’incontro “Verso Trento Città In Difesa Di” è stata venerdì 23 aprile e dedicata ad “Acqua diritto Umano” : incentrata attorno alla difesa dell’acqua come diritto umano ed ambientale, ha denunciato attraverso le parole di Padre Alex Zanotelli lo scandalo della quotazione in borsa delle risorse idriche, allacciando questo tipo di monetizzazione della vita, con la difesa dei diritti umani e la criminalizzazione della solidarietà, e guadagnandosi l’endorsement del sindaco di Trento Ianeselli che ha confermato che “Trento c’è”, dando così seguito alla mozione 658 di due anni fa, che ne aveva fatto la prima città Italiana ad essere al fianco delle persone difensore.

 

Bisogna dunque ripensare i meccanismi della solidarietà: a partire dalla collaborazione con i popoli di Paesi complessi e funestati dai conflitti come la Colombia, che hanno però una incredibile capacità di autorganizzazione dal basso (che noi qui in Italia ci sogniamo e che almeno, stiamo cercando con umiltà di imparare).

 

La Colombia oggi pomeriggio sarà uno dei due fulcri dei ragionamenti: con le testimonianze di chi ogni giorno affronta una delle tragedie umanitarie più feroci, ovvero il conflitto interno colombiano che lascia oggi almeno un/ una attivista ucciso ogni tre giorni (da sindacalisti, a giornalisti, a leaders comunitari ed indigeni, comunità LGBTI, chiunque insomma, si opponga al sistema repressivo ed estrattivista vigente).

 

E sarà proprio una protagonista della resistenza territoriale a raccontarcelo: Gloria Cecilia Orcuè Alvarez, referente  della Commissione Interecclesiale di Justicia y Paz – organizzazione impegnata da oltre 30 anni nell’accompagnamento in Colombia delle comunità nei luoghi di conflitto e nella costruzione di zone umanitarie e di biodiversità per la salvaguardia delle comunità indigene, contadine ed afrodiscendenti. 

 

L’abbiamo intervistata ieri mentre si trovava nella sede di JYP nella regione colombiana del Cauca, dove è stata ammazzata l’ultima defensora, a cui il Nodo ha dedicato l’incontro lo scorso venerdì: “La pandemia è stata strumentalizzata dal Governo del presidente Ivan Duque – ci ha raccontato - ed è diventata un’arma di controllo sociale da parte dell’esercito in molti territori contadini, indigeni ed afrodiscendenti: una pressione sulle comunità che va oltre la violenza fisica militare e che sfocia in forme di sudditanza psicologica, impedendo le pratiche di rafforzamento organizzativo delle comunità: vietate le riunioni  e gli incontri, ma la circolazione degli attori armati, quella invece continua indisturbata”. Gloria e Justicia y Paz stigmatizzano l’impossibilità di far circolare informazioni, della libera espressione e denuncia di quello che sta succedendo ne territori. “Uno sfida grande per Justicia y Paz e per le comunità per la difesa della vita, dei territorio, e dei principi organizzativi - continua Gloria - La pandemia mostra la totale assenza dello Stato per la dimensione sanitaria, resa ancora più difficile dall’impedimento di molti osservatori ed attivisti interazionali, che da più di un anno non possono lavorare al nostro fianco”. E racconta di luoghi come Puerto Buenaventura - il porto più grande del Pacifico - dove narcotraffico e paramilitarismo, favoriti dai megaprogetti e dalle multinazionali straniere che in quelle zone investono ampiamente, 

 

Insieme a Gloria, l’ampia pagina colombiana sarà arricchita dagli apporti di Francesca Nugnes di Peace Brigates International Colombia, e Simona Fraudatario del Tribunale Permanente dei Popoli, che si sta occupando della stesura della prossima sessione del TPP dedicata al Genocidio Colombiano. Nella seconda parte del seminario “Dagli enti locali all’Europa: azioni concrete per una città in difesa di” sarà tra gli altri  Laura Battistin – Head of Secretariat at ProtectDefenders.eu (EU Mechanism for Human Rights Defenders) – ad illustrarci i meccanismi che l’Unione Europea mette a disposizione  per la protezione di difensori di diritti umani in pericolo.

 

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